RIVA RIVA, SEMPRE LUI !! cronaca da Genova
Forse non tutti sanno che Il "furbetto" ha gia il benestare del consiglio regionale, ha promesso...(come ci si puo fidare delle promesse di Riva?)...di ricollocare ...una quarantina di addetti.. quelli che dovevano ..incrementare la produzione delle produzioni....a freddo.
Ha già in mano tutti i permessi per il ripristino e l'ammodernamento della vecchia centrale elettrica all'interno dell'area ILVA a Cornigliano.
Se non ci si muove per tempo il "grande imprenditore" comincerà a breve a bruciare carbone o olio di palma, colza, sansa, o ...residui delle lavorazioni del petrolio...o CDR !!!!! in jont venture con IREN, non
voglio nemmeno pensare di dovere rimpiangere l'ALTOFORNO.
CORNIGLIANO SVEGLIA!!!
Felice Airoldi
Il 16/10/2010 7.49, Carloge ha scritto:
Repubblica Genova
Industria, Riva blinda le sue aree"Non cediamo spazi. Stiamo rilanciando l´Ilva e alla città abbiamo già > dato tanto"
RIVA non è disponibile a cedere aree a Cornigliano. A cinque anni dalla firma dell' accordo di programma il gruppo Riva sta faticosamente completando il programma di investimenti avviato, i 770 milioni di euro promessi nel piano industriale sono diventati quasi 900, ora si pensa ad ampliare il centro servizi, il distripark. «Perché dovrei precludermi il futuro dello stabilimento?», si chiede Daniele Riva, responsabile dello stabilimento Ilva di Cornigliano, che spiega: «Negli ultimi cinque anni abbiamo investito facendo uno sforzo enorme, abbiamo già ceduto 400.000 metri quadrati, dove non mi sembra per ora di vedere fiorire grandi iniziative imprenditoriali». - NADIA CAMPINI
L´affondo di Riva: "Sulle aree non si tratta" "Abbiamo investito per l´occupazione. E la città da noi ha già avuto altri spazi"
Emergenza lavoro "Gli occupati? I 2.700 erano un obiettivo, non un obbligo. E stiamo rilanciandoci"
"Il 2010 è già andato meglio del 2009, ma i livelli di tre anni fa restano lontani"
Su di noi un gran pressing, ma non ci pare che in giro per Genova ci siamo molte nuove iniziative imprenditoriali
NADIA CAMPINI
SULLE aree non si tratta. A cinque anni dalla firma dell´accordo di programma, nonostante la crisi che si è abbattuta sull´economia mondiale, il gruppo Riva sta faticosamente completando il programma di investimenti avviato, i 770 milioni di euro promessi nel piano industriale nel frattempo sono diventati quasi 900, i nuovi impianti stanno andando a regime, i lavoratori usciti dal processo produttivo in seguito alla
chiusura dell´area a caldo, altoforno e cokeria, sono appena rientrati grazie ai contratti di solidarietà. Ora si pensa addirittura ad ampliare il centro servizi, il distripark, con una nuova linea, e l´imprenditore
non ha alcuna intenzione di liberare aree, come negli ultimi stanno chiedendo sempre più insistentemente da più parti. «Perché dovrei precludermi il futuro dello stabilimento?», si chiede Daniele Riva,
responsabile dello stabilimento Ilva di Cornigliano, che con questa intervista a Repubblica fa il punto della situazione, e spiega: «Negli ultimi cinque anni abbiamo investito facendo uno sforzo enorme, abbiamo
ribaltato completamente lo stabilimento, abbiamo cercato addirittura di studiare l´assetto dei capannoni in funzione del cono aereo, abbiamo lavorato per trovare soluzioni logistiche efficaci, anche le aree che non
sono occupate fisicamente servono per la logistica, che è uno degli elementi essenziali di un impianto industriale. Abbiamo già ceduto 400.000 metri quadrati, dove non mi sembra per ora di vedere fiorire grandi iniziative imprenditoriali, non possiamo cedere altri spazi. Per altro, a parte i proclami che leggiamo sui giornali, in sede ufficiale mai nessuno ci ha avanzato la richiesta di liberare delle aree».
Ansaldo ha bisogno urgente di spazi per il montaggio delle turbine e anche Malacalza chiede aree per i suoi progetti di espansione. Non c´è alcuna possibilità di andare incontro a queste richieste?
«Le aree ci sono, quelle che abbiano ceduto sono ancora libere. E poi cinque anni fa Ansaldo esisteva già, se non sbaglio. Perché a quell´epoca non ha presentato un piano industriale con tanto di progetti di investimenti? Non penso che nessuno avrebbe avuto nulla in contrario, anzi, sicuramente sarebbe stato accolto, noi gli investimenti li abbiamo fatti tutti e anche di più senza chiedere niente a nessuno. E comunque attenzione a cercare di rimettere in discussione un accordo fatto solo cinque anni fa, non è un bel segnale che si dà all´esterno».
Perché?
«Noi stiamo mettendo su a Cornigliano l´impianto siderurgico a freddo più moderno d´Europa; qualsiasi imprenditore può essere interessato a venire ad aprire un´attività complementare vicino a noi, ma nessuno lo farà mai se non gli si dà la sicurezza del suo investimento».
