Banfy torna con “Lady Laura"
Dalla roulotte alle classifiche, Banfy torna con “Lady Laura” e consolida uno dei percorsi più difficili da incasellare della musica italiana recente
Parla piemontese, scrive brani in napoletano, vive in roulotte. Appartiene alla comunità sinti, ha conquistato milioni di ascoltatori e trasformato un tormentone nato sulle piattaforme in un Disco di Platino. Basterebbe questo a definire la portata sociale, culturale e discografica di Valentino Casagrande, in arte Banfy, uno dei casi più anomali e interessanti emersi negli ultimi anni nella musica italiana. Fermarsi alla biografia, però, significherebbe non cogliere fino in fondo la dinamica linguistica, generazionale e musicale che questo artista è riuscito a innescare: un ragazzo radicato nel Nord Italia, cresciuto lontano dai centri tradizionali dell’industria, che sceglie il napoletano come lingua dei sentimenti, contamina il pop con una matrice sinti dichiarata e dimostra come la viralità, quando incontra una storia vera e una forte identità, possa diventare un fatto discografico concreto.
Con “Lady Laura”, il nuovo singolo pubblicato
per Island e firmato insieme a Giovanni “Mitch DJ” Mencarelli,
Mario Di Stefano, Daniele Signorini e Gabriele D’Asaro, Banfy apre una nuova
fase del proprio percorso, andando oltre la prosecuzione di “BAM BAM” e rendendo un successo nato dalla rete un percorso
artistico strutturato e orientato alla contemporaneità. Dopo il riscontro
ottenuto dal brano che lo ha imposto all’attenzione nazionale, fino alla
certificazione Platino, l’artista torna con una canzone che conserva
l’immediatezza comunicativa delle sue produzioni ma la porta su un terreno più
romantico, melodico e apertamente sentimentale.
“Lady Laura” è una dichiarazione d’amore che assume i tratti
di una serenata 3.0, articolata su una lingua che alterna italiano, inflessioni
napoletane e immagini popolari. «Troppo bella te fai guardà, non sei pronta
pe te ’nnammurà», canta Banfy in apertura, entrando subito in un
immaginario in cui il corteggiamento non passa attraverso una scrittura
rifinita, ma in frasi comuni, vicine al parlato e pensate per essere ripetute,
cantate, dedicate. L’aderenza del pezzo alla voce dell’artista è uno degli
elementi chiave della release, perché Banfy non si traveste da interprete pop
tradizionale, ma porta nel pop il suo modo di parlare, desiderare, corteggiare,
raccontare.
La scelta del napoletano, in tal senso, non è stata un
espediente di colore, né un richiamo folkloristico, ma una lingua d’elezione,
adottata da un artista sinti piemontese per dare ritmo, corpo e immediatezza
all’urgenza sentimentale espressa. Proprio perché non coincide con la sua
geografia d’origine, questa scelta rende “Lady Laura” ancora più interessante:
in un’industria discografica sempre più attraversata da dialetti, parlate
locali e slang nati sulle piattaforme, Valentino Casagrande si muove da coordinate
tutt’altro che scontate, cantando in una lingua che non appartiene alla sua
provenienza territoriale, ma che riesce a rendere credibile perché non la usa
come citazione, ma la porta dentro la canzone come parte della propria voce.
La produzione guarda al pop radiofonico attuale senza
perdere il contatto con la melodia italiana e con quella componente neomelodica
che, nel percorso di Banfy, non ha mai il sapore della malinconia, ma quello di
una lingua popolare inserita in un consumo musicale nuovo. Tra sensualità,
leggerezza e dichiarazione d’amore, il pezzo alterna frasi di immediata presa a
immagini che raccontano un modo molto diretto di vivere l’innamoramento: «Amò
sei bella come un Porsche, mi mandi ko», canta l’artista, confermando la
sua capacità di accostare registro parlato e immaginario pop più mainstream
senza perdere la propria cifra.
«L’amore spezzerà le catene si due core si vogliono bene»,
prosegue uno dei passaggi più significativi del testo, condensando in poche
parole quella miscela di romanticismo lontana al compiacimento. Parole in cui
non c’è distanza, non c’è filtro di una lingua progettata per sembrare alta:
c’è un modo diretto di raccontare l’amore, con tutte le sue ingenuità, le sue
immagini accese, il suo bisogno di essere dichiarato senza troppe protezioni.
Ed è proprio questa esposizione a rendere Banfy una figura così difficile da
ridurre al solo fenomeno virale, perché la sua musica non cerca di correggere
la propria origine, ma la porta al centro dei suoi pezzi.
Dentro “Lady Laura” convivono più livelli. C’è il brano
romantico, pensato per il pubblico che ha conosciuto Banfy attraverso TikTok e
continua a riconoscerne la voce. C’è il singolo radiofonico, più curato nella
produzione e più orientato a una fruizione trasversale. E c’è, soprattutto, il
passaggio da un successo improvviso a una possibile continuità discografica,
terreno su cui molti fenomeni digitali si fermano e su cui Banfy prova invece a
misurarsi con una canzone pensata per restare oltre la rotazione veloce dei
contenuti.
