intervista a Giuseppe Confessa Console d’Italia a Bali in Indonesia Un tarantino in oriente, la sua vita e la sua attuale esperienza
Non si tratta di
riflettere sul senso di appartenenza ad un luogo,quanto il comprendere come e
perché si sceglie di andar via. A Taranto, come nel resto di Italia, i giovani
talvolta scelgono strade che li portano lontano. In questa lunga intervista
parliamo con Pino Confessa che da oltre trentanni vive in oriente.
Con Pino ho
condiviso una parte della mia vita tarantina, quando i primi anni ’70 facevano
oscillare i giovani se entrare o meno nell’italsider, e c’era anche il
raddoppio dello stabilimento, e gli operatori culturali emigravano. Della
storia con Pino ho raccontato qualcosa nel mio racconto e la sua partenza occupa un capitolo.
Ora lo ritroviamo a
Bali, dove tuttora vive insieme a sua moglie balinese e ad i due figli di 24 e
20 anni d’eta’. Dov'è pienamente cittadino del paese indonesiano, e per questo
stimato a tal punto da essere proposto dall'Italia come Console Onorario, perché
resta Italiano e naturalmente nel cuore... tarantino.
A Taranto ci sono
giovani che parlano di nuova emigrazione perché non trovano fermenti culturali
vivi, tu sei partito da tempo, raccontaci il tuo distacco da Taranto quando e
come è avvenuto.
R.Sono nato a Statte comune della
provincia di Taranto, negli anni in cui la grande piana che lo separava dalla
città, era piena di uliveti, vigneti e infinite distese di campi di grano,
decorati da miriadi di papaveri rossi che, facendo da cornice al mare lontano
si mescolavano ai lunghi e magici e coloratissimi tramonti....... tramonti che
tutt'oggi rifrangono contro le enormi nuvole vomitate dalle costruzioni
farraginose e si mischiano ai sempiterni colori di quanto resta della
bistrattata natura.
Facenti parte, i
miei genitori ed io figlio unico, del boom industriale degli anni 60, ci
trasferimmo in Taranto dove mio padre, pagandolo "a cambiali" stava
realizzando il sogno della sua vita: l’acquisto di un appartamento con una
stanza da letto, uno stanzino, ingresso, cucina, bagno e balcone in un primo
piano della nascente via Plateya,proprietà’
che ho poi ereditato alla scomparsa dei miei qualche anno fa e finale
materialità’ che mi lega alla città’ che lo ingloba.
Ho studiato come
tutti alle scuole pubbliche e poi, all'eta’ della grande Scelta, dovetti
indirizzarmi verso l’istituto per geometri, non essendomi possibile prendere
indirizzi artistico letterari, a causa delle avverse vicende che colpirono mio
padre (un cancro esofageo fortunatamente ben curato) e che influenzarono non di
poco gli esercizi di alto equilibrismo e volute trapezoidali circensi che, mia
madre casalinga e mio padre riuscivano a compiere con lo stipendio del suo
lavoro di operaio dell’Arsenale Militare di Taranto.
Gli anni della mia
gioventù’ tarantina furono colmati da grandi ed intensi travagli e non poche
gioie: la necessita’ e difficoltà’ di trovare un lavoro che portava sempre piu’
verso la non sperata voglia di "entrare’ all’Italsider (l’allora
denominata l’attuale Ilva ) che si
presentava come "a Nass’ " che ti circondava e ti spingeva, tramite
le correnti delle necessita’ esistenziali, ad infilartici per poi perderti al
suo interno .....
Quindi possiamo dire
che è stato da un lato proprio il Teatro a svolgere quella funzione unificante
delle proprie voglie e soprattutto lo strumento che ha fatto emergere un
talento?