Vi accusano di non aver mantenuto le promesse sul numero degli occupati, prima si è scesi da 2700 a 2200, ora siamo a poco meno di 2000. «Era un obiettivo, non una condizione, anche perché non esiste in alcun
Paese ad economia avanzata l´imposizione di un rapporto personale-aree. Quello che si può e si deve chiedere all´impresa oggi, è di rilanciare la produttività sugli investimenti, che è l´unica garanzia di solidità di un sistema economico, esattamente quello di cui si sta discutendo a livello mondiale, e su questo versante noi siamo all´avanguardia, Grazie alla nuova linea della zincatura tre quest´anno nonostante la crisi,
Cornigliano ha fatto il record dello zincato, in nove mesi ha superato da sola la produzione di due linee insieme. E il nuovo centro servizi sta andando molto bene, siamo in grado di prendere ordini fino ad un
minimo di tre tonnellate e stiamo pensando di aprire una nuova linea, per venire incontro alle esigenze dei piccoli clienti, che stanno crescendo».
Che fine ha fatto il progetto della centrale elettrica prevista dal piano industriale?
«E´ in corso un confronto con gli amministratori locali perché dovrebbe rientrare nel progetto di riassetto complessivo che comprende anche la centrale in porto. Noi siamo disponibili a discutere, ma entro sei mesi
abbiamo bisogno di avere una risposta, perché altrimenti dobbiamo andare avanti con il nostro progetto. Se andiamo a pieno regime, dobbiamo anche poter contare su un approvvigionamento conveniente di energia elettrica, visto che dobbiamo competere con paesi come la Francia e la Germania, che si basano anche sull´energia nucleare».
Quali sono le prospettive per l´anno prossimo?
«Il 2010 è già andato meglio del 2009, molto dipenderà dalla speculazione, che resta forte sulle materie prime. Si pensa ad una ripresa per la primavera del 2011, anche se ci vorranno anni prima di tornare ai livelli
del 2007, comunque noi lavoriamo per il futuro».
Come si piazza lo stabilimento di Genova all´interno del gruppo?
«Entro il 2013 contiamo di arrivare a movimentare a Cornigliano dalle sette alle otto milioni di tonnellate di materiale. In fondo gli amministratori locali all´epoca della firma dell´accordo di programma sono
stati lungimiranti, anche se involontariamente. Con la crisi economica internazionale se non avessimo avuto l´accordo di programma e non avessimo realizzato questi investimenti, oggi probabilmente saremmo qui a
discutere di una fabbrica chiusa. Invece abbiamo lo stabilimento a freddo più tecnologicamente avanzato del gruppo e di tutta Europa, una fabbrica moderna e assolutamente compatibile con l´ambiente. Qui abbiamo una capacità produttiva di due milioni e mezzo di tonnellate l´anno, oggi siamo a circa 800.000, gli spazi di crescita ci sono, non a caso nei spogliatoi abbiamo installato stipetti per 2400 lavoratori».
In novecento con i contratti di solidarietà gli investimenti quasi a un miliardo
DAL primo di ottobre i 450 lavoratori usciti dallo stabilimento siderurgico Ilva cinque anni fa in seguito alla chiusura dell´area a caldo sono rientrati in fabbrica grazie ai contratti di solidarietà. Per il momento fanno una settimana di formazione e tre a casa, la formazione durerà per circa otto mesi e progressivamente i lavoratori verranno utilizzati sui nuovi impianti. A conti fatti il trattamento economico che ricevono i lavoratori rientrati è pari o leggermente migliore a quello che avevano con la cassa integrazione integrata dai lavori di pubblica utilità. Resta il problema del mese di settembre, nel quale i lavoratori hanno avuto, grazie all´interessamento degli enti locali, la proroga di un mese della cassa in deroga con i lavori di pubblica utilità, ma finora l´Inps non ha pagato e per legge l´azienda non può anticipare il trattamento. Complessivamente i lavoratori coinvolti dai contratti di solidarietà sono circa 900, perché a fronte dei 450 rientrati, altri 450 lavorano una settimana in meno al mese. I contratti di solidarietà dureranno due anni. Poi ci sono circa 100 lavoratori che usufruiscono della cassa integrazione in deroga fino al 6 febbraio dell´anno prossimo. Complessivamente i lavoratori a libro matricola sono 1890 e Riva ribadisce
il rispetto pieno dell´accordo di programma, vale a dire la garanzia occupazionale per tutti i dipendenti.
Per quanto riguarda invece gli impianti è stato terminato ed è entrato in funzione il decatreno, che è il nuovo cuore dello stabilimento, è in funzione ormai al 100% la zincatura tre, mentre la zincatura due è ferma
per la crisi, ma riprenderà quando riprende a tirare il mercato, e si lavora alla costruzione della zincatura 4, che sarà completata nel 2011, è stato poi messo in funzione il distripark, ed è già previsto un ampliamento. Sono state realizzati i nuovi spogliatoi, quasi completati, e le nuove portinerie, si lavora ancora sulle banchine e fra i programmi c´è l´ammodernamento della linea della latta. In origine gli investimenti
previsti dal piano industriale ammontavano a 770 milioni di euro, ma l´impegno di spesa ha già superato i 900 milioni di euro in cinque anni. (n.c.)
Carlo
Forum Per La Sinistra Europea - Genova
> http://versose.altervista.org/

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