Primo Maggio a Roma, ma L’Uno Maggio di Taranto e davvero un’altra cosa
Osservare in streaming sette ore di concerto è davvero da
stakanovisti, meno però dei giovani che hanno sballato per dieci ore sotto il
palco.
Le immagini della gente
presente a Taranto, nel parco al confine della città a sud, dà l’idea della
grande partecipazione che non pare proprio essere subalterna a quella di Piazza
San Giovanni a Roma e proietta la nostra città sicuramente a livello nazionale.
Anche se i media nazionale non ne parlano. E’ questo è un vulnus praticato sull’etica
dell’informazione. Un’osservazione viene
da fare subito, da 5 stagioni della Festa dell’Uno Maggio Tarantino, se fossi
sindacalista oggi proverei un po’ di vergogna. E’ come se dai cittadini, per lo
più adolescenti e molto giovani, precari, disoccupati, millenians delusi e
sfiduciati, e molti Need, che sono quelli che hanno messo di studiare e non
cercano lavoro, ecc, abbiano tolto per sempre lo scettro del primo maggio al
sindacato.
Beh io, insisto, se fossi
sindacalista, mi sentirei demotivato, alieno, ma anche consapevole che
dall’altra parte la protesta, gli slogan ormai datati di tante battaglie pluriennali
quasi da combattenti e reduci, fanno emergere il forte contrasto tra chi sul
palco proponeva i contenuti e una platea che nella stragrande percentuale è
venuta lì solo per sentire i suoi beniamini. Tanto da costringere la
giornalista Valentina Petrini (quella di Nemo Nessuno Escluso) presente come
organizzatrice, insieme a Riondino, attore e responsabile artistico, sul palco
di Taranto a ricordare ai giovani, che protestavano mostravano impazienza di
sentire la cantante Levante (una delle tante star presenti nel concertone) che
la cosa più importante della manifestazione sono i contenuti.
E quindi? Nulla, si dovrà
sempre ricominciare da zero come diceva Troisi. Poi un altro aspetto è
certamente conoscere la provenienza del pubblico, perché è fuor di dubbio che
un evento di tale portata attira tantissimo pubblico da tutto il sud e quindi,
pensando, sempre ai contenuti, da spendere qui, dovremmo ripetere, come fa nel
suo spettacolo l’attore tarantino
Massimo Cimaglia, “ma sei di Taranto, ma Taranto, Taranto?”
Comunque il concertone, al
quale hanno partecipato big dello spettacolo come Noemi, Irene Grandi, Emma,
l’ecclettico Vinicio Capossela, Brunori Sas cantautore cosentino che racconta
le paure del ceto medio scomparso, e tantissimi altri legati a quell’area degli
artisti indipendenti come è stato segnalato nell’articolo
del MEI che univa Taranto a Roma ha consentito
di parlare di femminicidio suscitando ancora emozione con la vicenda tragica
di Federica De Luca e la testimonianza dei genitori e il collegamento con i
genitori di Reggeni per la vicenda del ricercatore trucidato in Egitto e ancora
senza colpevoli, nonché il messaggio di Nada Toffa delle iene, questa bresciana che ha Taranto nel cuore. Un evento da valutare senza insistere troppo sulle sfumature
di grigio e che a nostro avviso ci sentiamo di promuovere.

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