Si, il vero piacere
e grande passione di lavorare in palcoscenico come attore commediante col suo
recitare, suonare e cantare, l’incontro con grandi operatori di teatro di
strada dell’epoca: i professori universitari Taviani e Savareseed
i grandi Maestri che tanto hanno contribuito alle enormi trasformazioni e
sviluppi del teatro Italiano ed Europeo quali Eugenio Barba e Jerzy Grotowski ed i loro bravissimi attori, insomma, tutto cio’ mi
porto’ ad abbandonare i miei non poco contrariati genitori ed affetti, i miei
compagni di teatro e scorribande, le mie dolci ed agognate chimere, per
inseguirne altre in quel della Toscana dove viveva il mio omonimo cugino, neo laureato alla
Normale di Pisa, che iniziava da lì la sua gloriosa carriera e che lo trova ora
oramai emigrato in Praga e felice imprenditore italiano all'estero.
In Toscana, riuscii
a trovare un mezzo lavoro (mezzo stipendio per 12 ore quotidiane) presso una
impresa edile che prendeva lavori in subappalto delle ferrovie dello Stato,
ebbi la possibilità’ col tempo di riallacciare dei contatti con gruppi teatrali
locali e cosi’ fui accolto con sincera amicizia dagli attori del Piccolo Teatro di Pontedera che riuscirono
ancor più’ a far maturare in me la voglia di correre via dai mostri
Italsiderini e dirigermi con spirito esplorativo e di ricerca (... anche folle
presunzione), ma anche certo che stava risvegliandosi in me il fuoco mistico
che spinge ad andare alla ricerca della primaria fonte: il Sol Levante o il
Vero Amore?
e’ stato questo l’inizio del viaggio seppure l’inizio della fuga...........
e’ stato questo l’inizio del viaggio seppure l’inizio della fuga...........
Quindi questa la molla
della migrazione?
Per anni ho avuto
la lucida convinzione di non considerarmi un emigrato, gli emigrati sono stati,
sia per me, sia sicuramente per tanti altri italiani, una categoria di gente a
parte, poveri disperati che sono stati costretti a fuggire spinti dalla fame,
dalla necessità di dare a se stessi ed ai propri figli i sostentamenti
basilari, per non morire e pertanto pronti a far tutto pur di continuare a
vivere.
Gente confusa e
spinta da una nebulosa visione di Redenzione, con un improbabile futuro, se non
addirittura bestie da soma, com’erano in grado di considerarsi in base
all’ignoranza millenaria che si portavano dentro (ed impostagli da chi li
utilizzava) e che non li mettevano in grado nemmeno di pensare ad una
possibilità’ di vita diversa da quella di soddisfare i primi istinti necessari
legati alla sopravvivenza e continuazione di una specie.... insomma quello che
poi tanti hanno definito dei senza casta da martirizzare .....e pertanto, non
potendomi considerare nemmeno un emigrato perche’ oramai preso da ben altri
istinti che non quelli primordiali dettati dalla fame e sopraffatto dai miei
sogni intellettuali di artista visionario ( Avevo logicamente letto anch’io
Artaud e suoi viaggi e pensieri mentre ho letto poi Herman Hesse dopo un
decennio col suo Sidharta alla luce tenue di una lampada a petrolio mentre le
note dei gamelan accompagnavano le piccole ballerine e celestiali ninfe Legong
nel piccolo villaggio balinese dove all’epoca vivevo. - ), nel
1977 decisi di intraprendere il Viaggio verso il Sol Levante accompagnato dalla
mia mandola d’amore, un paio di armoniche a bocca, un mazzo di carte da gioco
napoletane consunte ed impregante di puzzo di tabacco da sigari, ricordo di mio
nonno materno, un costume di pulcinella, maschera in cartapesta e coppolone,
una manciata di cornetti portafortuna in alluminio, fattimi in fretta e furia
da mio padre per proteggermi da cattive sorti (poveri i miei genitori che ero
riuscito ad imbrogliare con bei racconti, promesse e belle parole), qualche
effetto personale necessario oltre al passaporto e il motto del viaggio" A
la barca storta puorto deritto" estratto dal libro "lo cunto delli
cunti" unico tomo pieno di racconti di favole medievali del Giovan Battista Basile che arricchiva il
mio borsone da viaggio.
