EMERGENZA BRINDISI: “NO” AL PROTOCOLLO DELLA RESA, APRIRE UNA VERTENZA TERRITORIALE

LA DENUNCIA
La bozza del protocollo di intesa fra i vertici della Regione Puglia, delle Amministrazioni locali e dell'Enel (della quale si è avuta notizia ufficiosa nei giorni scorsi) reca l'inconfondibile impronta di concezioni in aperto contrasto con gli interessi e le aspirazioni del nostro territorio. Se una tale bozza dovesse, nei suoi contenuti essenziali, diventare un documento sottoscritto dai massimi esponenti dei citati enti territoriali, ci verremmo a trovare di fronte a una svolta rinnegatrice delle politiche di cambiamento che tante speranze avevano acceso nelle nostre popolazioni dopo il naufragio, fra fallimenti e scandali, di gestioni della cosa pubblica che avevano condannato la nostra comunità ad un destino di sottosviluppo e di sistematica lesione di diritti fondamentali.
La firma di tale protocollo sarebbe invero il seppellimento dei progetti animati dalle idee-guida "città d'acqua", "sviluppo sostenibile" e "per una Puglia migliore" rispettivamente avviate in questi anni dal Comune di Brindisi, dalla Provincia di Brindisi e dalla Regione. Progetti fra loro diversi ma accomunati dalla scelta di sottrarre finalmente Brindisi a logiche che ne avevano fatto una terra di conquista privata di qualsiasi autonomia e segnata dal sottosviluppo con la conseguente piaga della disoccupazione e da gravi aggressioni ambientali con incalcolabili danni alla salute dei cittadini.
L'ANALISI
La bozza di protocollo in questione risulta totalmente inaccettabile ed addirittura provocatoria in alcuni passaggi come quando, parlando genericamente dell'intera regione ma riferendosi sostanzialmente (tenuto conto del testo e dei firmatari) all'area di Brindisi, dice che "Enel, considerati i contenuti del Pear, identifica nella Regione Puglia un territorio particolarmente adatto alla realizzazione degli interventi previsti nel proprio programma Ambiente e Innovazione". L'Enel quindi, ente responsabile della inquinante megacentrale di Cerano, si spinge baldanzosamente a scegliere Brindisi come area privilegiata dei suoi "interventi" che finiscono per essere "la realizzazione e lo sviluppo di progetti integrati di produzione di energia elettrica e calore da fonti rinnovabili (biomassa e fotovoltaico) che consenta l'utilizzo dei terreni lungo il nastro trasportatore della centrale Federico II" e l'utilizzo "di combustibile CDR (e/o CSS) nella centrale Federico II per un ammontare non superiore a 70.000 t/anno". Si tratta cioè di realizzare, con forte aggravio del già pesantissimo impatto ambientale, il progettato megaimpianto fotovoltaico di 72 Mw per un'estensione di 140 ettari adiacente al nastro trasportatore della centrale di Cerano e di bruciare nella stessa centrale non meno di 70.000 tonnellate di CDR all'anno con danni aggiuntivi per la salute delle persone e per l'ambiente.
Ma il capolavoro della sua chiusura ad ogni concessione la bozza lo realizza con i passaggi che eludono ogni impegno dell'Enel sulla questione fondamentale relativa alla riduzione del carbone bruciato nella centrale di Cerano. Si legge infatti nello scritto che "Enel assume l'impegno di riduzione delle emissioni di CO2 rivenienti dalla centrale Federico II nella misura del 10% procedendo ad una proporzionale riduzione del carbone". L'impegno – a ben vedere – riguarda quindi solo la riduzione delle emissioni di CO2, notoriamente sottratte di fatto ad efficaci verifiche per l'inadeguatezza dei controlli pubblici denunciata dagli stessi organi preposti a tale servizio. E non basta perché, secondo la bozza, la riduzione del combustibile dovrebbe essere genericamente "proporzionale" all'indicato obiettivo il quale non viene assunto come specifico e concreto impegno ma diventa solo, per l'inequivocabile significato dell'aggettivo usato, una grandezza o un termine di riferimento. "Le parti – è detto ancora nella bozza – si impegnano a conseguire un'ulteriore riduzione del 5% di CO2 mediante una serie di attività collaborative" e cioè essenzialmente con la "compensazione" dell'energia da fonti rinnovabili e, come sopra detto, con l'utilizzo del combustibile CDR la cui innocuità non risulta sorretta da alcuna garanzia scientifica fondata su valide e affidabili sperimentazioni. Nessuna concreta, precisa e controllabile riduzione quindi dei danni all'ambiente e alla salute dei cittadini, neppure nella risibile e assolutamente incongrua misura minimale  prospettata con formule simulatorie, ma una crescita esponenziale di tali conseguenze pregiudizievoli.
Qualche annotazione ancora per sottolineare l'evanescenza e la strumentalità delle sbandierate iniziative di studi e di ricerca dell'Enel nonché delle "potenziali ricadute dirette e indirette sull'imprenditoria locale connesse alla realizzazione degli impianti dimostrativi" e ad altre iniziative. Ma davvero si può pensare di affrontare il grave problema dell'abbattimento della CO2 con l'impianto, sostanzialmente inutile, approntato a tale fine dall'ENEL ed osannato per la sua pretesa efficienza il quale – va precisato – comporterebbe onerosi costi anche per il successivo trasferimento in lontani giacimenti petroliferi dismessi? La bozza contiene poi la pretesa di impegnare le amministrazioni interessate "nel rispetto delle procedure di legge a rilasciare le autorizzazioni necessarie di propria competenza" come se, ad avviso dei redattori del documento, il rilascio delle autorizzazioni amministrative, vincolate alla sussistenza di precisi presupposti e condizioni di legge, fra le parti potesse essere oggetto di contrattazioni fra le parti.
Un cenno infine ad una clausola che prevede un "accordo di riservatezza" non limitato solo a "tutte le informazioni tecniche, finanziarie e relative a know-how" ma esteso anche, come si legge nel testo del "protocollo", a tutti i suoi contenuti. Una clausola che la dice lunga sulla cultura democratica degli autori della bozza e sulla distanza che li separa dalla consapevolezza del dovere che le istituzione pubbliche (e non solo esse) hanno di informare i cittadini e di favorire la loro partecipazione a scelte di vitale importanza per le loro comunità.
Riportiamo qui di seguito un prospetto particolareggiato con l'indicazione dei punti salienti della bozza del protocollo e con la sintetica esposizione dei nostri rilievi e delle connesse deduzioni :
Punti salienti della bozza
Rilievi
Deduzioni
Art. 1
Si conviene "di instaurare un rapporto di collaborazione che avrà durata dalla data di sottoscrizione sino al 31.12.2018"
Una qualsiasi convenzione non può prevedere un così lungo tempo
Una durata congrua, per controllare con efficacia gli adempimenti dovuti, si ritiene sia quella massima di tre anni.
2.1
Premessa
Non viene proposta alcuna reale riduzione della quantità di carbone
Si rende necessaria operare la scelta di ridurre l'uso del carbone in quantità non inferiore al 25%, rispetto al 2004, senza compensazioni.
2.1.2
 a)Copertura del carbonile


