La crisi dei vaccini in un opaca situazione di stallo
Di Erasmo Venosi
La solita commedia di palleggio delle responsabilità e omissione di azioni efficaci, per tentare di risolvere problemi vitali.
Il riferimento è ai ritardi di fornitura vaccini da parte di Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Era noto che AstraZeneca nella sperimentazione clinica ha avuto dei problemi.
Due gli errori a quanto si sa : 1) dose sbagliata nel senso, che la mezza dose ha avuto una efficacia maggiore della dose intera;
2) la seconda dose è stata somministrata ad alcuni dopo 4 settimane e ad altri dopo 9 settimane. Evidente che i risultati non sono confrontabili. Che cosa farà l’autorità europea di regolazione EMU?
Farà ripetere la sperimentazione? Si pronuncerà senza problemi il 29 di questo mese ? Infine un altro elemento poco trattato, AstraZeneca ha sottoscritto un accordo con i russi di Gamaleya Research Institute , che è il Centro nazionale di ricerca per l’epidemiologia e la microbiologia. Realizzeranno un programma di sperimentazione clinica, per valutare la sicurezza e l’immunogenicità della combinazione di AZD1222, sviluppato da AstraZeneca e Università di Oxford e Sputnik V, sviluppato dall’Istituto, russo di ricerca Gamaleya.
Entrambi i vaccini si basano su un adenovirus. Sputnik V è stato approvato a Mosca e avrebbe, secondo i russi un’efficacia del 91,4%. La sperimentazione prevede la somministrazione dei due vaccini a persone con più di 18 anni. Infine proprio ieri, l’Autorità europea EMU ha segnalato la limitatezza degli studi sugli anziani e molto probabilmente un no di Ema, a usare il vaccino per chi ha più di 55 anni. AstraZeneca ha come evidenziato problemi del vaccino, accordi commerciali con i russi e il taglio del 60% delle forniture crea immensi e gravi problemi all’Italia. Significa per l’Italia avere 16,45 milioni di fiale in luogo delle 40,38 sottoscritte.
Pfizer ha denunciato la riduzione delle forniture, che nel contratto sottoscritto dall’Italia ammontano a circa 27 milioni di dosi e con Moderna altri 10,7 milioni di dosi e altri problemi. Restano i vaccini Sanofil (40,38 milioni di dosi), Curevac (32,8 milioni di dosi) entrambi disponibili non a breve e quello di Jhonson & Jhonson. Sarà quest’opaca situazione di stallo ad aver indotto il commissario Arcuri AD di Invitalia, a entrare nel capitale sociale della biotech ReiThera acquistando il 30% del capitale sociale. Trasferite inoltre a ReiThera 41,2 milioni a fondo perduto e 7,8 di finanziamenti agevolati.
La società ha superato la fase 1 della sperimentazione clinica del vaccino italiano (GrAd-CoV-2). Resta assurdo e solo per motivi vergognosamente ideologici , l’atteggiamento della Commissione UE, in un’Europa con 705.000 morti, 33,5 milioni di contagiati, più circa 100 mila morti del Regno Unito e che alla presenza di un evidente, pericoloso combinato disposto di nazionalismo vaccinale e massimizzazione dei profitti non attiva le cosiddette clausole Trips del WTO ( Organizzazione Mondiale del Commercio) sulle licenze obbligatorie.
Una clausola di difesa della proprietà intellettuale che autorizza gli Stati a produrre direttamente i farmaci salvavita in una situazione di pandemia. Si contesta tale soluzione almeno in Italia con un’argomentazione tutta da verificare , come l’incapacità impiantistica e strumentale degli impianti nel produrre i farmaci. Sono convinto che il dogma del libero mercato e della tutela della concorrenza impedisce a questa Unione Europea di assistere impune ai morti da Sars Cov 2 e delegare a soluzioni giuridiche lunghissime l’acquisizione dei vaccini in quantità congrue. Soluzione TRIPS , ancor più giustificata dal “ fallimento” dell’iniziativa COVAX ( Covid 19 Global Vaccine Access Facility) lanciata 7 mesi fa da OMS e coinvolgendo anche 90 paesi in via di sviluppo non in grado di pagare i costi del vaccino.

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