Il coronavirus e la polis, un territorio inesplorato

 


Il coronavirus e l’italia. La politica è arte della mediazione e del confronto e una forza politica democratica assolve il suo ruolo a prescindere che sia al governo o all’opposizione.

Lo squallido teatrino delle discussioni parlamentari, sulla vicenda coronavirus, mostra in palese evidenza il basso livello raggiunto in Italia.

I non più giovani come lo scrivente ricorderanno l’emergenza mondiale dell’Austerity del 1973. Se volete, l’arco temporale quasi identico, dal novembre del 1973 fino all’aprile del 1974. La causa scatenante fu la chiusura del Canale di Suez, diventato impraticabile con le guerre arabo-israeliane tra il 1967 ed il 1973. Le petroliere dovevano circumnavigare il continente africano. Poi ci furono l’aumento delle royalty dei paesi mediorientali produttori di greggio e l’embargo di questi paesi contro L’Europa e Usa.

Quale fu il risultato? Divieto di circolazione per la domenica, un milione di lire di multa per i trasgressori. Furono bandite le insegne luminose animate e di grandi dimensioni, che peraltro dovevano rimanere spente per un lungo periodo. . La velocità sulle strade venne limitata a 100 km/h sulle strade extraurbane e 120 km/h sulle autostrade. La crisi sensibilizzò il pubblico sull’eventualità non troppo remota dell’esaurimento delle risorse energetiche, al punto da paventare un ritorno alla civiltà preindustriale. Quindi anche turbe psicologiche. Ovviamente ci furono difficoltà di approvvigionamento per la spesa, anche alimentare per i beni soggetti a trasporto. In tutto questo periodo colpisce il fatto che il partito comunista, che era all’opposizione, aderì alla proposta di una regia comune contro la crisi, senza fare polemiche o usando il disagio delle persone per creare consenso. Perchè questo modo di fare era considerato, in quei tempi, sciacallaggio politico e fuori dall’ordine delle idee della politica.

Venendo all’oggi, in una situazione ancora più grave in cui è la vita stessa delle persone è in pericolo, ascoltare il dibattito parlamentare viene il disgusto. E qui non si vuole prendere lo spunto per difendere il governo, ma va tenuto presente che le pesanti decisioni assunte da febbraio 2020, limitative della libertà individuale sono state prese quando i malati in terapia intensiva erano 4500, mettendo a rischio default il sistema sanitario e gli attivi tra ricoverati e a casa erano 110 mila. E’ four di dubbio ancora che l’azione dell’Italia è stata apprezzata proprio per non fare la fine di Usa e Brasile che, non gestendo bene all’inizio la pandemia, com’è stato fatto nel nostro paese, ora sono nel pieno del picco e non sanno che fare. Non si può certamente seguire un rappresentante di un partito all’opposizione che dice il 27 febbraio aprire tutto, smentirsi esattamente un mese dopo dicendo: “Ho sbagliato”. Parlare ieri usando come fonte un primario che lui conosce, mentre un rappresentante del governo cita un importante ente di ricerca inglese riportato dalla rivista scientifica Nature – capite le diverse fonti? Di cosa si parlava in quella ricerca? Del bel lavoro fatto dall’Italia. Siamo Italiani! RDG

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