Cosi’
com'ero oramai posseduto dal personaggio, Pulcinella ( .... e
novello Brancaleone ....) si portava dietro, oltre al suo Asino/Attore, alcuni
amici che si erano aggregati anch'essi con varie motivazioni ai sogni e future
imprese dell’armata: un multivalente musico lucano incontrato durante i periodi
trascorsi in pieno Ardore teatrale tra Firenze e Bologna, una coppia di
architetti che fungevano lui da regista della Compagnia di Pulcinella e lei da
scenografa ed un altro architetto in qualità’ di fotografo ufficiale della
Compagnia.
(Nella foto Pino Confessa con la sua
famiglia balinese)
Oltre agli
strumenti di lavoro eravamo in possesso dei veri passpartout che ci avrebbero
aperto tutte le porte dei paesi dei mondi incogniti da visitare: alcune
"Lettere Patenti" stilate in lingua inglese con tanto di carte intestate
timbri e firme di importantissimi professori universitari delle Universita’ di Lecce, Roma, Centro della Sperimentazione
Teatrale di Pontedera e Odin Teatret Danese diretto da Eugenio Barba . Insomma eravamo
convinti che ciò era quanto basta e avanza per andarsi a presentare ad
Ambasciate, Università, Centri Culturali ed Associazioni Artistiche sparse nel
mondo ed ottenere possibilità’ di ascolto, contatti e possibilità’ di lavoro.
Quindi comincia un
viaggio in gruppo e quanto durò?
Questo viaggio
iniziato dal nulla continuo’ per oltre 3 anni.
Tra vicende avventurose, divertenti, incontri fantastici, grandi restrizioni, litigi non voluti e mai manifestati tra i membri della Compagnia, il gruppo si sciolse definitivamente quando gli architetti partirono dall'Indonesia (il fotografo ed il musico avevano lasciato il gruppo l’uno in India e l’altro in Sri Langka) ed io partii dalla moderna Jakarta antica Batavia per l’Australia per poi mettere la prima volta piede in Bali il 10 maggio del 1980 dove giunsi sempre da Pulcinella ed assunto quale aiuto regista alle riprese di una serie di sei documentari etnografici di antropologia teatrale "su Bali e suoi riti e spettacoli" diretti dal prof. Ferrucio Marotti prodotti dalla RAI e dall’Istituto del Teatro e dello spettacolo della Facolta di lettere dell "universita di Roma col supporto dell’universita’Udayana di Bali.
Tra vicende avventurose, divertenti, incontri fantastici, grandi restrizioni, litigi non voluti e mai manifestati tra i membri della Compagnia, il gruppo si sciolse definitivamente quando gli architetti partirono dall'Indonesia (il fotografo ed il musico avevano lasciato il gruppo l’uno in India e l’altro in Sri Langka) ed io partii dalla moderna Jakarta antica Batavia per l’Australia per poi mettere la prima volta piede in Bali il 10 maggio del 1980 dove giunsi sempre da Pulcinella ed assunto quale aiuto regista alle riprese di una serie di sei documentari etnografici di antropologia teatrale "su Bali e suoi riti e spettacoli" diretti dal prof. Ferrucio Marotti prodotti dalla RAI e dall’Istituto del Teatro e dello spettacolo della Facolta di lettere dell "universita di Roma col supporto dell’universita’Udayana di Bali.
Dopo circa 2 mesi
di riprese quando la troupe italiana parti’ per l’italia io rimasi in Bali
assunto quale insegnante di discipline teatrali occidentali presso l’allora
Accademia dell’Arte dello Spettacolo e della Danza Balinese ed Indonesiana
(A.S.T.I. Akademi Seni Tari Indonesia), ad insegnare elementi tecnici di
rappresentazione teatrale italiana della Commedia dell’Arte cosa che mi ha
permesso di rimanere sull’isola.
Pino
parla, o meglio scrive come un fiume che tracima dai ricordi. Sono istantanee
su momenti e fatti che danno l’idea di una avventura personale, ma al fondo
sono una vita vissuta. Taranto in questo racconto è già lontana, l’avevamo
avvertito, nella prima parte dell’intervista, ed è il punto di partenza dal
quale muove la nostra ricerca o analisi, perché si parte e dove si va?
