L’ENI rispetti la società civile italiana
Causa ENI contro Recommon. Reazione di Greenpeace, Legambiente e WWF
La recente azione giudiziaria promossa da ENI nei confronti
di Recommon suscita interrogativi nel dibattito pubblico in merito al
suo possibile impatto sull’esercizio della libertà di espressione e di critica.
Lo dichiarano le organizzazioni ambientaliste Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia.
In base agli elementi pubblicamente noti, tale iniziativa
potrebbe essere accostata al più ampio fenomeno delle Strategic Lawsuits
Against Public Participation (SLAPP), vale a dire azioni legali che,
indipendentemente dal loro esito, possono incidere sulla partecipazione al
confronto pubblico.
L’azione interviene, infatti, in relazione a dichiarazioni riconducibili al diritto di critica, riferite ad attività industriali di una società operante nel settore oil & gas e partecipata dallo Stato italiano, e inserite nel contesto di un dibattito di evidente interesse generale.
Anche se in tali dichiarazioni fosse
stata riportata qualche informazione sbagliata, ENI avrebbe
potuto smentirle pubblicamente, contribuendo così al confronto
democratico. Al contrario, denunciare, per le organizzazioni
ambientaliste, rappresenta un passo aggressivo e del tutto
immotivato.
Un’iniziativa di questo tipo è certamente percepita come un segnale di chiusura rispetto all’attenzione e al controllo esercitati dalla società civile. Questo appare particolarmente problematico nel caso di una società partecipata dallo Stato, chiamata per definizione a confrontarsi con il dibattito pubblico sulle proprie attività.
Inoltre, il ritiro di ENI stessa dal consorzio
Ratio Energies, che nell’ottobre 2023 aveva ottenuto dal Ministero dell’Energia
di Israele sei licenze per l’esplorazione di gas nelle acque antistanti la
Striscia di Gaza, in aree di competenza dello Stato palestinese, avvalora
indirettamente la sostanza delle dichiarazioni dell’attivista
di Recommon.

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