TARANTO SENZA ILVA ( prima parte)



di Roberto De Giorgi

In questa foto aerea degli anni '30, si vede quello che c'era prima dell'Italsider. L'unica fascia nera che si vede è quella dei binari della stazione ferroviaria e poi tanta campagna. Qualche capannone nella zona vicina alla stazione dove c'era anche una piccola fonderia di una azienda metalmeccanica legata alla ferrovia e poi artigiani del legno e dei metalli in genere. Sono gli opifici della fine ottocento che arrivano anche a Taranto. Nel 1999 ho scritto per Italia Lavoro un racconto - rapporto sulle mie conversazioni con i lavoratori socialmente utili tarantini (dopo i napoletani e foggiani) ecco uno stralcio:
" Era luglio avanzato del 1999 quando avviammo il Progetto a Taranto. Il censimento indicò che, nella Provincia, c'erano più di 2.500 lavoratori socialmente utili. Di questi una buona parte fu sottoposta alle interviste nel corso di un anno e mezzo, e io ne incontrai 480. Una folla di persone, con i loro problemi e le loro ansie, che mi fecero conoscere meglio la realtà di quella città, che faceva già parte della mia esperienza di operatore sociale.


I lavoratori socialmente utili tarantini hanno avuto, in gran parte, un'origine storica che ci fa fare un passo indietro di 30 anni, come ad affermare che questi lavoratori sono figli di tutte le politiche, non di questo o quel governo. Agli inizi degli anni '70, infatti, una serie di ditte edili furono impegnate nel raddoppio dello stabilimento siderurgico più grande d'Europa; terminato il lavoro, intorno alla metà di quel decennio, misero in Cassa integrazione speciale i lavoratori che erano stati impegnati in quell'opera. E già questo era un problema enorme, giacché riguardava più di 1.200 unità.


Alcuni di quei lavoratori erano giovani alle prime armi, altri erano arrivati a quella fase di lavoro dopo un decennio in cui c'era stato un forte sviluppo urbano e industriale della città. Se ci si sofferma sui dati relativi alla popolazione, che riassumono le condizioni di sviluppo socio- economico della provincia, emerge come in un solo decennio, dal 1961 al 1971, il numero degli abitanti nella provincia di Taranto sia aumentato di circa 10 punti percentuali in confronto all'incremento dell'1,6% nell'area del Mezzogiorno. Ciò dimostra che lo sviluppo degli assetti produttivi, dalla cantieristica navale a quella siderurgica, fonte d'impiego e di benessere, aveva sottratto quest'area al generale depauperamento demografico delle aree non industrializzate del Sud. Un altro indicatore importante è il reddito prodotto in quegli anni. In tale scenario positivo, con una città che raddoppiava lo spazio urbano, quegli anni di intenso lavoro – con le maestranze edili impegnate nelle varie costruzioni, ivi comprese quella dell'impianto industriale – e i successivi quattro anni di Cassa integrazione, avevano rappresentato una fonte di reddito significativa e duratura.


........" Alla fine degli anni '70, quando si concluse il raddoppio dello stabilimento siderurgico e ci fu una stasi nell'edilizia residenziale, si determinò una disoccupazione di ritorno di vaste proporzioni e la fine del trattamento previdenziale per i lavoratori edili rimasti disoccupati, creò un gran fermento politico-sociale cittadino.

Così nacque la cosiddetta "vertenza Taranto" che si tradusse nell'art. 12 della Legge 427/1975 che, per l'area di Taranto, stabilì che i lavoratori in grado di dimostrare di aver lavorato per sei mesi e un giorno nell'area di Taranto, avrebbero goduto dell'erogazione di un'indennità speciale di disoccupazione mensile e soggetta a proroghe.


Fu inevitabile, da quel momento, l'emergere di un circolo virtuoso creato da tale normativa, determinato dal fatto che centinaia di disoccupati si facevano assumere dalle aziende edili della città per godere del beneficio di questa straordinaria indennità e ciò, di converso, determinò un immediato incremento dei lavoratori edili in "disoccupazione speciale".


....... " E la platea che transitava nel trattamento speciale era già di oltre 3.300 unità. Questi lavoratori erano, almeno in parte, già anziani, e il tempo, quindi, avrebbe prodotto una continua erosione del loro numero iniziale.


…." ………popolazione di lavoratori edili, si può dire privilegiati, che continuerà a prendere sussidi senza lavorare e questo indurrà alcuni a impigrirsi in una situazione d'attesa mentre, per altri, favorirà l'avvio di attività illegali, dal commercio ambulante allo spaccio di sigarette fino a cose più gravi. ( continua )






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