Taranto - Franco Nacca e la sua Cesare Giulio Viola nella leggenda del pianista Novecento

Piroscafo Virginia dal 1906 a 1944 in rotta tra Europa e USA

La vicenda del «Pianista sull’Oceano» trae nome dal film di Tornatore di 20 anni fa ispirato al monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco.
Un’occasione ghiotta per farne un pezzo teatrale di 50 minuti o poco più da offrire al pubblico in una serata di inizio ottobre nell’Auditorium della chiesa Sacra Famiglia a Taranto. 

Si poteva scegliere un monologo spoglio mentre in realtà, la Compagnia di Prosa Cesare Giulio Viola affiliata alla U.I.L.T (Unione Italiana Libero Teatro), con attenta regia ha ricreato l’ambiente musicale del Virginia, il piroscafo che copriva il tragitto dall’Europa verso l’America, col pianista, il trombettista e la vocalist e, per ultimo, la voce narrante. 

Ottima scelta anche la riproduzione sullo sfondo, a video, del mare. Una scenografia essenziale, forse troppo statica, ma impreziosita da un’ottima resa sul piano dello spettacolo; tutti bravi la cantante Maria Pugliese, i musicisti Carmine Fanigliulo e Vito Pietro L'Abbate e l’attore Franco Nacca.

Dobbiamo dire che la serata di ieri per noi è stata una scoperta plurima: la location della parrocchia, molto ampia e ben attrezzata per spettacoli e convegni e la compagnia amatoriale di cui abbiamo visto il primo spettacolo e anche il parroco giovane e molto aperto al sociale. 

Amatoriale è termine desueto, potremmo coniarlo uno nuovo: amattoriale, nel senso di amore puro verso quest’espressione artistica che ammalia e cura la nostra fame di cultura. 

Franco Nacca tiene bene la presenza scenica in perfetta armonia con gli altri tre, necessariamente statici, e rende bene la narrazione di questa stupenda storia che racchiude tante suggestioni: l’amicizia vera, la musica, il viaggio, il mare, l’emigrazione.
La storia inizia il 1º gennaio 1900, quando Danny Boodman, un macchinista di colore del transatlantico Virginian, trova un neonato abbandonato in una cassa di limoni nella prima classe della nave. Danny battezza il bambino con il proprio nome, Danny Boodman, aggiungendovi l'insegna presente sulla cassetta in cui lo ha trovato (T.D. Lemon) pensando che il significato di "T.D." fosse "Thanks Danny" e che quindi lui fosse destinato ad allevare il bambino, ed il secolo dell'anno in cui ha trovato il bambino: Novecento.  All'età di 8 anni sfuggirà alla polizia che voleva prelevarlo per condurlo in orfanotrofio e da quel momento, o meglio dal momento in cui durante il viaggio ricompare suonando il pianoforte, diventerà leggenda. Un bambino che nasce su una nave dalla quale non scenderà mai, nessuno reclamerà, non sarà in nessuna anagrafe, non sarà mai nato. Una bella intuizione letteraria, un capolavoro di film e ora una pièce teatrale grazie ad una compagnia tarantina e alla voce graffiante di Franco Nacca.  


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