Chiatona, un libro che scava nella sabbia dei ricordi


In un mondo che corre, tra notizie vere e false che scorrono sugli schermi, venti di guerra e barlumi di pace vera o falsa, due coetanei e compaesani scelgono di fermarsi davanti a una stazione abbandonata per scrivere un libro su Chiatona.

Quel luogo diventa una stella polare, come il titolo di un capitolo di Raymond Carver in Il mestiere di scrivere: un punto di partenza per colmare i vuoti della memoria collettiva legata a una spiaggia a un frammento di territorio che racconta l’anima di una comunità.

Conosciamo Pinuccio Stea, uno degli autori, da anni: è un attento studioso della storia dei partiti politici, osservata attraverso le apparizioni pubbliche dei sindaci tarantini degli ultimi decenni. Poi si è occupato anche della storia della squadra di calcio di Palagiano.  Ma anche di altro. Stavolta, forse per l’età, il racconto è diventato più intimista legato ai ricordi del mare.

Chi non conserva il ricordo di fotografie scattate sessanta o settant’anni fa sulla spiaggia, insieme ai genitori? Eppure, come sottolinea Stea nel libro e ribadisce durante la presentazione, nella biblioteca della Cittadella delle Imprese, prima degli anni Trenta a Massafra e Palagiano quasi nessuno aveva visto il mare, se non per portarvi i cavalli a lavare.

La storia di Chiatona diventa così anche un fatto di costume: cambia lo sguardo, trasforma le abitudini e, con la strada spalancata verso il mare, risveglia in molti il desiderio di riconquistare la giovinezza.

Nel libro c’è di tutto, il mito, la storia delle persone e quella amministrativa, il rapporto con il mare che diventa palestra di vita, si impara a nuotare. Ci sono i racconti dei pescatori, e anche la lottizzazione e l'occupazione da parte delle industrie, dall'Italsider alla Shell. 

Ma c’è anche qualcosa che riguarda il territorio. Ne parla Mario Cetera l’altro autore del libro, che si sofferma sulla bellezza del paesaggio, Pineta di Aleppo e mare per decine di chilometri.

Ricordo che la fascia occidentale di Taranto fu inclusa negli “Itinerari turistici e culturali del Mezzogiorno”, innovativo progetto integrato ideato nei primi anni Ottanta da Claudio Signorile, allora ministro per gli Interventi straordinari nel Mezzogiorno. L’obiettivo era superare il modello assistenziale, creando sviluppo economico e occupazione attraverso la valorizzazione delle risorse storiche, monumentali, artistiche e paesaggistiche del Sud Italia.

Oggi, però, di quell’intervento resta poco o nulla e c’è ancora molto da fare: dalla manutenzione della pineta all’accessibilità al mare per tutti.

Francesco Caso, assessore comunale in rappresentanza del sindaco Piero Bitetti, accenna nel suo intervento al Lido Taranto, che il Comune sta cercando di riportare in vita dopo la prima pulizia effettuata quindici anni fa dai volontari tarantini.

Chiatona anni '30

Torna anche qui un tema già emerso: la riscoperta della spiaggetta ha riavvicinato al mare molti abitanti del borgo che, per età, abitudini o difficoltà economiche, avevano smesso di frequentarlo.

Chiatona. Storia e ricordi tra gli anni ’30 e il ’70 diventa un racconto corale, arricchito dalle testimonianze di altri dodici amici che condividono frammenti della propria vita. Complimenti alla Capera srl casa editrice che è alla sua prima pubblicazione. E si può dire: buona la prima!

Quarant’anni di vita lasciano poi spazio al degrado: dall’Impero alla fuga sempre più lontano dalla città inquinata, verso Ginosa e Metaponto.

Il libro trasmette però un messaggio autentico e profondo: “Il ricordo è l’unico paradiso dal quale non possiamo essere cacciati”, come scrisse Schopenhauer.

Così, la memoria di due compaesani si trasforma in un ricordo collettivo, un paradiso fatto di emozioni condivise.

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