Come
è stato il tuo impatto con il mondo che hai trovato? Eri consapevole di quello
che lasciavi, poco più che ventenne?
L’andare
verso oriente e tutta la sua relativa fascinazione, durante "il viaggio
verso il Sol Levante, il Grande Amore, la Meta" si sono avvicinati a me,
avvolgendomi poco per volta, dandomi sempre la possibilita’ di scelta ambigua
dell’esserne attore o spettatore.
Il
viaggio in sé, insieme alla grande voglia di Conoscere, oltre a rappresentare
cio’ che avevo sempre inteso quale LIBERTA’ della mente di poter spaziare in un
mondo reale, libero da false fatue realta’ dettate da pensieri fumosi o fumi
pensierosi, era la scusa per essere il piu’ lontano possibile da quello che era
il paese dove con vero dolore non mi riconoscevo più’.
Un
mondo che mi lasciavo dietro di delusioni, difficolta’ insormontabili e pieno di
angusti ed ostili spazi, senza potersi muovere ed esprimere, ...spazi tra
l’altro, all’interno dei quali non riuscivo a riconoscermi e dove non ritenevo
necessario dover avviare una lotta a gomitate contro altri per conquistare un
qualcosa che vedevo fatuo e poco reale: il Lavoro, ma quale e dove? il posto
fisso, un salario, le marche pensionistiche da collegare a che? ..........
senza parlare della possibilita’ di potersi legare affettivamente ad una donna,
avere figli e mettere su famiglia quale principio Sacrosanto che giustifichi la
continuita’ sociale della specie umana. Invece il passo che mi accingevo a fare
con un atto di grande coraggio (o folle codardia potrebbe dire qualcuno .....)
era il Grande Salto nel Buio pregno di incognite e grandi speranze.
L’avevamo
già capito che troncavi in moto netto il cordone ombelicale con la città, ma ci
affascina anche la possibilità di descrivere, i primi passi, le sensazioni
provate...
Partenza
in pulman via terra da Bologna, in un normale mattino d’inverno freddo umido e
nebbioso del 1977, la prima dogana a Trieste verso l’allora Iugoslavia, insieme
ad altri vecchi e nuovi silenti passeggeri e viaggiatori;
il passare dalle foreste dei Balcani, alle accattivanti acque dell’Egeo, ai minareti turchi, l’ascolto dei primi Muezzin che inneggiavano al loro Dio, e l’improvviso svegliarsi in un bazar iraniano e scoprirsi di essere gia’ sulla Via della Seta ai suoni di una Tarantella approntata tra i banchi dei macellai decorati da teste cornute di capri scannati: occhi scrutanti iniettati di sangue, abbagliati dai riflessi di grandi pentole di rame appese alle pareti e da altre percosse ritmicamente dai calderai che, battendo coi loro martelletti sulle stoviglie in costruzione, seguivano i ritmi della Pizzica Salentina.
Sensazioni di meravigliato stupore che non lasciavano molto spazio a stanchezze di obbligata noia ......
il passare dalle foreste dei Balcani, alle accattivanti acque dell’Egeo, ai minareti turchi, l’ascolto dei primi Muezzin che inneggiavano al loro Dio, e l’improvviso svegliarsi in un bazar iraniano e scoprirsi di essere gia’ sulla Via della Seta ai suoni di una Tarantella approntata tra i banchi dei macellai decorati da teste cornute di capri scannati: occhi scrutanti iniettati di sangue, abbagliati dai riflessi di grandi pentole di rame appese alle pareti e da altre percosse ritmicamente dai calderai che, battendo coi loro martelletti sulle stoviglie in costruzione, seguivano i ritmi della Pizzica Salentina.
Sensazioni di meravigliato stupore che non lasciavano molto spazio a stanchezze di obbligata noia ......
