Alla finestra la speranza

di Roberto De Giorgi

La due giorni organizzata nella piazza prospiciente il parco archeologico di Via Venezia assume già nel nome della manifestazione il messaggio intrigante e fondamentale. In un quartiere dormitorio di quella parte della città che dovrebbe non più sentirsi marginale, per effetto della scomposizione del centro urbano, ma che difatto resta ancora distante. L'improbabile area archeologica, sepolta dalla vegetazione e circondata da cemento e writers in abbondanza con strutture fatte ed abbandonate, diventa l'area ideale per lanciare un appello a respirare area di comunità.

Il sentirsi in comune per capire il motivo che ci ha spinto a vivere insieme nella cinta urbana. Ma nella cultura dell'individualismo, spinto ancor più dalla crisi economica ed anche quella ambientale, spinge a chiudersi nelle mura domestiche senza curarsi di quello che ci circonda. Del resto se l'area intorno all'abitato resta abbandonata continua a degradarsi.

L'area del parco potrebbe invece risponde a quella esigenza che si avverte da molti anni, soprattutto nei paesi del nord Europa, come ecologia urbana che con le sue metodologie si propone di seguire ed imitare la natura, cogliendo appunto la profonda analogia, concettuale e funzionale, esistente tra gli ecosistemi naturali e l'ecosistema città. Quella del parco potrebbe rispondere alla esigenza di una ricomposizione della frange urbana con il recupero del senso della comunità che vive e respira un comune desiderio di rinascita.




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