Riace il sindaco esempio della gestione dello Sprar, in trasferta, divieto di dimora




Riace è il simbolo di quello che si palesa all'orizzonte, una stretta sullo Sprar, questo sistema di accoglienza che viene gestito direttamente dai comuni. 

Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) è costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo. 

La rete SPRAR: quasi 27.000 profughi accolti in oltre 1200 comuni (soprattutto del Sud)

Il sistema di accoglienza SPRAR è cresciuto in maniera esponenziale nel corso dell’ultimo decennio: se all'inizio, nel 2003, i posti disponibili erano 1.365, la capienza si era già quasi decuplicata nel 2013 e oggi – i dati sono di giugno 2016 – il sistema garantisce accoglienza a 23.822 richiedenti asilo e rifugiati in 674 progetti (di cui 109 dedicati a minori non accompagnati e 45 a persone con disagio mentale o disabilita). Gli enti locali coinvolti sono 574, tra cui 29 province e 12 unioni di comuni, per un totale di circa 1200 comuni coinvolti. 

Osservando i dati del 2016 balza in evidenza il dato relativo al flusso dei migranti gestiti dai CAS, dai CARA e altri, stiamo parlando, dato 2016 di 151.912. E' quello che scatena l'immaginario collettivo su i buchi neri, delle cooperative come quelle romane di Mafia Capitale.  I centri più diffusi sono i cosiddetti Centri di Accoglienza Straordinaria, detti CAS; vengono aperti in autonomia dalle prefetture, a seconda dell’esigenza del momento e affidati solitamente a una cooperativa locale che si impegna a occuparsi delle esigenze di base degli ospiti e soprattutto a trovare un posto dove farli dormire. . Quindi il rapporto è tra 23.822 che è il numero dei progetti gestiti dai Comuni e 151.912 quelli legati al sistema diffuso di accoglienza capite la sproporzione? 

Certo, diciamolo, così capiamo meglio anche la situazione attuale. Il sistema Sprar che sul piano dell'integrazione è stato voluto dal centro-sinistra. Colpire quello funziona e non il sistema diffuso di accoglienza - Sono i famosi “alberghi” di cui si parla spesso, i cui proprietari accettano anche solo per arrotondare - è forse un obiettivo politico?

Tornando a Riace e alla situazione attuale, il sindaco esce dagli arresti e finisce nel divieto di dimora. In una intervista al Corriere della Sera dice:  «… ho deciso che usciremo dallo Sprar e non chiederemo più fondi pubblici, sarà autogestione, accoglienza spontanea come nel '98 quando aprimmo per la prima volta le porte delle nostre case ai curdi. Accoglienza di vicinato. E per prima cosa farò un sopralluogo al frantoio, perché da domani avremo bisogno di soldi e allora per intensificare la produzione vorrei aggiungere all'olio una bella fabbrichetta di birra...»  Il sindaco di Riace, a nostro avviso è responsabile per eccesso di zelo e non di truffa

Al di là di quello che sarà la conclusione dell'iter processuale, la stretta su Riace risponde, al nostro avviso, al calcolato disegno politico di smantellare quello che funziona per incrementare la sensazione di sfiducia verso una possibile gestione del problema migranti ,per alimentare il  rifiuto della solidarietà. Specie se poi, nel  sistema diffuso di accoglienza, quello creato per l'emergenza che in realtà non funziona perchè si protrae nel tempo - occorrono due o tre anni per un rifugiato avere risolta la sua pratica - troviamo ragazzi che stanno senza far nulla, bighellonando per strada suscitando le proteste di alcuni sindaci e qualche "benpensanti" 


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