La solidarietà, un dono che riempie il cuore oltre le divisioni a Taranto un proficuo confronto tra Massoneria e Chiesa
Non deve destare
meraviglia, quindi, vedere seduti allo stesso tavolo, per un confronto sincero,
massoni e rappresentanti del clero, come accaduto martedì scorso a Taranto in
occasione del convegno “Le vie della solidarietà – Percorsi diversi per
un’unica umanità”.
L’iniziativa, organizzata
dall’associazione “Io sono contro” presieduta da Giuliana Cianciaruso, con il
patrocinio della Provincia di Taranto, del Grande Oriente d’Italia e del
Consiglio dei Maestri Venerabili di Taranto (gli interventi sono stati moderati
dal direttore di Taranto Buonasera Enzo Ferrari), ha messo a confronto
solidarietà laica e cristiana, con lo scopo di verificarne la sostanziale
concordanza. Perché quando bisogna recuperare la dignità umana, quando bisogna
aiutare chi è in difficoltà, quando bisogna donare il proprio tempo e praticare
le proprie emozioni, «evitando che si trasformino in rimozioni» per dirla con
Bisi, non vi sono differenze che tengano.
Dopo i saluti del
consigliere provinciale Antonio Cannone, delegato del presidente Giovanni
Gugliotti, e del presidente del Collegio Circoscrizionale dei Maestri
Venerabili di Puglia del GOI, Luigi Fantini, il responsabile degli Asili
Notturni “Umberto I” di Torino e il responsabile della Caritas diocesana di
Taranto, rispettivamente il Gran Maestro aggiunto del GOI Sergio Rosso e don
Nino Borsci, si sono misurati in un confronto sulla pratica della solidarietà.
Che è fatta di cose concrete.
Offrire un giaciglio,
abiti dignitosi, un pasto caldo, denti sani per poterlo consumare («un povero
ha 8 denti in meno di un ricco», ha ripetuto più volte Rosso), anche piedi
curati perché per chi vive per strada camminare è una parte importante della
giornata, sono azioni che istituzioni come Asili Notturni e Caritas offrono da
decenni, spesso in sinergia, mettendo da parte insegne e percorsi di natura
religiosa o filosofica.
A Torino si fanno 5mila
interventi l’anno, sono state fornite oltre 500 protesi dentarie (gli Asili
Notturni sono presenti anche a Taranto, con progetti mirati), numeri
replicabili dalla Caritas diocesana, dove l’esperienza trentennale di don
Borsci («con la comunità Airone – ha spiegato – abbiamo salvato centinaia di
ragazzi dalla tossicodipendenza, che ora sono inseriti a tutti i livelli della
società») si è riversata nell’opera quotidiana a sostegno dei poveri.
Solidarietà che, con
l’occhio del clinico Domenico Mazzullo, massone e psichiatra che ha partecipato
al convegno di martedì, resta un mistero insondabile. L’istinto di
sopravvivenza, infatti, dovrebbe essere più forte della tensione ad annullare
sé stessi per salvare gli altri. Eppure la solidarietà si pratica, anche se
meno di quanto se ne parli. E resta un mistero insieme al suo opposto, la
crudeltà: «Gli aguzzini nazisti – ha raccontato Mazzullo – facevano tiro a
segno con i corpi dei bambini prigionieri dei campi di sterminio, salvo poi
tornare dalle famiglie che vivevano vicino a quell’orrore, magari per curare i
fiori del proprio giardino».
Ecco perché, quando le
ombre della storia appaiono addensarsi nuovamente, bisogna ricorrere alla forza
della condivisione. «La nostra è un’umanità dolente – le parole del Gran
Maestro Bisi –, la solidarietà serve. Per questo ringrazio tutti i fratelli che
la praticano, qui a Taranto come altrove: dobbiamo essere nel mondo, dobbiamo
condividere, ricordando che prendere riempie le mani, ma donare riempie il
cuore».



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