Un italiano su due vive a sbafo

 


Circa un italiano su due, ovvero il 46 per cento della popolazione, non versa un euro all’ Irpef e vive a sbafo avendo comunque accesso a numerosi servizi gratuiti o fortemente agevolati. 

Questo dato solleva una domanda fondamentale: siamo davvero così poveri? O qualche furbetto ci frega? 

Il contesto economico italiano

Questa notizia rimbalza da diversi giorni da quando è venuta fuori la situazione: l'Irpef è pagata da pensionati e dipendenti per l'80% e solo dal 20% dagli autonomi.

L’Italia si trova a dover affrontare una situazione complessa, in cui una larga fetta della popolazione usufruisce di servizi senza contribuire fiscalmente. Questo fenomeno si inserisce in un contesto caratterizzato da una significativa evasione fiscale e, come se fosse un gioco d’azzardo, ci indebitiamo con una spesa media di tremila euro a persona, inclusi i neonati.

La questione della sostenibilità

Alla luce di questi elementi, emerge una domanda centrale, a cui i partiti politici impegnati nella prossima campagna elettorale dovrebbero dare risposta: è ancora sostenibile continuare su questa strada, in un Paese con un’elevata evasione fiscale e una spesa così rilevante?

Con buona pace dei leghisti e del governo lo stesso ministro Giorgetti afferma: "essere debitori ci rende meno liberi" 

La lotta all'evasione è un obbligo morale al quale nessuno può sottrarsi. 

I moderni sistemi di controllo ci sono ma non vengono utilizzati. Solo in qualche uscita clamorosa della magistratura, che assai spesso anticipa tutti, scoperchia il vaso e compaiono facoltosi ricchi con case e barche di lusso ignoti al fisco e scattano le confische

E qui entriamo nel ginepraio dei beni che tornano allo Stato come risarcimento.

In un caso in cui lo scrivente si trova gestire, a Taranto, viene fuori che spesso i beni confiscati, specialmente immobili, arrivano in cattivo stato e necessitano di ristrutturazioni che gravano sul Comune e se non vengono venduti o assegnati rapidamente i beni possono deteriorarsi, diventando un peso anziché un' opportunità. 

Poi c'è l'evasione che riguarda anche chi fa impresa. 

Nella mia esperienza personale ho conosciuto una persona che vendeva abiti da sposa. Al momento del pagamento prendeva il 60% del costo in contanti e il resto con assegno. Un evasione che andava oltre la metà. Nel giro di pochi anni la persona acquistava una casa pagandola 120 mila euro in contanti. Ma avete idea di tutto questo? 

Ora il fatto narrato è di vent'anni fa, ora forse sarebbe più difficile farlo. Ma ne siamo sicuri? Quanti sono i  professionisti che chiedono il contante per una prestazione? Magari con un risparmio del 20% di iva che significa talvolta fare la spesa per un giorno in più. Centriamo anche noi. Non se esce fuori.

L’etica dei comportamenti sociali, applicandola a questioni politiche, economiche e istituzionali è lapalissiana: non si può più debordare dall’impegno a contrastare l’abuso. Se non paghi, pur dovendolo, non hai diritto di vivere a spese degli altri. (RGB)

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