Erasmo Venosi : energia ,sulla tecnologia piezonucleare serve subito più sperimentazione - Quotidiano Terra del 28 dicembre 2010



Gli Stati Uniti hanno investito nel nucleare da fissione - che utilizza uranio- in ricerca e sviluppo, negli ultimi 50 anni, circa 70 miliardi di dollari. Un filone di ricerca, che meriterebbe investimenti, per le interessanti prospettive, è quello delle reazioni piezonucleari, o ancor più semplicemente reazioni nucleari ultrasoniche. 

Tale tipologia di reazione rientra nella branca della fisica denominata delle “reazioni a bassa energia”, di cui Arata, studioso della fusione termonucleare inerziale all’interno dei sistemi fisici costituti da metalli ed elementi leggeri, è riconosciuto come uno dei capiscuola. In banale e rozza sintesi si sfrutta la capacità di suoni e ultrasuoni di indurre i liquidi a emettere luce o in generale onde elettromagnetiche, di cui la luce è un caso (fenomeno della sono-luminescenza). Il fenomeno, che determina l’emissione di luce, si chiama cavitazione. In sostanza le bolle di gas disciolte in un liquido “collassano”, concentrando una grande quantità di energia in tempi brevissimi e in un volume piccolissimo. Il primo tentativo di indurre, attraverso la cavitazione prodotta da ultrasuoni, reazioni nucleari, fu condotto nel 1998 negli Stati Uniti dal fisico Russ.

 Gli studi teorici sono stati dibattuti in Italia in varie Università e i risultati riportati nel libro “Energy and Geometry”, nel 2004, e pubblicati da una delle più autorevoli case scientifiche americane: la World Scientific. La sperimentazione iniziò in Italia nel 2005, e fu frutto della collaborazione tra Consiglio Nazionale delle Ricerche, Forze Armate e Ministero della Difesa. I risultati degli esperimenti furono pubblicati nel libro “Deformed Spacetine”, dalla più prestigiosa casa editrice tedesca la Springer. Gli esperimenti in Italia furono fatti utilizzando un generatore di tensione, un sonotrodo, dalla cui punta venivano emessi ultrasuoni, da un liquido, due rivelatori di neutroni ( il rilevatore termodinamico e le lastre fotografiche di policarbonato corrette al boro ). L’elemento utilizzato fu il cloruro di ferro e il nitrato di ferro. Gli esperimenti confermarono che gli ultrasuoni e la cavitazione inducono elementi come il ferro a emettere neutroni. Non sono prodotte scorie radioattive, e il processo si blocca nel momento in cui la macchina è spenta, diversamente, dai reattori nucleari a fissione che usano uranio, e dove la reazione a catena può essere controllata ma non spenta. L’energia era prodotta sotto forma di neutroni ed era il doppio dell’energia generata da un reattore nucleare all’uranio. I neutroni prodotti possono essere raffreddati e il vapore prodotto alimentare turbine collegate ad un alternatore per la produzione di energia elettrica. La quantità di energia prodotta potrebbe essere amplificata, trasferendo i neutroni in materiali come l’acido borico. Il traguardo per un futuro prototipo industriale sarebbe di produrre 3 Kwh di corrente elettrica per ogni Kwh di corrente consumata per produrre gli ultrasuoni necessari alle reazioni. Un altro incredibile risultato è stato quello della trasformazione di sostanze radioattive in sostanze inerti. Il torio, che è un elemento radioattivo, è stato sottoposto a ultrasuoni e la sua radioattività si è ridotta in un tempo diecimila volte inferiore (90 minuti in luogo di due anni!) a quello occorrente naturalmente e senza aumento di radiazioni di altro genere. In cosa si è trasformato il torio ancora non si sa. Il finanziamento della sperimentazione dovrebbe consentire la verifica del fenomeno, passando da quantità minime di sostanze radioattive a quantità industriali. Il fenomeno apre prospettive che riguardano la possibilità di trasformare sostanze abbondanti in sostanze rare. 

Applicazioni potrebbero interessare anche la medicina con la possibilità di trasformare tessuti dannosi in elementi eliminabili attraverso l’attività metabolica dell’organismo. Le stime di costo per la costruzione di specifici prototipi industriali, per la verifica di ciascuna applicazione, ammontano a circa 100 milioni di euro a prototipo. L’Italia ha elaborata una propria via al piezonucleare e sarebbe utile finanziare l’ulteriore  sperimentazione su una serie di prototipi.
Erasmo Venosi

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