L'altra metà del cielo su diritti, giustizia e nonviolenza

 

Le donne sostengono l’altra metà del cielo. A Napoli una riflessione su diritti, giustizia e nonviolenza 

L’incontro promosso dall’Inner Wheel Club Napoli Luisa Bruni con la magistrata Gemma Tuccillo ha ripercorso il cammino delle donne nella società italiana, affrontando temi come parità, violenza di genere, giustizia riparativa e diritti.

Una sala gremita, molte donne di generazioni diverse e una riflessione che attraversa quasi un secolo di storia italiana. È questo il clima che ha accompagnato l’incontro “Forza non violenza – Le donne sostengono l’altra metà del cielo”, promosso dall’Inner Wheel Club Napoli Luisa Bruni e ospitato nella Sala Conferenze dell’ACEN.

L’iniziativa, ispirata a un celebre proverbio cinese, ha avuto come protagonista la dottoressa Gemma Tuccillo, magistrato di Cassazione e figura di primo piano della giustizia italiana, da sempre impegnata sui temi della tutela dei minori, dei diritti e della protezione delle persone più fragili.

Ad aprire l’incontro è stata la presidente del Club, Gabriella Manieri Giglio.

L’Inner Wheel è una delle più grandi organizzazioni femminili di servizio al mondo e opera attraverso progetti sociali, culturali e umanitari. Il Club Napoli Luisa Bruni affianca da decenni all’attività culturale un costante impegno rivolto ai bambini, ai giovani e alle realtà socialmente più fragili della città. Nel corso degli anni ha promosso attività di doposcuola, corsi di ricamo e legatoria, incontri nelle scuole dedicati all’educazione al rispetto e alla prevenzione della violenza, visite guidate, iniziative culturali e spettacoli finalizzati anche alla raccolta di fondi per persone in difficoltà.

Un impegno ampio, che unisce educazione, cultura, solidarietà e attenzione alla crescita civile del territorio.

La conferenza si è trasformata ben presto in un racconto che ha intrecciato esperienza professionale, memoria personale e riflessione civile.

Nel corso dell’incontro, Tuccillo ha richiamato più volte il legame tra mente e cuore, professionalità e umanità: una sintesi che, fin da ragazza, ha orientato il suo modo di intendere la professione. Non soltanto applicazione della legge, ma attenzione alle persone, alle loro storie e alle conseguenze umane che ogni vicenda giudiziaria porta con sé.

Con il tono diretto e spesso ironico che la contraddistingue, la magistrata ha ripercorso i propri inizi come magistrato di sorveglianza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in un periodo in cui la presenza femminile nella magistratura era ancora una novità. Le donne, infatti, poterono accedere alla carriera magistratuale soltanto nel 1963, dopo una lunga battaglia per il riconoscimento della piena parità professionale.

Tra gli episodi ricordati durante la serata, uno ha suscitato particolare interesse nel pubblico: durante una protesta dei detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, affrontata con intelligenza e ironia, una battuta riuscì a sciogliere una situazione di forte tensione, dimostrando come autorevolezza e capacità di dialogo possano talvolta ottenere risultati più efficaci della contrapposizione.

Partendo dalla propria esperienza, la magistrata ha allargato lo sguardo al percorso compiuto dalle donne nella società italiana. Dal diritto di voto conquistato nel 1945 alla partecipazione femminile all’Assemblea Costituente, fino all’ingresso nelle professioni che per lungo tempo erano rimaste esclusivamente maschili.

Nel corso dell’intervento sono state ricordate figure come Teresa Mattei e le tante donne che contribuirono alla costruzione della Repubblica, così come le conquiste più recenti nel mondo dello sport, dal riconoscimento del calcio femminile professionistico alla crescente visibilità delle atlete italiane nelle competizioni internazionali.

Il titolo dell’incontro è stato anche lo spunto per una riflessione sul rapporto tra uomini e donne. Tuccillo ha sottolineato come il progresso non passi attraverso una contrapposizione tra i sessi, ma attraverso il riconoscimento reciproco e la valorizzazione delle differenze.

