Il caso benzo(a)pirene in Parlamento

Legambiente: “La Commissione Ambiente con voto bipartisan
convinca il Governo a modificare il decreto 155”

“Sulla tutela della salute di cittadini e lavoratori non ci si può dividere tra maggioranza e opposizione ed è per questo che ci aspettiamo una azione bipartisan da parte della Commissione ambiente per convincere il Governo e il Ministero dell’ambiente a rivedere le parti più controverse del decreto legislativo 155/2010”. Con queste parole Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, ha concluso l’audizione in Commissione ambiente della Camera dei Deputati martedì 9 novembre, nell’ambito della discussione congiunta delle risoluzioni dell’On. Alessandro Bratti e dell’On. Elisabetta Zamparutti per affrontare e risolvere la vicenda benzo(a)pirene esplosa con il subdolo iter normativo che la scorsa estate ha peggiorato pesantemente la normativa sull’inquinamento atmosferico di questo pericoloso e cancerogeno inquinante.

Durante l’audizione, presieduta dal vice presidente On. Roberto Tortoli del PDL, a cui hanno partecipato tra gli altri deputati anche l’on. Ermete Realacci e l’On. Alessandro Bratti del PD, Legambiente ha presentato la sua petizione con le prime firme illustri della politica nazionale e locale, del sindacato, del mondo scientifico e della cultura. L’associazione ha rimarcato che l’obiettivo di 1 nanogrammo per metro cubo è stato ampiamente raggiunto in altre grandi città italiane e che questo deve avvenire con urgenza anche a Taranto, costringendo soprattutto l’Ilva a fare gli interventi necessari a ridurre le emissioni di benzo(a)pirene dal suo impianto.

“Chi parla di impossibilità a raggiungere in tempi brevi l’obiettivo di 1 nanogrammo per metro cubo mente sapendo di mentire - dichiarano Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia e Lunetta Franco, Presidente di Legambiente Taranto -. Chi invece agita lo spettro dei costi eccessivi da affrontare per adeguare gli impianti industriali andando oltre quello che è previsto dalle migliori tecniche disponibili, fa il vecchio errore di mettere in conflitto il problema ambientale e sanitario con quello economico, ormai retaggio del passato. Per affrontare la crisi economica e occupazionale che grava anche sull’area industriale tarantina e per combattere la concorrenza sleale dei Paesi con economie emergenti, serve dare valore aggiunto alle nostre produzioni con le innovazioni tecnologiche sugli impianti. Siamo stanchi del vittimismo e dell’ostruzionismo che dimostra l’Ilva nei confronti del processo di risanamento dell’aria a Taranto avviato con la legge regionale anti diossina: è ora di dare una svolta definitiva alla vertenza tarantina, senza se e senza ma”.

L’Ufficio stampa  340 2301221 - 339 1903406

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