 b) Miglioramento del                          rendimento
Tale opera era stata già concordata. Vedi nota Enel del 06/04/2007

Non viene specificata l'entità
L'impegno già assunto deve essere subito portato a termine a prescindere dalla bozza di protocollo.
Interventi  strutturali atti a realizzare il miglioramento fino al 45% nonché impiego di carbone con maggiore PC come nella centrale di Torrevaldaliga nord (Civitavecchia)
2.1.3
Riduzione degli inquinanti
Attualmente il carbone utilizzato non risulta con basso tenore di  zolfo
Impiego di carbone con contenuto di zolfo compreso fra 0,25 e 0,30%
2.2  Si prevede una riduzione della CO2 (si fa riferimento al PEAR stabilendo una riduzione del 15%)

La delibera della Giunta Regionale del 8/5/2007 n° 827 stabilisce una riduzione del 25% entro 10 anni
Il D.L.vo del 4/5/2006 prevedeva tassativamente il limite di t/anno 8.572.422 entro il 2012
2.2.1
a)Riduzione della  CO2




b)Riduzione del carbone

Si prevede una riduzione entro il 2011 del 10% di 15.777.355 ton, per cui la quantità emessa dovrebbe passare a 14.199.619 tonnellate
La riduzione  del carbone si prevede solo in maniera "proporzionale" in realtà non quantificandola

Il D.L.vo del 4/05/2006 stabilisce che la quota per la centrale Federico II, nel 2011 sia di 9.143.446 ton

