Il Venezuela e la strategia dell'estrazione di minerali
La nuova legge organica delle miniere della Repubblica Bolivariana del Venezuela
È stata pubblicata, dopo la sua approvazione in via definitiva, lo scorso 16 aprile, la nuova Legge organica delle miniere (Ley Orgánica de Minas) della Repubblica bolivariana del Venezuela. Come nel caso della precedente Legge organica sugli idrocarburi (gennaio 2026), di cui è stato ampiamente dato conto sulle pagine di Pressenza, anche questa legge è frutto del contesto nel quale lo scenario bolivariano è venuto a trovarsi, all’indomani del 3 gennaio, dell’aggressione armata subita da parte degli Stati Uniti, della perdurante minaccia di aggressione militare nel Mar dei Caraibi e del sequestro, sempre per mano statunitense, del presidente legittimo in carica, Nicolas Maduro, e della prima dama, la giurista e deputata Cilia Flores.
Un’aggressione che, se è fallita nel suo tentativo di imporre un
violento cambio di governo in Venezuela, è tuttavia riuscita a stendersi come
minaccia permanente, dispiegata e condizionante, imponendo quindi al PSUV e al
gruppo dirigente bolivariano mediazioni e compromessi al fine di garantire la
continuità dello Stato e la sopravvivenza del processo bolivariano e delle sue
conquiste.
Come la precedente sul petrolio, anche la legge sulle miniere e sulle risorse minerarie rappresenta uno strumento giuridico e politico fondamentale, strategico.
Il Venezuela bolivariano, infatti, possiede non solo le maggiori riserve petrolifere accertate al mondo (oltre 300 miliardi di barili) ma anche vastissimi giacimenti minerari, in gran parte non ancora pienamente sviluppati, una sorprendente e vastissima ricchezza, che comprende ingenti riserve di oro, ferro, bauxite, coltan e gas.
Dagli idrocarburi alle
risorse minerarie, si può dire, il Venezuela è un Paese di una ricchezza
straordinaria, senza dubbio tra i più ricchi di risorse al mondo, e proprio
questa ricchezza, unita al carattere trasformativo e di giustizia del processo
bolivariano, è una delle chiavi di lettura degli eventi del 3 gennaio e
oltre.
Solo in riferimento agli idrocarburi, il Venezuela possiede le maggiori riserve accertate di petrolio al mondo (concentrate principalmente nella Cintura dell’Orinoco, un’area di oltre 55 mila chilometri quadrati), pesante, e quindi, generalmente, non semplice da estrarre e raffinare, e occupa il nono posto a livello mondiale quanto a riserve di gas naturale con circa 5.500 miliardi di metri cubi di giacimenti di gas. Straordinario poi è il panorama delle risorse minerarie: il Venezuela possiede le maggiori riserve di oro dell’America Latina, con vasti giacimenti soprattutto nel sud-est del Paese.
Solo per fare qualche raffronto, in relazione alle stime su 24 miniere
di oro identificate, il Venezuela potrebbe possedere quasi 75 milioni di once
d’oro, equivalenti a oltre 2.300 tonnellate: le riserve auree ufficiali degli
Stati Uniti ammontano a 8.133 tonnellate, in Germania a 3.350 tonnellate, in
Russia e in Cina a più di 2.300, per cui il Venezuela verrebbe a collocarsi
addirittura al quinto posto a livello mondiale per riserve di oro.
Il Venezuela possiede inoltre circa 6 miliardi di tonnellate
di bauxite di alta qualità, con giacimenti importanti di coltan e bauxite e il
bacino di Los Pijiguaos che rappresenta l’unica miniera di bauxite operativa in
Venezuela, al di sopra di uno dei più importanti giacimenti di minerali
industriali del Paese: si stima che la regione contenga fino a 6 miliardi di
tonnellate di risorse stimate del minerale. Le riserve di minerale di ferro
conosciute superano i 4 miliardi di tonnellate, e molto significativa anche la
presenza di altri minerali, tra cui carbone, nichel, diamanti.
