Goffredo Palmerini, viaggiatore instancabile e curioso, ansioso di scoprire le perle del mondo
A Milano la
presentazione del suo libro “Grand Tour a
volo d’Aquila”, giovedì 17 gennaio, con Hafez Haidar
MILANO,
13 gennaio 2019 - Un nuovo libro del giornalista e scrittore giramondo Goffredo Palmerini. S’intitola “Grand Tour a volo d’Aquila”, ed è ricco
di cronache, commenti, personaggi, storie. Un libro interessante come i
precedenti. Palmerini non delude mai. Le sue opere catturano l’attenzione e la
tengono viva fino all’ultima pagina. L’ho sfogliato con l’intenzione di
rimandare la lettura al giorno successivo, ma già i primi capitoli mi hanno
preso e non mi sono più fermato: “L’Aquila, sette anni dopo il terremoto”;
“Constantin Udroiu all’Accademia di Romania: la retrospettiva del grande
artista scomparso”; “Una Radio per gli italiani a Londra”…; e poi le pagine su San Severo. Adoro quella città in
provincia di Foggia, avendovi frequentato il liceo classico Matteo Tondi, che
aveva pilastri come i docenti Casiglio, De Rogatis, Stoico, Ceci, e preside
Mancini. Conoscevo bene figure, strade, monumenti, palazzi gentilizi, cinema, conventi,
soprattutto quello confinante con la villa, rallegrata dagli urli di gioia dei
bambini, che invadevano la cella di padre Matteo, che trascorreva le giornate
tra meditazione e letture.
Erano gli anni in cui Tommaso Fiore vinceva il Premio Viareggio con “Un popolo di formiche” e tempo dopo il figlio Vittore, giornalista
e poeta, a San Severo, il Fraccacreta con “Ero
nato sui mari del tonno”; Fernando
Palazzi smaltiva la delusione per l’esito del Premio Viareggio, dove aveva
partecipato con il romanzo “Rosetta”,
senza essere sostenuto da quelli che lo avevano incoraggiato ad affrontarlo, e pubblicava
la nuova edizione del suo vocabolario; a San
Giovanni Rotondo prendeva corpo la “Casa Sollievo della Sofferenza,”
tenacemente voluta da San Pio… Erano
gli anni del miracolo economico, il Sud si salassava e la popolazione di Milano cresceva del 24,1 per cento e
quella di Torino del 42,6.
Con il suo stile scorrevole, efficace e
godibile Palmerini delinea San Severo
con brevi pennellate: “Un pregevole centro storico con importanti monumenti,
che l’hanno fatta riconoscere città d’arte. San Severo è una bella città posta
nel margine settentrionale della Puglia, tra il Gargano e il fiume Fortore,
nella Capitanata – della quale a suo tempo fu capoluogo – laddove confluivano
gli antichi tratturi della transumanza. Il centro storico, perimetrato dalle
antiche mura urbiche, conserva l’intricato impianto viario medievale”… E prosegue: “Bella e ampia la Cattedrale, con
fonte battesimale duecentesco e notevoli tele del Settecento, d’influenza
napoletana. Altro vanto della città è il Teatro municipale…”, dove quando c’ero
io si esibirono fra i tanti il cantante partenopeo Giacomo Rondinella, che allora per molti era un divo; l’attore Guglielmo Inglese, gli studenti del
locale liceo classico con “Mister Brandi”, una commedia scritta da un maestro
elementare del luogo.
In un capitolo di “Grand Tour” l’autore ricorda la XV edizione (svoltasi, come sempre
a San Severo, nel 2016) del Premio
giornalistico ispirato a Maria Grazia
Cutuli, l’inviata del “Corriere della Sera” assassinata in Afghanistan il 19 novembre del 2001,
sulla strada da Jalalabad a Kabul, assieme al collega del “Mundo” Julio Fuentes e a due inviati della
Reuters. Ricorda il profilo professionale della giornalista, laurea in
filosofia con il massimo dei voti e lode all’università di Catania, e del
Premio, che, organizzato dal Centro culturale “Luigi Einaudi”, del luogo, ha il
patrocinio dell’Unesco, dell’Unicef e della Regione Puglia; elenca i
giornalisti che di quel riconoscimento sono stati insigniti, tra cui Hafez Haidar,” candidato al Premio
Nobel per la Pace, giornalista, poeta e romanziere, docente di Lingua e
Letteratura Araba presso l’università di Pavia, considerato uno dei maggiori
studiosi delle religioni, libanese per nascita e italiano d’adozione…
Suggerisco a tutti “Grand Tour”, che porta per mano il lettore attraverso più di 300
pagine. Nella sua presentazione Hafez
Haidar dice che Goffredo “riesce a cogliere i benevoli frutti delle vicende
degli uomini e delle donne e a mettere in risalto le loro opere di vita e di
pensiero. In veste di ambasciatore della propria terra e di convinto
sostenitore della necessità del dialogo e della benefica contaminazione
culturale tra i popoli, ci presenta un’altra Italia, sorgente di luce e
conoscenza per tutti coloro che amano il dialogo e credono nei valori fondanti
della pace e dell’amore…”. Viaggiatore instancabile ed entusiasta, avido,
curioso, ansioso di scoprire le bellezze del mondo e di esaltare la tenace
volontà degli uomini di affermarsi ovunque si siano trapiantati, superando
sacrifici e ostilità, ignorando insulti, il rifiuto, spesso il disprezzo. Palmerini
ama andare verso l’altro.
