Caso Albania: non è tutto lusso quello che luccica


 Chi controlla Sazan controlla l’accesso all’Adriatico

“Ci siamo fermati a nuotare e abbiamo scoperto un’isola.” Così Ivanka Trump parla dell’isola di Sazan. Una frase che sembra innocente ma non lo è: nessuno ha scoperto Sazan, tanto meno lei. Esiste da millenni. Quando una miliardaria dice di aver “scoperto” un’isola, significa solo che qualcuno sta per trasformare un patrimonio di tutti in asset privato per pochi.

Secondo le approvazioni del governo albanese e i dettagli del progetto resi noti finora, la proposta includerebbe hotel di lusso e ville private; infrastrutture marine e turistiche con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale; interventi su larga scala per il “ripristino” del paesaggio e la “bonifica” del territorio che per altro che non si capisce cosa debbano ripristinare e bonificare visto che è un’oasi naturale protetta. Valore dell’investimento circa 1,5 miliardi di dollari, uno dei più grandi progetti turistici mai proposti in Albania e in tutto l’Adriatico.

LA RIVOLUZIONE DEI FENICOTTERI

C’è anche un particolare, superato dal governo di Edi Rama variando una legge nel 2024 che rende possibile di fatto la speculazione edilizia: l’area è demaniale e il litorale di Pishë Poro-Narta, nel delta del Vjosa, è protetto, uno degli ultimi tratti incontaminati dell’Adriatico-Ionio, con una ricchissima biodiversità e una celebre colonia di fenicotteri. Il Governo ha approvato il progetto senza gare, senza consultazioni e con affidamento diretto, definendolo “un investimento strategico”.

Nel frattempo, l’operazione ha scatenato la più ampia mobilitazione civile mai vista prima in Albania. Dallo scorso 1° giugno in migliaia sono scesi in piazza a Tirana e in altre città al grido di ‘L’Albania non è in vendita’, trasformando una controversia urbanistica in una questione di sovranità nazionale. La cosiddetta “Rivoluzione dei Fenicotteri” è diventata un caso internazionale.

Le proteste hanno già ottenuto un primo risultato: trasformare quello che il governo presentava come un semplice investimento turistico in una questione nazionale. La mobilitazione, i ricorsi e le contestazioni hanno rallentato l’avanzamento dei progetti e aperto una fase di forte incertezza sul loro futuro, senza tuttavia ottenere, almeno per ora, una revoca ufficiale da parte del governo Rama.

CHI CONTROLLA SAZAN CONTROLLA L’ACCESSO ALL’ADRIATICO

Sazan non è una spiaggia qualsiasi. Di fronte alla baia di Valona, nel canale di Otranto, visibile a occhio nudo dal nostro Salento, Sazan, o Saseno come la chiamavano i veneziani che la controllarono per secoli, Sazan è sempre stata una delle chiavi di accesso all’Adriatico. Situata all’imboccatura della baia di Valona, lungo la rotta che collegava Venezia al Levante, l’isola occupa una posizione strategica che ne ha fatto nel tempo presidio militare veneziano prima e italiano poi; durante la Guerra Fredda diventa una delle principali fortificazioni del regime di Enver Hoxha con bunker, gallerie e installazioni difensive. Oggi è al centro di interessi NATO, albanesi e turchi.

Dietro la colonizzazione immobiliare di lusso del Mare Nostrum – che nostrum non è più – compare sempre la stessa figura: Jared Kushner, il volto più riconoscibile di una politica che tratta la geografia come un portafoglio di asset da valorizzare, e che rende visibile la fusione tra potere politico, finanza e trasformazione territoriale. L’uomo che insieme a Steve Witkoff presiede ormai tutti i principali dossier aperti da Trump in Medio Oriente e nel mondo.

Ma perché un uomo che si muove contemporaneamente tra Washington, Tel Aviv, Riyad, Abu Dhabi e Belgrado sceglie proprio uno dei punti più strategici dell’Adriatico? Per trovare la risposta bisogna seguire la traiettoria di Jared Kushner negli ultimi dieci anni: dagli Accordi di Abramo ai progetti immobiliari nei Balcani, passando per le distopiche visioni di ricostruzione di Gaza e i nuovi equilibri del Mediterraneo.

