È crisi diplomatica tra Italia e Usa



Donald Trump incarna il mediocre che fa dell’arroganza uno stile di vita: fin da piccolo cercava di atteggiarsi a eroe, mentre da adulto ha costruito il proprio successo depredando imprese redditizie e usando il cinismo contro donne e concorrenti.

Di fronte a lui, Silvio Berlusconi che intratteneva raccontando barzellette nei simposi internazionali, s’erge come statista.

L’attacco all’Italia con quelle misogine espressioni: “mi ha fatto pena” trattando un intero paese come fosse una ex fidanzata da umiliare, sono un sonoro schiaffo al rapporto diplomatico fra paesi. 

Al termine del vertice europeo, Giorgia Meloni ha evitato le consuete dichiarazioni alla stampa, è salita sull’aereo ed è rientrata a Roma.

A Donald Trump aveva già risposto con un breve video, dicendosi “allibita” e aggiungendo: “Io e l’Italia non imploriamo mai”. Pedro Sanchez ed Emmanuel Macron le hanno espresso solidarietà, in privato e in pubblico: un sostegno che può farle piacere, ma che evidenzia anche il fallimento della sua ricerca di un ruolo distinto da quello di Francia e Spagna nei rapporti con gli Stati Uniti.

Il giudizio offensivo di Trump mostra come l’idea di Meloni di proporsi come ponte, interlocutrice privilegiata e alleata affidabile capace di risolvere i problemi europei si sia trasformata in un boomerang: ha ricevuto solidarietà dagli altri Paesi, ma appare oggi ancora più isolata. Trump ha usato toni arroganti e venati di misoginia — “mi ha implorato di fare una foto con lei, mi faceva pena” — confermando una visione dei rapporti internazionali fondata non sulla parità tra alleati, ma sulla forza di chi comanda e sulla subordinazione di chi è più debole. 

Forse così ha considerato finora anche l’Italia di Meloni, sempre pronta a schierarsi con Washington: dal silenzio sulle minacce statunitensi contro la Groenlandia e, prima ancora, sul Venezuela, fino ai viaggi a Washington nel tentativo di evitare i dazi. 

La frattura è iniziata con l’attacco di Trump al Papa, che Meloni non ha potuto che definire inaccettabile, ed è proseguita con il no all’uso delle basi di Sigonella.

Da allora i rapporti con il tycoon, pochi mesi prima candidato al Nobel, sono cambiati e ora lo sono ancora di più.

Le conseguenze diplomatiche sono già visibili: il ministro degli Esteri Tajani ha annullato il viaggio negli Stati Uniti. Ricucire sarà difficile, ma per il governo di destra sarà in qualche modo inevitabile.

Sergio Mattarella ha chiamato Meloni per esprimerle solidarietà, mentre i partiti di governo hanno protestato come se scoprissero solo ora chi è Trump. Le opposizioni si sono divise: Conte, Fratoianni e Schlein hanno respinto l’attacco difendendo l’Italia, ma hanno anche sottolineato che quanto accaduto è il risultato di un rapporto di totale subalternità a Donald Trump.

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