World seagrass day: il WWF lancia l’allarme per la posidonia oceanica


 Al Senato la proposta per il DDL “valorizzazione della risorsa mare”: fermare l’impatto dell’ancoraggio sulle specie marine vegetali protette per fermare la distruzione del Mediterraneo

In occasione del World Seagrass Day, la giornata mondiale dedicata alle fanerogame marine che si celebra l’1 marzo, il WWF Italia pone al centro dell’agenda politica la tutela della Posidonia oceanica, pilastro invisibile, ma fondamentale del Mediterraneo. Con l’imminente discussione al Senato del DDL A.S. 1624 sulla "valorizzazione della risorsa mare" (prevista per il 10-11 marzo), il WWF presenta una proposta di emendamenti decisivi per colmare un vuoto normativo non più sostenibile.

 

Il WWF accoglie positivamente l’intento di regolamentare meglio attività come nautica da diporto e subacquea ricreativa, ma avverte: senza l'integrazione di criteri di sostenibilità ambientale e il divieto esplicito di ancoraggio sugli habitat protetti, il rischio è di aumentare la pressione antropica su un ecosistema già allo stremo e di compromettere le attività turistico-ricreative a esso connesse.

 


Un tesoro sotto attacco: i numeri della crisi

Le fanerogame marine sono hotspot di biodiversità che crescono fino a 45 metri di profondità. La Posidonia oceanica, endemica del Mediterraneo, è una vera "fabbrica di salute" per il pianeta. 

Le praterie mediterranee agiscono come giganteschi serbatoi di stoccaggio di carbonio immagazzinando circa 540 milioni di tonnellate di carbonio, l'equivalente delle emissioni annuali di 430 milioni di automobili. Inoltre operano una vera e propria funzione di protezione per le nostre coste agendo come barriere naturali che smorzano la forza delle correnti e riducono l’erosione costiera. 

 

I dati però sul benessere di queste “foreste sommerse” destano molta preoccupazione. Come evidenziato dal report Safeguarding Mediterranean Seagrass Meadows from Anchoring Damage (Salvaguardare le praterie di fanerogame marine del Mediterraneo dai danni causati dall’ancoraggio), presentato dal WWF alla UN Ocean Conference del 2025, solo nel 2024 sono andati perduti 50.000 ettari di prateria.


L’impatto dell’ancoraggio: il “costo dell’inerzia”

Negli ultimi 50 anni la regione Mediterranea ha perso circa il 34% delle praterie di fanerogame marine, a causa di una serie di minacce fondamentali, in primis l’ancoraggio delle imbarcazioni, che causa danni fisici diretti e molto spesso irreversibili soprattutto sulla specie della Posidonia oceanica.

L’Italia detiene purtroppo la "maglia nera" per i danni da ancoraggio. Un’ancora che ara il fondale crea ferite che la natura impiega oltre 100 anni a rimarginare. Questo degrado non è solo ambientale, ma economico: la distruzione di questi ecosistemi equivale a una perdita di oltre 4 miliardi di euro l’anno in servizi ecosistemici mancati.


Le evidenze scientifiche parlano chiaro: nelle aree non regolamentate si registrano perdite di prateria tra il 30% e il 50%, mentre dove vigono norme di ancoraggio i danni scendono sotto il 15%. (Fonte: Safeguarding Mediterranean Seagrass Meadows from Anchoring Damage).

 


Le richieste del WWF al Senato

Nonostante la Posidonia sia già formalmente protetta da convenzioni internazionali (Berna, Barcellona) e direttive europee (Habitat 43/92 CEE), in Italia manca ancora un divieto operativo nazionale contro l'ancoraggio non regolamentato. Esso esiste solo per alcune Aree Marine Protette. 

Il WWF chiede che il DDL n.1624 integri formalmente il  divieto di ancoraggio in zone caratterizzate da habitat marini protetti e che l’uso delle imbarcazioni da diporto non debba determinare la degradazione o distruzione della Posidonia oceanica.

Inoltre, si rimanda al legislatore nazionale la definizione delle sanzioni per le infrazioni di tale articolo. Il legislatore dovrebbe considerare i criteri di proporzionalità̀, dissuasività̀ ed efficacia della sanzione, tenendo conto il danno ecosistemico procurato e il costo di ripristino dello stesso.

 

Giulia Prato, Responsabile Mare del WWF Italia, ha dichiarato: “Chiediamo di difendere in maniera decisa le praterie di Posidonia nell'interesse di tutti. Se gestito correttamente, da un ambiente marino vitale possono trarre beneficio illimitato tutte le comunità che da esso dipendono: dai pescatori artigianali agli operatori dei diving e a quelli turistici.  Le scelte che facciamo oggi contano per il nostro presente e per il futuro che vogliamo lasciare.”

 


Dalla denuncia all'azione: il progetto ReMaRe

L’impegno del WWF va oltre la proposta legislativa e si concretizza in azioni di tutela sul campo. Attraverso il progetto ReMaRe - Recupero Marino e costiero per comunità Resilienti, l’organizzazione promuove il restauro attivo e passivo degli habitat degradati lungo la costa meridionale della Puglia e oltre al divieto, promuove anche la messa in opera di alternative sostenibili all'ancoraggio, come l'installazione di campi di eco-ormeggio.

Il cuore dell'iniziativa è il ripristino di reef coralligeni, sistemi dunali e praterie di Posidonia oceanica, adottando un approccio partecipativo che veda le comunità locali protagoniste nell'individuare criticità e soluzioni. 

Questo intervento si inserisce nella più ampia strategia mediterranea Med Blue Forest, che punta a proteggere oltre il 7,5% delle praterie di Posidonia entro il 2027.


L'Italia non può perdere questa occasione. La valorizzazione della risorsa mare è strettamente legata all’impegno per il mantenimento di un buon funzionamento dell’ecosistema marino soprattutto per settori come la subacquea e il diporto che sono intimamente legati a un mare pulito e in buona salute

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