Fania Oz a Roma
Casa della Memoria e della Storia, martedì 9 giugno ore 17. L'evento è promosso dalla Fondazione Giuseppe Levi Pelloni in collaborazione con la FIAP
La storica israeliana, figlia di Amos Oz, riceve il Premio
FiuggiStoria Europa 2025 e dialoga sul futuro del conflitto israelo-palestinese
Arriva a Roma da Oxford, dove questa settimana ha tenuto la
prestigiosa Massada Annual Lecture on Israel, Fania Oz-Salzberger, una delle
voci più autorevoli e limpide del pensiero israeliano contemporaneo. Storica
delle idee, docente emerita all’Università di Haifa e al Centro di studi
tedeschi ed europei, figlia del grande scrittore Amos Oz, sarà protagonista
dell’incontro-conferenza dal titolo: “Dall’Illuminismo al postcolonialismo e
ritorno: Israele e Palestina sono condannati a restare prigionieri di un gioco
a somma zero?”
L’appuntamento, promosso dalla Fondazione Giuseppe Levi
Pelloni in collaborazione con la FIAP, sarà condotto da Luca Aniasi, Bianca
Cimiotta Lami e Pino Pelloni. In apertura, proprio Pino Pelloni, Presidente del
Premio FiuggiStoria, consegnerà a Fania Oz-Salzberger il Premio FiuggiStoria
Europa 2025, riconoscimento che da alcuni anni valorizza il lavoro di studiosi
e ricercatori impegnati nella riflessione sulla storia italiana ed europea.
La presenza di Fania Oz a Roma assume oggi un significato
particolare. La studiosa non è soltanto l’erede intellettuale di una delle più
alte coscienze morali del Novecento letterario israeliano, Amos Oz, ma anche
una protagonista autonoma del dibattito pubblico internazionale. Nata nel 1960
nel kibbutz Hulda, cresciuta dentro la tradizione del sionismo laico e
democratico, ha dedicato gran parte del suo lavoro all’Illuminismo europeo,
alla storia del pensiero politico, all’ebraismo politico moderno e alle tensioni
che attraversano Israele e l’Europa.
La conferenza romana non sarà soltanto un appuntamento
culturale, ma un’occasione di riflessione civile. Il titolo stesso
dell’incontro - dall’Illuminismo al post-colonialismo e ritorno - indica la
volontà di uscire dalle gabbie concettuali più rigide e di interrogarsi su una
domanda decisiva: Israele e Palestina sono davvero condannati a restare nemici
assoluti, prigionieri di un gioco in cui la vittoria dell’uno coincide
necessariamente con la sconfitta dell’altro? Fania Oz-Salzberger porta con sé
una risposta che non è consolatoria, ma necessaria. La storia, sembra dirci,
non offre scorciatoie morali. Chiede memoria, lucidità, coraggio. Chiede di
riconoscere il trauma del 7 ottobre, la sofferenza dei palestinesi, la tragedia
degli ostaggi, il sangue di Gaza, ma anche la forza di chi, dentro Israele,
continua a opporsi alla deriva autoritaria e alla guerra eterna.
Il Premio FiuggiStoriaEuropa, giunto alla sua settima
edizione nell’ambito del più ampio Premio FiuggiStoria, ideato dallo storico
Piero Melograni e curato da sedici anni dalla Fondazione Levi Pelloni, ha già
premiato studiosi come Amelie Patriarca, Lutz Klinkhammer, John Foot,
Hans-Ulrich Thamer, Peter Englund, Tamar Herzig e Nina Valbousquet.
Con Fania Oz-Salzberger, il riconoscimento assume una forte valenza europea e mediterranea: premia una studiosa che guarda a Israele senza indulgenze e senza ostilità, con la passione di chi sa che la democrazia è fragile e che la pace, prima ancora di essere un accordo diplomatico, è una forma di intelligenza morale.

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