Agoramagazine come le chiese cristiane attaccata dai terroristi


Sinceramente me n'ero accorto che la nostra testata era stata toccata dagli hacker fiancheggiatori dell'Isis per la presenza degli articoli sul Papa Francesco. Gli stessi articoli erano stati rovinati, non  si potevano aprire da tempo.. La vicenda dal 18 gennaio apre un 2015 penoso per la informazione. Siamo il primo giornale a soccombere? Certo perché per la mole del database siamo ospitati nella webfarm di Aruba ma con un server dedicato, per cui le difese sono a carico nostro. 

I piccoli giornali sono dentro i meccanismi di autodifesa dei fornitori degli spazi della rete come può essere lo spazio dal quale scrivo. Questo è stato valutato dai terroristi attentamente prima, abbiamo visto che siamo stati monitorati, prima di sferrare l'attacco finale. La parola " forbidden" in inglese significa "vietato". E' apparsa nella settima scorsa nel momento in cui si doveva pubblicare un articolo. E' una parola generata dal sistema in modo anomalo, originata dagli stessi hacker.
Un certo Urltube - uno dei tanti satrapi che vivono attaccati alla nostra testata ha messo in rete su youtube la home page di agora come appariva nei quattro giorni dal 18 al 22 gennaio.

https://www.youtube.com/watch?v=-p5BlVbN5hM


Come potete ascoltare nonché vedere è l'inno dell'Isis con la scena terrificante di un monito di sangue. Continueremo a parlarne, utilizzando tutti gli spazi della rete consentiti perché non si possa passare sopra questo evento. 

Ma davvero altri gestori di giornali, più o meno blasonati pensano di essere esenti? O questo attacco a un piccolo giornale non interessa? La democrazia della parola ha dunque parametri e non è universale? Domande in rete. Vorrei ora che questo articolo oltre che nel blog sia inviato come lettera alla Rai, al Presidente del Consiglio, a chiunque ora parla, parla di terrorismo e non sa, come diceva la Fallaci anni fa, che l'abbiamo in casa,  noi nel sever. Possibile che non vi sia un briciolo di risorse per una calamità come questa, non si può aiutare un giornale che non risponde alla proprietà di un ricco possidente, ma appartiene ai lettori, di difendersi dall'Isis. Abbiamo inoltrato una lettera al Presidente, aspettiamo che nella mole dei messaggi email che arrivino brilli la nostra amplificata da stampa amica. Ma la nostra è una richiesta che riguarda la comunità di espressione, a Parigi hanno ucciso per fermare un giornale cartaceo, a noi che siamo online è un modo incruento ma si decapita l'informazione libera.



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