La
veloce scomparsa della conta delle ore, dei giorni, dei mesi mi fa benevolmente
confondere tra il tiepido alito di vento che ti scuote le membra, partendo
dalla tua testa sulla quale poggia sofficemente la proboscide dell’ Elefante
Sacro del tempio di Rameswaram, sito all’estremo confine sud dell’India dove,
appunto secondo il mito, il Dio Rama costruisce con il suo esercito, guidato da
milioni di scimmie, il ponte che lo colleghera’ al regno di Langka (moderna
isola stato del Srilanka ed ex coloniale Ceylon) per andare a liberare la sua
amata Sinta, rapita dal cattivo re Dravida Rawana...
e
le centinaia di grattacieli che si mischiano alle nuvole di grigia cortina di
smog, che fanno da corona a migliaia di auto e motorini stipati nelle larghe e
strette strade della metropolitana Jakarta, capitale dell’indonesia, enorme
agglomerato urbano dove vivono quasi l’uno sull’altro una decina di milioni di
abitanti.
Tempio Cinese in Bali
Dalla
tua descrizione viene fuori il contrasto tra il fascino della antica e per te
nuova cultura ed il caos delle metropoli, è il solo impatto quello umano e
della mobilità o ci sono altri elementi, quali ad esempio la multiculturalità,
e vivi tutto ciò ancora con curiosità o ti sei fermato?
Ora
sono oramai passati più’ di trentanni da quei momenti ma continuo ad avere la
presunzione di non essermi ancora fermato .................. continuo ancora ad
incontrare viaggiatori di svariate razze e nazionalità’ che si dirigono verso
le loro direzioni intenti a traversare i continenti.
L’isola
di Bali dove vivo mi permette ancora di trovare, durante la mia giornata,
momenti in cui resto estaticamente preso da ciò’ che mi circonda: oramai
anch'essa un’isola di una nazione abbastanza globalizzata e dove comunque
sussistono antiche tradizioni e superstizioni insieme a pratiche religiose e
rituali, ingloba residenti, turisti e viaggiatori, rifugiati, clandestini,
provenienti da
dappertutto il globo ....... nuova Babele? o una delle tante
nuove Babele? ...... Coloro che incontro quotidianamente, l’aria che si respira
fatta di tanti scambi di batteri provenienti da una miriade sempre presente di
esseri umani che ti circondano e penetrano dappertutto .... in qualsiasi luogo
in oriente impari a sentire la vicinanza, il peso, la bellezza, il fascino, gli
odori, i pacati suoni, voci armoniose e stridule e cavernose, il contatto degli
altri. c’e’ sempre tanta gente presso di te che a furia di starci a gomito a
gomito, dimentichi di essere lo straniero col lungo naso, i capelli biondi, gli
occhi celesti, la tua altezza si parifica a quella dei "locali" che
sono molto spesso piu’ bassi di te di almeno una spanna, Scopri che ci sono
ancora i bambini, le donne ingravidate, tantissima gente sana e altrettanta
ammalata, ma pure gente di razze miste ....... matrimoni tra persone di varie
nazionali con locali sono all’ordine del giorno e i figli che nascono da questi
incontri sono quasi sempre molto belli .... dappertutto ed a tutte le ora c’e’
sempre una bancarella dove trovi roba da mangiare e gente che sta consumando
frugali ed essenziali pasti.
L’ambiente,
il clima, la natura sono, come in occidente, appannaggio di minoranze che
protestano, o sono aspetti vissuti con indifferenza?
Intorno
a tutto cio’ c’e’ anche la Natura la Santa Ibu Pertiwi cioe’ Madre Natura, che
tutti riconoscono ed amano dai testi scolastici ai sacri testi religiosi sino
alle leggi costituzionali del Paese e che comunque sta boccheggiando sommersa
dagli smog imperanti provenienti dai tubi di scappamento dei milioni di
motorini ed auto che ingeriscono, trasformandole in gas velenosi le benzine non
pulite; i canali di scarico di fogne bianche e nere intasati da tantissima
sporcizia e plastica e spazzatura; le torrenziali piogge che negli ultimi due
anni grazie ai buchi di ozono , perturbazioni del Ninyo, Ninya, contribuiscono
ad allagare strade e quartieri; e poi e poi e poi ....... ma magari ne
riparliamo ....








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