Un anno senza Fulco Pratesi, il ricordo e l'appuntamento
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Un anno senza Fulco Pratesi - il fondatore del Wwf Italia
e padre dell’ambientalismo italiano ci ha lasciati il primo marzo 2025 a 90
anni
Wwf “un anno senza Fulco ma non senza il suo esempio e i
suoi insegnamenti”
Ecco le iniziative per ricordarne la figura
insostituibile
Dal primo marzo su Sky documentaries la
lunga intervista rilasciata in occasione dei 90 anni
Di lui sappiamo tutto (o quasi): giornalista e scrittore
dallo stile inconfondibile, straordinario disegnatore, architetto negli anni
giovanili, ambientalista appassionato, grande divulgatore con una profonda
conoscenza di animali e piante, dispensatore di saggi consigli di ecologia
domestica, precursore dei tempi.
Questa è l’occasione per raccontare cose meno
conosciute o addirittura insolite di Fulco, rileggendo i suoi scritti. Ad
esempio: Fulco è stato una guardia ambientale, ha ricevuto minacce e intimidazioni
nei primi anni di militanza ambientalista (“mio padre mi consigliò di andarmene
in Svizzera”), e amava la musica classica. Ai suoi lettori consigliava di
tenere un diario dove annotare esperienze e viaggi e di camminare, anzi
bighellonare. Per non perdere nulla delle meraviglie del Creato.
WWF, 60 anni per la Natura. Nell’ambito delle iniziative per il 60°
anniversario della nascita del WWF in Italia (qui l'area del sito dedicata ), ci sarà la
messa in onda, il primo marzo alle ore 12.00 su Sky Documentaries e Sky
Nature, della lunga intervista rilasciata da Fulco Pratesi in occasione dei
suoi 90 anni, nel settembre del 2024. «Per me la natura è tutto. È la vita che
ci salva in questo pianeta oggi purtroppo danneggiato dall’uomo, la specie più
dannosa». Con queste parole si apre “Fulco Pratesi. Nel nome della Natura”,
ultimo autoritratto di Fulco Pratesi, pioniere della conservazione della natura
in Italia. Il documentario sarà nella piattaforma Sky on demand per
tutto il mese di marzo.
La mostra. Inoltre, dal 3 al 12 marzo sarà possibile ammirare i
suoi splendidi acquerelli grazie alla mostra organizzata da Francesco Pratesi e
Alessandra Fenizi nella Biblioteca “Nilde Iotti” della Camera dei
Deputati.
Inoltre, nel 2026 la rivista di cui è stato fondatore e per
quasi 40 anni direttore, “Panda”, ripubblicherà in ogni numero un suo articolo,
scelto tra i più significativi.
“Non è stato facile abituarsi alla sua assenza. È stato, per tutti noi del WWF,
un riferimento insostituibile fino all’ultimo giorno della sua vita. Ma ci ha
lasciato una eredità talmente vasta e profonda, dal punto di vista umano e
professionale, che i suoi insegnamenti e il suo esempio sono perennemente
presenti e vivi nel nostro impegno quotidiano. Quest’anno il nostro “60 anni
per la natura” è anche un tributo a Fulco, e una promessa a perseguire
con sempre maggiore forza e impegno la nostra mission: costruire un
mondo in cui l’uomo viva in armonia con la natura” ha detto Luciano Di
Tizio, Presidente del WWF Italia.
Le mille anime di Fulco-Un passato da ranger. “Negli
anni immediatamente successivi alla mia “redenzione” da un passato di
cacciatore – scrisse anni fa su Panda magazine -, mi chiesero di diventare
Guardia Zoofila dell’Ente Nazionale Protezione Animali, un corpo allora assai
attivo in tutta Italia, anche per i poteri assegnati ai suoi agenti da un
tesserino del ministero dell’Interno che li autorizzava, con compiti di Agenti
di Pubblica Sicurezza, a operare in tutta Italia”. La fase di formazione fu
molto rigida, e prevedeva anche prove di tiro con la pistola. “Naturalmente,
forte della mia esperienza di ex cacciatore, venivo incaricato, da solo o con
altri più esperti, di attività antibracconaggio. Ma le missioni più tristi
erano quelle dedicate al maltrattamento degli animali.
Come i poveri pony che
trascinavano carrettini carichi di bambini a Villa Borghese, i cui zoccoli,
privi di ferri, avevano sviluppato gravi e dolorose deformazioni senza che i
gestori se ne curassero. Per non parlare di un orrido allevamento di polli
vicino Tivoli che mi costrinse a viaggi nella locale Pretura per seguirne il
processo”.
Fulco Pratesi amava anche la musica. Non quella bombardante che
piace ai giovani. “La musica oggi non ci accoglie. Ci sovrasta. Consideratemi
pure un matusa, ma io per lavorare ho bisogno di una musica che mi blandisca,
non mi frastorni. In un ristorante nel Parco d'Abruzzo che frequentavo, le
musiche di fondo erano sempre le stesse, "moderne'', cioè ritmate e
strillate. Così regalai ai proprietari delle cassette di Mozart e Bach. E
appena mettevo piede nella sala, venivo accolto da queste sublimi armonie”.
Fulco propone “brani sconosciuti ma stupendi” come i "Sei Concerti a
Pìsendel" di Vivaldi, uno dei tanti concerti di Baldassarre Galuppi, le
suites 2 e 3 di Bach, “o altre divine armonie che riconciliano con la
vita”.
Elogio del bighellonare. Fulco era un grande camminatore (ma mal
sopportava le “forme compulsive” odierne che richiedono di essere super
accessoriati). “Mi riferisco solo quell'attività di girellare, andare a zonzo,
vagabondare, bighellonare, girovagare, passeggiare e altre, che un tempo erano
accreditate di giudizi dispregiativi e ingenerosi”. Se alzeremo gli occhi al
cielo – scriveva - anche in città, ignorando le lusinghe delle vetrine, potremo
godere di meravigliosi spettacoli. “E oltretutto (lo so per esperienza diretta)
camminare a passo lento fa bene a tutto il corpo, dalle articolazioni alla
digestione. Gli antichi della Scuola Medica Salernitana consigliavano
infatti post prandium aut stabis aut lento pede deambulabis (anche
se per me rinunciare alla pennichella pomeridiana può essere un sacrificio)”.
Fulco e le formiche. Tra i fiori preferiti di Fulco vi erano i
bucaneve, che con successo trapiantò nei suoi terreni dell’Oasi di Pian
Sant’Angelo, nel viterbese. Anni dopo, vedendo spuntare a poche decine di metri
altri ciuffi di bucaneve, si interrogò sul fenomeno. Per poi scoprire, dopo
attente letture e ricerche, che alla base della misteriosa “migrazione” dei
bucaneve c’erano… le formiche. Questi minuscoli insetti, infatti, ghiotti dei
frutti di questa pianta, ne portavano in giro i semi, disseminandoli nei
terreni.
Ma non finisce qui. Perché c’era anche una formica con la quale aveva
cominciato a familiarizzare nella sua casa romana. Fulco se la ritrovava spesso
sulla tastiera del computer. Proveniente dal vicino terrazzo, sempre fiorito e
frequentato da passeri, fringuelli e cince.
Alla domanda: “Qual è il suo
animale preferito?” in una delle sue ultime interviste rispose: “Per me ogni
creatura, come la microscopica formichina che visita la mia tastiera”. Il suo
riferimento, non a caso, era sempre il Santo di Assisi, S. Francesco, col quale
condivideva l’amore per la natura e il rispetto per tutte le altre creature.
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