“Dormi”, la ninna nanna contro la guerra
L’orrore delle infanzie violate e il dolore dei genitori sopravvissuti ai figli nel nuovo singolo del rocker fiorentino
Ci sono madri e padri che non possono più dire “buonanotte”
ai propri figli, perché una guerra, un bombardamento, una mano assassina, li ha
portati via prima che la loro vita potesse davvero cominciare. Immagini
strazianti che la cronaca ci consegna con una frequenza così assidua e spietata
da rischiare l’assuefazione. Corpi piccoli avvolti in un telo che arrivano
sugli schermi, attraversano i notiziari, restano per qualche ora nei feed e poi
vengono sostituiti da altre immagini, altre morti, altri nomi.
“Dormi”, il nuovo singolo di Numa Nardoni, terzo
estratto dall’EP “La Camera di Plastica”, nasce dal lutto più innaturale,
quello dei genitori che sopravvivono ai propri figli. Distribuito da Needa
Records, il brano è una ninna nanna funebre dedicata ai bambini uccisi dalle
guerre, dagli omicidi e da ogni forma di violenza capace di interrompere una
vita prima ancora che possa diventare adulta.
Una canzone sulla violenza cieca e su quella forma estrema
di ingiustizia che si consuma quando non c’è stato tempo per i sogni, per la
possibilità stessa di diventare. Nel testo, c’è una madre davanti al corpo del
figlio, ci sono parole che sembrano dette a voce bassa, quando non resta più
niente da fare: «Ti accarezzo, ti piango addosso». Numa Nardoni sceglie di
raccontare la tragedia senza distanze, dall’ultimo contatto, dall’ultima
carezza, dall’amore che continua quando la vita è già stata interrotta.
Nel disco, interamente prodotto e realizzato dallo stesso
Nardoni durante una settimana di malattia e isolamento, “Dormi” è il pezzo in
cui la critica alla contemporaneità smette di essere sarcasmo, furore o
provocazione e diventa lutto.
Se “Vita decadente” fotografa un mondo allo stremo, “Sbatto” attacca l’ipocrisia dei social network, “Sei anche Michelle” racconta la libertà di espressione
identitaria e “Syntheticpunk” porta il caos in una forma cyber e
disturbante, “Dormi” scava nell’infanzia violata. È una canzone contro la
guerra, ma non solo. È una canzone contro ogni forma di violenza che trasforma
un figlio in un corpo da piangere.
«Avevo stupore, magie negli occhi che ora spenti non vedono
più» è un verso che racchiude la cancellazione del futuro, dei desideri non
ancora formulati, dei giochi non ancora finiti; tutto ciò che un bambino
avrebbe potuto diventare e che la violenza ha interrotto senza chiedere
permesso.
Proprio per questo “Dormi” non ha bisogno di citare una
guerra specifica. Non appartiene a un solo conflitto, a una sola pagina di
cronaca, a un solo Paese. Parla di Gaza, dell’Ucraina, dei conflitti
dimenticati, delle case violate, dei giovani strappati alla vita da un
carnefice che si trova tra le mura domestiche e della brutalità che entra nelle
famiglie lasciandole attonite. Non c’è uno specifico rimando geopolitico, ma
una carezza che non ha bandiere, colori, religioni o partiti e che, purtroppo,
arriva quando tutto è già accaduto.
Il brano è accompagnato dal videoclip ufficiale, nato
da un’idea di Numa Nardoni e scritto a quattro mani con Gabriele Corsini,
videomaker e autore anche della regia e delle riprese. Girato in due giornate
attraversando diverse zone della Toscana e presentato in anteprima nazionale
su Sky TG24, il video traduce il testo in un’immagine simbolica centrale:
un velo rosso, segno dei piccoli corpi senza vita.
Al centro del video c’è Francesca Nerozzi, attrice
protagonista, chiamata a dare volto a tutte le madri e, più in generale, a
tutti i genitori costretti a vivere sulla propria pelle il dolore più
innaturale. Le sue immagini si alternano a quelle di Numa Nardoni, ripreso
mentre canta il brano in luoghi suggestivi della Toscana, in una geografia
visiva che allarga la stanza dell’EP e porta il lutto in spazi aperti,
ricordando che la violenza non resta mai confinata al luogo in cui avviene.
In un oggi in cui le immagini di guerra e morte scorrono sui
telefoni con una velocità che spesso anestetizza lo sguardo, Numa Nardoni
sceglie di rallentare, fermandosi su una ninna nanna e trasformando la frase
più tenera dell’accudimento — «Dormi, amore» — in un commiato.
«“Dormi” – dichiara - è una canzone nata dal
bisogno di denunciare una delle cose più orribili che l’essere umano possa
mettere in atto: costringere migliaia di genitori ad assistere alla morte dei
propri figli, a toccarla con mano, a portarla addosso per sempre. Non è un
brano politico nel senso degli schieramenti. È una canzone contro la ferocia.
Contro le guerre, contro la violenza, contro tutto ciò che distrugge i bambini
e lascia i genitori vivi dentro qualcosa che non si può nemmeno immaginare. Nel
video il velo rosso rappresenta quei piccoli corpi, quelle vite spezzate.
Volevamo raccontare il dolore senza spettacolarizzarlo, con rispetto, lasciando
che fosse la musica a dire ciò che spesso le parole non riescono più a
sostenere.»
Artista fiorentino, cantante e cantautore rock attivo dal
1999, Numa Nardoni porta avanti una scrittura teatrale, spesso abrasiva, capace
di muoversi tra rock, punk, elettronica, ironia e denuncia. Ne “La Camera di
Plastica” questa cifra trova una forma particolarmente compatta: sette brani
nati in isolamento, con una produzione indipendente e un’urgenza espressiva che
attraversa il disco dall’inizio alla fine.
Il titolo dell’EP, “La Camera di Plastica”, rimanda alla
stanza in cui il lavoro è stato concepito e prodotto, ma anche a una condizione
più ampia: una realtà sempre più artificiale, deformata, filtrata da schermi,
social, linguaggi prefabbricati e relazioni impoverite. Dentro questa camera,
Numa osserva il presente senza cercare di alleggerirlo, edulcorarlo o adattarlo
alla forma canzone. Lo prende per quello che è: disordinato, feroce, instabile,
a tratti grottesco.
“Dormi” non offre una via d’uscita e non consegna una
morale. Resta davanti a una scena e chiede di non distogliere lo sguardo. In un
momento storico in cui la morte dei bambini rischia di diventare una notizia
tra le altre, il brano riporta quella morte dentro una forma che pretende
attenzione, rispetto, tempo.
Una canzone può non cambiare il corso degli eventi. Può però
impedire, almeno per qualche minuto, che una tragedia venga archiviata come
l’ennesima notizia da scorrere e dimenticare.

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