Il centrodestra veneto certifica meno risorse al SSN
La fondazione Gimbe e l’assessore alla sanità veneta certificano il definanziamento del governo nazionale della sanità.
“Il Sistema Sanitario Nazionale ha il 10% in meno di risorse”
Queste, in sintesi, le oneste parole del responsabile della
sanità veneta, regione a guida centrodestra.
Una verità che qui in Puglia stiamo spiegando da mesi e che
trova adesso conferma nelle parole enunciate dall'assessore regionale veneto
alla Sanità, Gino Gerosa.
Si tratta di una dichiarazione/ammissione rilevante
che proviene da chi, politicamente, sostiene il Governo centrale, essendo la
Regione Veneto a guida centrodestra.
Un'autentica bomba sociale che attesta pubblicamente e
certifica in maniera inequivocabile come il Governo nazionale, stia indebolendo
negli ultimi anni la sanità pubblica.
Infatti la percentuale di spesa sanitaria sul PIL che è il
vero metro di misura per comprendere il grado di finanziamento alla
sanità, è notevolmente scesa dal 2022 che era al 6,8% ad oggi che è al 6,3%.
Per giunta tutti gli studi dicono che la spesa italiana per
la SANITÀ ferma al 6,3%, rimane nettamente inferiore sia alla media OCSE (7,1%)
che a quella europea (6,9%).
La grave situazione viene descritta anche dall’ultimo report
di aprile scorso della Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata
sulle Evidenze): “senza risorse aggiuntive, le Regioni costrette a tagliare
servizi o aumentare le tasse”.
Ancora la Fondazione GIMBE, a settembre dello scorso anno,
attraverso il presidente Nino Cartabellotta, diceva: “Il sottofinanziamento
pubblico della sanità italiana, è ormai una questione strutturale che … sta
mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni, sempre più in affanno nel
garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in ordine i bilanci. Ma
oggi il conto più salato di queste scelte miopi lo pagano anzitutto i
cittadini, costretti a confrontarsi ogni giorno con liste d’attesa fuori controllo,
pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze
territoriali e sociali sempre più marcate e la necessità sempre più frequente a
pagare di tasca propria visite e prestazioni sanitarie fino a rinunciare del
tutto”.
Per giunta, sempre la Fondazione GIMBE dichiara che la spesa
pubblica copre circa il 73% del totale dei cittadini, lasciando invece il 27% a
carico dei privati e delle famiglie (spesa "out of pocket" o tramite
fondi integrativi), un dato nettamente superiore alla media UE.
Quindi tutte le Regioni italiane sono costrette ad
affrontare disavanzi sanitari di centinaia di milioni di euro, determinati da
minori trasferimenti dal Governo nazionale rispetto a scelte adottate da loro
stessi e per i quali non hanno previsto i fondi necessari:
• l'adeguamento dei contratti di lavoro;
• i costi di nuovi farmaci
prescrivibili dai medici di famiglia;
• gli aumenti dei costi
dell'energia e dell'inflazione della vita.
Un GAP di 5 miliardi di €, destinato ad aumentare nei
prossimi anni.
In pratica il Governo nazionale, alla guida dell’Italia da
quasi 4 anni, non garantisce alle Regioni i trasferimenti adeguati per
assicurare cure e assistenza sanitaria ai cittadini, inducendo tutte le
amministrazioni Regionali ad aumentare le tasse di propria competenza per
coprire il disavanzo causato dal governo stesso e garantire servizi alla
popolazione.
Lo testimonia oltre all’onesta ammissione, in consiglio
regionale, dell'assessore veneto alla sanità Gerosa che certifica l’incapacità
del Governo a garantire alle Regioni i trasferimenti necessari, anche i
continui report della fondazione GIMBE, organizzazione No Profit.
Questa è la verità!
Il resto è propaganda di chi dovrebbe chiedere scusa ai
pugliesi e invece scende in piazza e raccoglie firme.
Sarebbe bene ora che i rappresentanti locali del
centrodestra indirizzassero quella petizione in corso al Presidente del
Consiglio dei Ministri e al Ministro della Salute chiedendo urgentemente di
aumentare i fondi per il sistema sanitario.
Consigliere Regionale


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