Nel corso dell’incontro si è parlato anche delle cosiddette “quote rosa”. La magistrata ha invitato a non fermarsi alle definizioni, osservando come il vero obiettivo non sia il nome attribuito a questi strumenti ma i risultati che essi consentono di raggiungere. Non importa che siano rosa, gialle o di qualsiasi altro colore: ciò che conta è favorire una partecipazione più equilibrata e superare ostacoli che per troppo tempo hanno limitato l’accesso delle donne ad alcuni ambiti della vita pubblica e professionale. Tra gli esempi citati, la crescente presenza femminile in settori tradizionalmente maschili e le misure introdotte per garantire una maggiore rappresentanza delle donne anche nelle competizioni sportive internazionali.

Ampio spazio è stato dedicato anche a temi particolarmente attuali: la violenza di genere, il femminicidio e il Codice Rosso, con un richiamo alla necessità di intervenire tempestivamente nei casi di rischio e di favorire l’emersione delle situazioni di pericolo prima che sia troppo tardi.

Particolarmente significativi sono stati i riferimenti al sostegno garantito ai familiari delle vittime di mafia e camorra e ai figli delle donne uccise per femminicidio, che non vengono lasciati soli ma accompagnati attraverso specifici percorsi di tutela e assistenza.

Nel corso della serata è stata ricordata anche l’esperienza di Giannino Durante, padre di Annalisa Durante, la giovane vittima innocente della camorra. Attraverso incontri nelle carceri e attività di testimonianza, il dolore personale è stato trasformato in un’occasione di dialogo e riflessione, dando vita anche a significativi scambi epistolari con detenuti di diversi istituti penitenziari.

Tra gli argomenti affrontati anche la giustizia riparativa, intesa come percorso capace di mettere al centro non soltanto la sanzione, ma anche il riconoscimento del danno subito dalle vittime e la responsabilizzazione di chi lo ha provocato.

Non è mancato un accenno ai percorsi di transizione di genere, descritti come momenti particolarmente delicati nella vita delle persone che li affrontano. La riflessione si è concentrata sulla necessità di guardare a queste situazioni con rispetto, attenzione e senso di responsabilità, individuando soluzioni capaci di tutelare la dignità e i diritti delle persone coinvolte.

Più che una conferenza, quella promossa dall’Inner Wheel Club Napoli Luisa Bruni è stata una conversazione aperta sulla società italiana e sui cambiamenti che l’hanno attraversata negli ultimi decenni. Un’occasione per ricordare le conquiste raggiunte, ma anche per riflettere sulle sfide ancora aperte, dalla violenza di genere alla tutela delle persone più fragili, passando per il riconoscimento dei diritti e della dignità di ciascuno.

Tra ricordi personali, esperienza professionale e riflessioni sul presente, Gemma Tuccillo ha lasciato al pubblico un messaggio semplice ma profondo: il diritto, da solo, non basta. Per costruire una società più giusta servono competenza e responsabilità, ma anche ascolto, rispetto e umanità. In altre parole, quelle stesse qualità che lei stessa ha indicato come guida del proprio percorso: mente e cuore.

Lucia Montanaro è una giornalista pubblicista e fotografa per passione, che intreccia scrittura e immagini per raccontare storie e dare voce a temi sociali. Ha esordito con un racconto nell’antologia Un giorno per la memoria, dedicata a Valentina Terracciano, vittima innocente della camorra, e ha pubblicato il libro storico Il secolo jellato (L’Erudita). Ha collaborato con Napoliflash24 e La Librellula, occupandosi di violenza sulle donne, bullismo, minoranze e integrazione. Le sue fotografie, esposte in spazi prestigiosi come il PAN e il Museo Archeologico di Napoli, trasformano la realtà in testimonianza. È inoltre fotografa ufficiale della libreria IoCiSto. Per Lucia Montanaro, scrittura e fotografia non sono solo espressione, ma resistenza contro.

 

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