La riduzione della quantità di carbone non deve essere proporzionale a quella della CO2
2.2.2.
a)Riduzione della COcompensata da fonti rinnovabili


b)Compensazione con CDR
Viene previsto il 5% di 15.777.355 (che corrisponde a 788.400 ton.) e non vengono indicati i corrispondenti  MW  non prodotti da fossile
Tale proposta è di difficile attuazione in quanto prevede una superficie adiacente al nastro trasportatore non quantificata e soggetta alla disponibilità degli agricoltori.
L'utilizzo del CDR come fonte energetica comporterebbe maggiori problemi di inquinamento e del relativo monitoraggio ambientale. Inoltre vi sono ampi dissensi politici, istituzionali e sociali.
2.3
Programmi di ricerca per la riduzione del rilascio in atmosfera del CO2




Si citano sistemi sperimentali per la cattura e sequestro della CO2 che sono
. fortemente energivori ;
. di dubbia efficacia su una           centrale di tale taglia in quanto ancora sperimentali; 
. sposterebbe il problema delle emissioni in siti geologici che diventerebbero discariche sotterranee di CO2 di cui non si conoscono gli effetti collaterali
L'unica concreta riduzione della CO2  deve essere legata alla riduzione effettiva del carbone che come abbiamo innanzi riportato si indica nella misura del 25%


2.5
Risparmio energetico

Iniziative educative delegate alla società energetica
L'opera di una corretta divulgazione, educazione e sensibilizzazione al risparmio energetico non può essere affidata alla società elettrica per di più gestore di una centrale termoelettrica a bassissima efficienza energetica