Ovviamente, questo panorama non è solo caratterizzato da
luci ma anche segnato da ombre. Il divario tra il potenziale geologico e la
produzione effettiva resta infatti significativo, tanto è vero che, secondo
dati ufficiali, il Venezuela rappresenta meno dell’1% della produzione mondiale
di oro: la ricchezza mineraria, infatti, non è di per sé stessa ricchezza tout
court, se non supportata da investimenti e apparati di estrazione e lavorazione
all’avanguardia, con filiere produttive e industriali consistenti e alta
intensità di investimenti tecnologici.
Per fare fronte a queste sfide e nel contesto della
pressione legata all’aggressione statunitense, cui il Paese è sottoposto, anche
nella forma di una vera e propria, brutale, guerra economica (dal 2014 il
Venezuela è soggetto a una politica di aggressione economica, finanziaria e
commerciale attraverso un complesso e vastissimo sistema di criminali misure
coercitive unilaterali, imposte arbitrariamente dagli Stati Uniti e dai loro
alleati, che ammontano, al giugno 2026, a un totale di ben 1088 misure coercitive,
che fanno del Venezuela, oggi, il terzo paese con il maggior numero di
“sanzioni” imposte) è stata varata la riforma complessiva della Legge Organica
delle Miniere, che supera le norme precedenti (del 1999 e del 2015) e si muove
lungo tre pilastri: la sovranità mineraria, con lo Stato che mantiene la
proprietà di tutti i giacimenti e il diritto di prelazione tramite la Banca
Centrale per l’acquisto dell’oro estratto; l’apertura al mercato, con un
sistema di concessioni e condizioni della durata massima di 30 anni,
prorogabile per ulteriori due periodi di 10 anni; un nuovo meccanismo di
tassazione, con royalty fino al 13% del valore lordo della produzione e
un’ulteriore imposta del 6% sulle attività primarie delle società
coinvolte.
In base all’art. 3 della legge, infatti, “Solo la Repubblica Bolivariana del Venezuela detiene il diritto di proprietà sui giacimenti minerari, di qualsiasi tipo, presenti sul territorio nazionale, qualunque sia la loro natura, nonché l’amministrazione e la disposizione del diritto esclusivo di gestione delle risorse minerarie e, pertanto, questi costituiscono beni inalienabili e imprescrittibili del dominio pubblico”.
Il novero di
soggetti che possono realizzare attività nel settore minerario è specificato
all’art. 5, in base al quale “le attività minerarie […] possono essere svolte
da: Società di proprietà esclusiva dello Stato o da sue controllate; Società in
cui lo Stato o un ente pubblico detiene più del cinquanta percento (50%) del
capitale sociale, acquisendo così il controllo; Società in cui lo Stato o un
ente pubblico detiene una partecipazione di minoranza nel capitale sociale,
debitamente autorizzate dallo Stato; Società private, debitamente autorizzate
dallo Stato, conformemente alle disposizioni della presente legge e dei
regolamenti attuativi; e ancora, Brigate minerarie, costituite da gruppi di
minatori artigianali, regolarmente registrati e autorizzati; e Singoli
individui impegnati nell’attività mineraria a carattere artigianale”.
Tra le dichiarazioni che hanno fatto seguito all’approvazione della legge, assai significativa quella della Presidente incaricata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodríguez, che, attraverso il suo canale Telegram, si è riferita alla legge come a “uno strumento che rafforza la certezza del diritto e promuove gli investimenti, stimolando la crescita economica. Abbiamo inoltre istituito la Sovrintendenza all’Attività Mineraria per un maggiore coordinamento e una maggiore efficacia nei processi di investimento, produzione e commercializzazione, verso una industria mineraria produttiva e rispettosa dell’ambiente, al servizio dello sviluppo del Paese”.

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