JARED KUSHNER: UN IMPERO IMMOBILIARE CONTROVERSO

Ridurre Jared Kushner a genero di Donald Trump è un errore. Kushner incarna come pochi altri la fusione tra diplomazia, finanza immobiliare e interessi geopolitici che caratterizza l’era Trump. Architetto degli Accordi di Abramo, interlocutore privilegiato delle monarchie del Golfo e figura di riferimento nei rapporti con il governo israeliano, Kushner ha trasformato il proprio capitale politico in un network economico globale. Inoltre, il suo rapporto privilegiato con Israele non nasce dalla politica. Benjamin Netanyahu frequentava abitualmente la casa dei suoi genitori nel New Jersey quando Jared era bambino. Amico di famiglia, il futuro primo ministro israeliano faceva parte di un universo relazionale che precede di decenni l’ingresso di Kushner sulla scena pubblica.

Dopo l’uscita dalla Casa Bianca, nel 2021 ha fondato Affinity Partners, un fondo di investimento blindato sostenuto principalmente da capitali sauditi. Attraverso questa struttura ha esteso la propria presenza in Medio Oriente, compresi i controversi progetti di “ricostruzione” e valorizzazione immobiliare evocati per Gaza, muovendosi lungo un asse che collega gli USA, Israele, i Paesi del Golfo, i Balcani, e adesso l’Albania. L’isola di Sazan non è dunque un episodio isolato, ma l’ultimo tassello di un mosaico che rende sempre più difficile capire dove finisca la diplomazia e dove comincino gli affari.

CATTIVE REPUTAZIONI CHE NON SI CANCELLANO

Molto prima della geopolitica e degli Accordi di Abramo, Jared Kushner era già a capo di uno degli colossi immobiliari più controversi e discussi della East Coast americana. Quello fondato dal nonno Joseph Kushner, nato Yossel Berkowitz, un ebreo originario di Nowogródek (oggi in Bielorussia, allora Polonia orientale), passato per campi profughi europei, compresi quelli italiani, da lì migrato negli Stati Uniti, dove approda con la moglie nel 1949. Lì inizia come falegname e piccolo costruttore nel New Jersey e sfruttando il boom edilizio americano del dopoguerra arriverà alla sua morte lasciando un’eredità di migliaia di appartamenti.

Il figlio Charles, all’anagrafe Chanan, padre di Jared, accresce il patrimonio, diventando una figura tanto influente quanto discussa. Nel 2005 viene condannato per evasione fiscale, finanziamento illecito di campagne elettorali e manipolazione di testimoni in uno dei casi giudiziari più clamorosi dell’epoca. Tra gli episodi emersi durante il processo figura anche l’assunzione di una prostituta per compromettere un familiare che stava collaborando con le autorità federali. È a quel punto che Jared prende in mano le redini dell’azienda trasformandola in una piattaforma finanziaria globale.

Ma la reputazione del gruppo Kushner non è stata segnata soltanto dalle vicende giudiziarie. Nel Maryland e in altri Stati americani, associazioni di inquilini, giornalisti investigativi e autorità locali hanno documentato per anni controversie relative alle pessime condizioni degli immobili gestiti dal gruppo: appartamenti descritti dai residenti come topaie degradate, infestati da insetti, colpiti da infiltrazioni e problemi strutturali, mentre gli inquilini denunciavano una politica aggressiva di aumenti degli affitti e sfratti, anche di madri con bambini. Reputazione che continua a seguire Kushner malgrado i suoi instancabili sforzi per nasconderla.

NON TUTTO È LUSSO QUELLO CHE LUCCICA

Osservata da questa prospettiva, è chiaro che Sazan è l’ultima evoluzione di una storia che da decenni trasforma luoghi, edifici e territori in asset finanziari e geopolitici. Cambiano le dimensioni e gli scenari: dagli appartamenti popolari del Maryland alle coste dell’Adriatico, ma non la logica.

La dottrina Gaza si allarga. Non sempre lo fa con le bombe. A volte arriva in giacca e cravatta. E parla la lingua degli “investimenti strategici” e degli “sviluppi sostenibili”. Non è tutto lusso quello che luccica. Ma forse il colonialismo si.


Storica e storica dell’arte, ricercatrice e saggista, indaga le fratture della storia e le rimozioni dell’Occidente, dal conflitto israelo-palestinese alle manipolazioni linguistiche e mediatiche contemporanee. Collabora con testate e riviste scientifiche e culturali italiane e internazionali, unendo analisi storica, indagine sul linguaggio e riflessione etico-politica. 

Viaggiatrice e pellegrina, ha percorso oltre 3.000 km a piedi in solitaria, di cui 450 in Terra Santa. Camminare è per lei una forma di pensiero, un’indagine radicale dello spazio e del tempo. 

L’incontro e l’ascolto sono il fulcro del suo metodo: custodisce storie e testimonianze che continuano a formarla e ad ampliare il suo sguardo sul mondo. 

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