LA PROPOSTA
Ciò premesso, riproponiamo con ogni determinazione le linee essenziali delle nostre analisi e del nostro impegno:
·         Brindisi sta vivendo una vera e propria emergenza ambientale con gravi attacchi al diritto al lavoro e al diritto alla salute, due articolazioni del diritto primario alla vita vale a dire ad una "esistenza" che deve essere, come dice la Costituzione, "libera e dignitosa". Questa emergenza non è stata finora in alcun modo affrontata con misure concrete ed anzi il nostro territorio risulta sempre più esposto al rischio di pesanti peggioramenti provocati dal tentativo di portare ad attuazione il progetto del rigassificatore e la selvaggia proliferazione degli impianti fotovoltaici; 
·         Brindisi ha dato e dà un enorme contributo, anche con costi umani drammatici, all'esigenza energetica del Paese sicché non sono ammissibili in questo settore iniziative di qualche rilievo per la produzione di energia rinnovabile che non siano precedute da precisi e ineludibili impegni di consistenti riduzioni di energia prodotta da fonti fossili, ulteriori rispetto alla riduzione del 25% più avanti menzionata;
·         avevamo chiesto e continuiamo a chiedere un incontro fra i vertici delle Amministrazioni locali e della Regione Puglia per mettere a punto misure adeguate alla gravità della situazione brindisina nel suo complesso. Un incontro, aperto poi ad una effettiva partecipazione democratica per l'esame di tutti i problemi dell'emergenza che affligge il nostro martoriato territorio esposto persino, secondo le affermazioni del presidente della Commissione Antimafia Pisanu, a rischio di infiltrazioni mafiose nel settore del fotovoltaico. La nostra proposta è stata finora disattesa mentre c'è stato un vertice di tutt'altro genere che, a quanto si apprende, si è concluso con un'intesa di massima sulla bozza del citato protocollo. Un accordo che ha tutta l'aria di essere un esito definitivo della trattativa sicché le ventilate consultazioni successive di associazioni e sindacati sarebbero solo una trascurabile formalità. E lo diciamo ricordando le dichiarazioni del presidente Ferrarese il quale ha voluto precisare che l'intesa raggiunta potrà essere modificata solo per "qualche piccolo dettaglio";
·         è assolutamente indispensabile ribadire l'esigenza di una riduzione di almeno il 25% della quantità di carbone bruciato nelle centrali rispetto alla quantità utilizzata nel 2004 senza alcuna compensazione: richiesta fatta propria dal presidente Vendola e ribadita pubblicamente durante un suo intervento a Brindisi. Impegno questo in mancanza del quale la firma delle convenzioni finirebbe solo per legittimare la rigida e riottosa politica dell'Enel. Convenzioni che dovrebbero prevedere anche un adeguato potenziamento del controllo pubblico sugli impegni assunti senza il quale ogni impegno da parte delle società elettriche rischia, come la storia insegna, di restare sulla carta, e sanzioni nel caso di inadempienze. Sono inoltre necessari investimenti che assicurino una maggiore efficienza degli impianti e che, unitamente all'impiego di carbone con un minore tenore di zolfo, possano favorire un miglioramento delle condizioni ambientali. Va poi ricordato che la copertura del carbonile, la costruzione del molo carbone, la sigillatura del nastro trasportatore e la forestazione del nastro trasportatore con alberature idonee alla fitorimediazione dei terreni inquinati, sono adempimenti cui a vario titolo l'Enel era ed è tenuta;
·         Il Presidente Ferrarese ha affermato che nella nostra provincia risultano già autorizzati 750 Mw di impianti fotovoltaici e ulteriori 800 Mw risultano richiesti. Tra l'altro sempre nella nostra provincia da parte della società Green Power (Enel) e della società 3M Energia (gruppo Zamparini) sono stati presentati nelle competenti sedi i progetti di due enormi impianti fotovoltaici: quello dell'Enel da 72 Mw e, l'altro, della 3M da 300 a 500 Mw. Per quest'ultimo progetto è di questi giorni la notizia di un accordo concluso dalla società 3M Energia con i proprietari dei terreni a ridosso della centrale e del nastro trasportatore per la cessione delle aree destinate ad ospitare il mega impianto. Ma c'è di più perché sull'intero territorio provinciale si moltiplicano iniziative per la costruzione di impianti fotovoltaici ed eolici di varia entità sulla base di convenzioni con privati che in vario modo vincolano a tale fine l'utilizzo di terreni agricoli. Un affollarsi quindi di iniziative che in diversi casi, secondo gli allarmi lanciati anche dal Presidente della provincia Ferrarese, potrebbero nascondere accordi illeciti intesi a far passare come autonomi impianti realizzazioni in realtà fra loro collegate e risalenti a centri unitari di interessi aziendali. A fronte dei 164 Mw previsti per la provincia di Brindisi sono state presentate richieste di impianti fotovoltaici per centinaia di MW con la conseguenza che, se venissero rilasciate tutte le relative autorizzazioni, ci verremmo a trovare di fronte ad una "invasione barbarica" con grave danno per la nostra agricoltura e il paesaggio.
È allora necessaria una normativa nazionale e regionale che preveda discipline differenziate in rapporto alle diverse situazioni territoriali dal momento che è illogico ed ingiusto trattare allo stesso modo realtà che, come la provincia di Brindisi, hanno dato e danno un enorme contributo alla produzione di energia del Paese subendo gravi impatti ambientali ed aree che non versano in tali situazioni. Ed a tale riguardo si deve precisare che le regolamentazioni locali non sono sufficienti come è dimostrato da diverse pronunce giudiziarie. L'esigenza di tale normativa differenziata interpella perciò la responsabilità del Governo, del Parlamento, della Regione Puglia e delle forze politiche ad ogni livello. In realtà locali come la nostra va perciò esclusa la realizzazione di megaimpianti  o comunque di apprezzabili dimensioni mentre occorre puntare sulla "microproduzione" secondo il progetto "il fotovoltaico sui tetti". Sarebbe quindi auspicabile che nelle more si procedesse alla sospensione di tutti i progetti presentati nella provincia;