La sua storia, del resto, non coincide con quella di un
semplice tormentone. Con “BAM BAM”, realizzato con Sheridan, Banfy ha
intercettato uno dei meccanismi più forti della musica di oggi: la possibilità
che un brano diventi rilevante prima ancora di essere spiegato, analizzato o
legittimato dai media. TikTok ne ha amplificato la presa, YouTube e Spotify ne
hanno consolidato il consumo, il pubblico lo ha trasformato in repertorio
quotidiano, ma la certificazione discografica ha segnato un passaggio ulteriore,
perché ha dimostrato che quella viralità non si era esaurita in un frammento di
pochi secondi, ma aveva prodotto un risultato misurabile e significativo.
Banfy è infatti uno dei rarissimi fenomeni nati dal circuito TikTok capaci di arrivare al Disco di Platino e di spostarsi poi in una dimensione discografica più ampia. Nel suo percorso rientrano collaborazioni e riconoscimenti che ne hanno allargato la portata: dal duetto con Nek all’omaggio ricevuto da Lorenzo Jovanotti, fino alle citazioni di artisti come Shiva e Anna. “BAM BAM” ha inoltre trovato una nuova vita internazionale grazie alla versione con Dimitri Vegas & Like Mike e Gabry Ponte, collocando un brano nato da una dimensione popolare italiana dentro un circuito dance globale e mostrando quanto la riconoscibilità di Banfy possa attraversare registri sonori anche molto diversi.
La questione più interessante, però, riguarda ciò che Banfy rappresenta nel panorama italiano di oggi. La sua figura obbliga a guardare oltre le categorie abituali con cui viene raccontata la musica pop: non è soltanto un artista virale, non è soltanto un cantante vicino al neomelodico, non è soltanto un volto cresciuto sui social.
È un artista sinti, piemontese, che canta in napoletano, vive una quotidianità lontana dall’immagine classica della popstar e porta nella musica mainstream un’identità solitamente poco raccontata, spesso marginalizzata o ridotta a stereotipo.
Il suo successo, proprio per questo, ha una portata che supera il dato numerico: racconta un’Italia musicale più mobile, meno prevedibile, capace di far emergere voci nate fuori dai percorsi convenzionali e di riconoscerle quando riescono a intercettare un pubblico reale.
In “Lady Laura” questa complessità passa attraverso il corpo
stesso della canzone: nella lingua, nella melodia, nel modo di pronunciare le
parole, nella mescolanza di codici, nella scelta di rivolgersi a una figura
femminile con una semplicità che non cerca sofisticazioni e proprio per questo
arriva istantaneamente. Il brano racconta sì una passione immediata, un
desiderio esplicito, un corteggiamento che si muove tra ironia, sensualità e
sentimento, ma sotto la superficie leggera conserva la continuità di un
percorso artistico molto meno casuale di quanto la parola “virale” potrebbe far
pensare.
Con “Lady Laura”, accompagnato dal videoclip
ufficiale diretto da Davide Agosta con la fotografia di Salvatore
Barbato, Banfy prova quindi a compiere il passaggio più delicato per ogni
artista nato da una grande esposizione digitale: dimostrare che dietro
il fenomeno esiste una voce capace di produrre continuità, una direzione
musicale, una scrittura identificabile. Il singolo non rinnega la matrice che
ha portato “BAM BAM” a diventare un caso nazionale, ma ne sposta il baricentro:
meno tormentone, più canzone; meno effetto immediato, più tenuta melodica; meno
episodio social, più identità pop.
In un mercato in cui molte hit nate sulle piattaforme
bruciano velocemente il proprio ciclo di attenzione, Banfy rappresenta un caso
diverso perché ha trasformato la viralità in certificazione, la
riconoscibilità in collaborazioni di rilievo e la propria storia personale in
un elemento artistico non replicabile. “Lady Laura” arriva proprio qui, nel
momento in cui l’artista deve dimostrare di non essere rimasto incastrato nel
brano che lo ha fatto conoscere, ma di poter abitare una nuova fase, più ampia
e più consapevole, senza perdere ciò che lo ha reso immediatamente
identificabile.
Il nuovo singolo conferma così Banfy come una delle figure più singolari del pop italiano degli ultimi anni: un artista nato fuori dai percorsi più prevedibili, capace di parlare a pubblici diversi, attraversare TikTok, radio, streaming e dance internazionale, e portare dentro una canzone d’amore una storia personale che ha già cambiato il modo in cui il pubblico guarda alla sua musica. “Lady Laura” non è soltanto il ritorno dopo “BAM BAM”, ma il brano con cui Banfy prova a trasformare un caso virale in una carriera, una lingua in riconoscibilità e una biografia fuori dagli schemi in una posizione artistica sempre più definita.


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