“E’
uno dei figli più affermati e prestigiosi di quella terra meravigliosa, che è
l’Abruzzo - parole di Tiziana Grassi
nella prefazione -, coraggiosa e indomita verso cui lo scrittore riversa tutto
il suo amore a partire dall’Aquila… Quel sentimento lo estende a tutto il nostro
Paese, anzi il Belpaese, come lui lo chiama. “Con grande gioia esprimo, da
aquilano, plauso ed emozione per l’Oscar conferito a Ennio Morricone dall’Academy
of Motion Picture Arts and Sciences a Los Angeles per le musiche del film “The Hatefun Height” di Quentin
Tarantino…Diverse volte Morricone è stato all’Aquila per dirigere
applauditissimi concerti, nel giorno memorabile della cittadinanza onoraria,
come nell’immediatezza del tragico terremoto del 2009 la sua visita alla città
ferita”. Oltre che scrittore di grande qualità, Goffredo Palmerini è un cronista avvincente.
Dall’Aquila al Salento: colori, sapori e grazia di una terra di cultura. “Lasciato
con mia moglie Metaponto, un mare di perla, e la vasta pineta litoranea alle
nostre spalle, la superstrada jonica ci porta a Taranto, città ricca di storia,
purtroppo ferita dai guasti ambientali di una grande industria siderurgica non
ancora risanati…”. Durante il percorso, tra ulivi, vigneti, frutteti, avverte
l’odore del mare già quando la strada sta per sfiorare la costa intorno a Porto Cesareo. Destinazione finale, Galatone. E’ stata la cultura a spingerlo
sin lì: il Premio Galatone Arte e il Premio letterario “Città del Galateo”. Le
espressioni dell’anima stimolano Palmerini a intraprendere viaggi vicini e
lontani, oltre alle condizioni delle persone che per necessità hanno
abbandonato la propria culla, pur rimanendogli legate come ricci allo scoglio.
E per un’edizione speciale del Premio Antonio Zimei per agli Abruzzesi
dell’anno all’estero, “a personalità che si sono particolarmente distinte
onorando la propria terra d’origine”, corre a Pescara, e racconta la manifestazione e l’emozione che prova ogni
volta che entra nella sala “La figlia di Jorio”, al primo piano del Palazzo
“che insieme a quello del Comune fa da quinta a piazza Italia”.
I “reportages”, come quello dagli Stati Uniti
(le tre intense giornate di Washington)
sono il tessuto di “Grand Tour” di
Palmerini, uomo colto, sensibile, generoso; giornalista scrupoloso, rispettoso
dei dettagli; scrittore delicato, che si fa leggere con molto piacere. Pensa in
auto, scrive in aereo, nella camera di un albergo, abbozza mentre pranza o cena
al ristorante, a Little Italy o altrove, ovunque vada per un congresso, per incontri
con letterati, pittori, scultori, politici, gente comune, raccogliendo storie
da snocciolare in riviste e giornali anche esteri, come “La Gazzetta”
brasiliana, “La Voce” canadese, “America Oggi” di New York ed altri ancora. Ha
contatti con direttori di quotidiani e settimanali, capi di governo, luoghi… E’
ricco di esperienze e competenze; ha una gran voglia di fotografare i paradisi
terrestri in cui s’imbatte mettendoli a disposizione degli amici e non solo. E’
abile come fotografo: usa l’obiettivo come un cacciatore d’immagini professionista.
“Il libro è qui davanti a me – scrive Gianfranco Giustizieri – a pagina 322
di ‘Grand Tour’. La sensazione derivante dal fruscio delle pagine, l’odore
della carta, il piacere personale di ritrovare la scrittura di Goffredo
Palmerini nel suo ‘Italia nel cuore’, One Group Edizioni, l’Aquila 2017 in
aggiunta alla bella manifestazione per la presentazione e l’occhio che si
sofferma subito sulle pagine 181 e 182, prima di ogni altra lettura: il ricordo
di Adolfo Calvisi. E’ un coinvolgimento immediato, emotivo e razionale…”.
Scomparso a 98 anni all’Aquila, Calvisi era “un maestro nella scuola, nella
politica e nelle istituzioni… Rigoroso, determinato nelle scelte… spiccata
sensibilità nel campo sociale. Fu sindaco di Fossa, sua città natale, amministratore
dell’Ospedale San Salvatore…”. Figura esemplare, come le altre che Goffredo Palmerini espone nelle sue
opere. “Grand Tour a volo d’Aquila”,
One Group Edizioni, verrà presentato a Milano
il 17 gennaio, alle 18, presso la sala incontri dell’antica Caffetteria
Passerini in via Spadari, in un evento dove oltre all’autore interverranno Angelo Dell’Appennino, Francesco Lenoci, Valentina Di Cesare, Hafez
Haidar, scrittore e poeta, candidato al Premio Nobel per la Letteratura e
già candidato al Nobel per la Pace.









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