·         siamo venuti a conoscenza che il presidente della Regione Puglia Vendola ha inviato al presidente della Provincia Ferrarese la seguente nota: "Apprendo da fonti di stampa della tua preoccupazione relativa ala proliferazione di impianti di produzione di energia elettrica da fotovoltaico nella provincia di Brindisi. Come sai, condivido le tue riserve  in ordine agli eccessi al ricorso di tali tecnologie, specie quando si trasformano in sottrazione di porzioni rilevanti di suoli all'agricoltura e quando ledono i valori paesaggistici del territorio pugliese. Per tali ragioni, ti prego di farmi conoscere nel dettaglio ogni utile notizia che consenta all'Amministrazione regionale di intervenire al riguardo, anche al fine di prevenire o reprimere eventuali abusi". Una presa di coscienza certo apprezzabile ma anche colpevolmente tardiva e, per quanto attiene alle misure da adottare, di contenuto interlocutorio. Un grave problema che abbiamo ripetutamente denunciato con allarmati documenti puntualmente inviati al presidente Vendola e ai suoi uffici che evidentemente non gli hanno letti o li hanno ritenuti non meritevoli di attenzione. Una constatazione che facciamo ed esprimiamo con amarezza ritenendo anche di interpretare lo stato d'animo di quelle migliaia di cittadini che hanno partecipato alle manifestazioni di protesta (l'ultima il 19 giugno scorso) alle quali egli ha attivamente partecipato.
Inoltre veniamo a conoscenza di un protocollo d'intesa fra la Regione Puglia e l'Enel "per regolamentare la realizzazione sugli immobili privati di impianti fotovoltaici" come espressione dell'orientamento regionale a favorire "la produzione di energia elettrica a livello di famiglie e di micro e piccole imprese". Ci chiediamo allora se non si esponga a rilievi di incoerenza una politica regionale sul fotovoltaico che per promuovere la giusta esigenza di favorire la microproduzione di energia concluda una formale intesa con l'Enel senza pretendere che tale ente, il quale ovviamente trae rilevanti vantaggi dal predetto accordo, modifichi le sue posizioni sul problema del carbone nella centrale di Cerano e rinunzi al progettato impianto fotovoltaico    
·         a fronte di una Brindisi Lng che ostenta sicurezza sull'esito delle procedure in corso, occorre rilanciare l'impegno di opposizione alla costruzione del rigassificatore per la sua incompatibilità ambientale e sociale. Confermiamo la nostra radicale contestazione del parere espresso dalla Commissione ministeriale VIA per le sue macroscopiche contraddizioni, le sue incoerenze ed i suoi grossolani errori che sono all'origine di un esposto presentato alla locale Procura della Repubblica con la richiesta di valutare l'opportunità di accertare se l'operato di tale Commissione sia stato inficiato da indebiti interventi o pressioni. Apprezziamo i rilievi che ha recentemente formulato il Comitato Tecnico Regionale il quale ha mosso fondate osservazioni sull'operato della Lng per non aver, essa, tenuto conto di alcune fra le tante prescrizioni disposte. Ma il nostro contrasto supera questo livello e investe l'intero progetto per il suo contenuto e le gravi irregolarità che ne hanno caratterizzato l'intero iter autorizzativo.  
NOTA CONCLUSIVA
La sottoscrizione dell'ipotizzato protocollo d'intesa sarebbe quindi un'operazione gattopardesca che si tradurrebbe nella resa incondizionata alle pretese dell'Enel, una grande società nazionale che dovrebbe farsi carico delle ragioni del territorio brindisino che invece le ignora e le mortifica. Quanto al rigassificatore, una minaccia letale che incombe sul futuro della nostra comunità, va detto che l'impegno delle Amministrazioni locali e della Regione Puglia non può limitarsi alla presentazione dei pur indispensabili ricorsi giudiziari, ma deve anche svolgere forti azioni di contrasto sul versante politico e su quello sociale. L'"invasione barbarica" del fotovoltaico deve essere fermata con provvedimenti urgenti e concreti. Lo sviluppo economico per il quale ci battiamo deve seguire le vie della compatibilità ambientale degli insediamenti industriali, della valorizzazione del porto e della costa, del risanamento delle periferie, del rilancio dell'agricoltura e del turismo, della promozione di una cultura capace di incontrare le realtà popolari ed i loro problemi, del sostegno all'artigianato e alle piccole e medie imprese e della valorizzazione di tutte le vocazioni e le risorse locali. L'Enel, la Brindisi Lng, la 3M Energia, il petrolchimico e le altre grosse industrie non possono fare della nostra comunità ciò che vogliono. Gli enti territoriali, in coerenza con gli impegni assunti sono allora chiamati ad aprire a livello nazionale una vera e propria "vertenza territoriale" per indurre il Governo e le politiche di maggioranza e opposizione a fare responsabilmente i conti con una realtà locale che reclama adeguate attenzioni e interventi urgenti e risolutivi.  

Italia Nostra, Legambiente, WWF Brindisi, Fondazione "Dott. Antonio Di Giulio", Fondazione "Prof. Franco Rubino", A.I.C.S., ARCI, Acli Ambiente, Forum ambiente salute e sviluppo, Lipu, Comitato per la Tutela dell'Ambiente e della Salute del Cittadino, Comitato cittadino "Mo' Basta!", Comitato Brindisi Porta d'Oriente


Brindisi, 27 gennaio 2011

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