La
vicenda del «Pianista sull’Oceano» trae nome dal film di Tornatore di 20 anni
fa ispirato al monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco.
Un’occasione
ghiotta per farne un pezzo teatrale di 50 minuti o poco più da offrire al
pubblico in una serata di inizio ottobre nell’Auditorium della chiesa Sacra
Famiglia a Taranto.
Si poteva scegliere un monologo spoglio mentre in realtà,
la Compagnia di Prosa Cesare Giulio Viola affiliata alla U.I.L.T (Unione
Italiana Libero Teatro), con attenta regia ha ricreato l’ambiente musicale del
Virginia, il piroscafo che copriva il tragitto dall’Europa verso l’America, col
pianista, il trombettista e la vocalist e, per ultimo, la voce narrante.
Ottima
scelta anche la riproduzione sullo sfondo, a video, del mare. Una scenografia
essenziale, forse troppo statica, ma impreziosita da un’ottima resa sul piano
dello spettacolo; tutti bravi la cantante Maria Pugliese, i musicisti Carmine Fanigliulo
e Vito Pietro L'Abbate e l’attore Franco Nacca.
Dobbiamo
dire che la serata di ieri per noi è stata una scoperta plurima: la location della parrocchia, molto ampia e ben attrezzata per spettacoli e convegni e la compagnia
amatoriale di cui abbiamo visto il primo spettacolo e anche il parroco giovane e molto aperto al sociale.
Amatoriale è termine
desueto, potremmo coniarlo uno nuovo: amattoriale, nel senso di amore puro verso quest’espressione artistica che ammalia e cura la nostra fame di cultura.
Franco Nacca tiene bene la presenza scenica in perfetta armonia con gli altri
tre, necessariamente statici, e rende bene la narrazione di questa stupenda
storia che racchiude tante suggestioni: l’amicizia vera, la musica, il viaggio,
il mare, l’emigrazione.
La
storia inizia il 1º gennaio 1900, quando Danny Boodman, un macchinista di
colore del transatlantico Virginian, trova un neonato abbandonato in una
cassa di limoni nella prima classe della nave. Danny battezza il
bambino con il proprio nome, Danny Boodman, aggiungendovi l'insegna presente
sulla cassetta in cui lo ha trovato (T.D. Lemon) pensando che il significato di
"T.D." fosse "Thanks Danny" e che quindi lui fosse
destinato ad allevare il bambino, ed il secolo dell'anno in cui ha trovato il
bambino: Novecento. All'età di 8 anni sfuggirà alla polizia che voleva prelevarlo per condurlo in orfanotrofio e da quel momento, o meglio dal momento in cui durante il viaggio
ricompare suonando il pianoforte, diventerà leggenda. Un bambino che nasce su una nave dalla quale non scenderà mai, nessuno reclamerà, non sarà in nessuna anagrafe, non sarà mai nato. Una bella intuizione letteraria, un capolavoro di film e ora una pièce teatrale grazie ad una compagnia tarantina e alla voce graffiante di Franco Nacca.
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