TARANTO SENZA ILVA ( terza parte)
| di Roberto De Giorgi Una brutta pagina per la città vedere ieri uno scontro tra ambientalisti ed il Sindaco Stefàno. Un movimento ambientalista che aveva visto defilarsi da Altamarea, la Legambiente ( in tal modo ponendo seri dubbi sulla consistenza di questo coordinamento di associazioni) legandosi filo diretto con il referendario Avv. Russo Nicola che da sempre (con Taranto Futura) è critico nei confronti dell'amministrazione comunale. In sostanza se si richiama il dibattito svolto nella tavola rotonda del Corriere del Giorno del 14 maggio scorso lo scollamento delle posizioni è evidente Del resto perchè non aspettare le risultanze dell'ARPA, attese a brevissimo, per chiedere a quel punto comportamenti adeguati da parte dell'Istituzione? All'associazionismo del dire, si contrappone un associazionismo dell'agire quotidiano che si pone obiettivi ed intende raggiungerli senza necessariamente, quando almeno non c'è una chiusura totale, andare allo scontro con le istituzioni non certo sugli obiettivi, ma sulle strategie, i tempi, i distinguo personali di questo o quel personaggio. Non si fa nessun passo avanti, anzi si fa confusione e si perde il rapporto con i cittadini. La dimostrazione dell'esiguo numero dei partecipanti lo dimostra. La situazione di Taranto è da tempo nella cronaca nazionale. Un inquinamento quarantennale è balzato nel circuito mediatico. E' allarme. Ma se guardiamo con l'analisi del cronista o dell'analista, ci accorgiamo che esistono diversi tipi di enunciazioni del movimento ambientalista tarantino. Una sorta di ambientalismo che punta ad occupare la stampa, i media. Spesso finendo con il creare allarmismo che determina effetti a catena spesso incontrollabili e che non fa bene ai cittadini ed al sistema economico. Se si ha paura non si ha il tempo di riflettere. Pensiamo alla storia della diossina. Partita con il convegno di TarantoViva del 2008, il DUT ( Diossina Uomo Taranto) quell'iniziativa si poneva il compito strategico di avviare un percorso di riflessione impegnando In realtà gli enti si sono mossi con le analisi fatte dall'Asl e primi provvedimenti assunti e tesi, da un lato a circoscrivere il danno (vedi gli allevamenti ovini interessati), dall'altro trovare le opportune strategie per affrontare il problema nel suo insieme. Invece uno stillicidio di dati, pur realizzati con la generosità di associazioni di volontari e a proprie spese, hanno rischiato, a mio avviso, generalizzazioni, senza un percorso compiuto di analisi corretta del territorio che desse il segno della qualità fuori da ogni episodicità. Con il risultato d'essere stati ora nella polemica se i dati fossero stati nella norma o meno, ora se si poteva allattare o meno, se si poteva mangiare o meno. Già i primi gruppi organizzati di turisti disdettarono quell'estate nella zona di Castellaneta. Io ho il concetto dell'ecologismo a tutto campo. Così come non esiste un solo inquinante, è pur vero che non esiste una unica fonte di inquinamento. E la dimensione etica dell'ambientalismo non può essere legata né ad uno specialismo, né ad una campagna-spot martellante fatta di slogans e basta. Ecco perché credo che sia urgente e necessario promuovere una ambientalismo che ponga i fatti al primo posto, l'agire in prima persona come elemento della discontinuità con il passato, come momento educativo e coinvolgente. Se non si conosce ed ama la natura non la si difende. Così è pur vero che, se non si conosce ed ama una città, non si percepisce il senso della comunità, non emerge la etnia, il segno tangibile dell'appartenenza. Le opere di bonifica ambientali proposte a suo tempo da Ecomunita (associazione nata con questo impegno e poi ahimè finita) o di altre associazioni servono a questo, per esempio la riscoperta di luoghi e tradizioni, da pulire, riportare alla bellezza di un tempo, per sviluppare il turismo. Una fuori-uscita dall'Ilva è possibile nel tempo se si fa strada una diversa idea del territorio, se si attirano finanziamenti per l'autostrada del mare per esempio, oppure per lanciare la green economy ( come pure fanno alcuni amici di una neo fondazione ambientale) oppure imprese verdi che riciclino i rifiuti senza mandare materia prima o seconda al Nord. Questo per tornare a casa nostra, in quella dei nostri padri, senza rifiuti, senza smog, senza veleni. Cosi si costruisce una cultura ambientale che aiuta a fare tutte le battaglie per la rinascita della città. | ||

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