Italia deferita alla Corte di Giustizia Europea

Italia deferita alla Corte di Giustizia Europea per non essersi ancora adeguata alla normativa europea riguardante le acque reflue.
La Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea in merito a due vecchi casi di violazione della normativa Ue sul trattamento delle acque reflue urbane in base alla quale entro il 31 dicembre 2000 l'Italia avrebbe dovuto predisporre sistemi adeguati per il convogliamento e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15.000 abitanti. Nonostante i due avvertimenti già inviati, sono molte le città e i centri urbani a non essersi ancora dotati di un impianto di trattamento delle acque reflue conforme alle norme Ue. Le acque reflue urbane non trattate, secondo la Commissione, costituiscono sia un pericolo per la sanità pubblica che la principale causa di inquinamento delle acque costiere e interne. L'azione intentata dalla Commissione trae origine dalla considerazione che a piu' di otto anni dal termine stabilito, l'Italia non si è ancora conformata alla normativa comunitaria. Nel 2004 sia l'Italia ha ricevuto una prima lettera di diffida. Una seconda e ultima lettera è stata spedita nel febbraio 2009. Alla luce di una successiva valutazione, molte citta' e centri urbani italiani  non si erano ancora conformati alla direttiva. Le acque reflue non trattate possono essere contaminate da batteri e virus dannosi e rappresentano pertanto un rischio per la sanita' pubblica. Ma i pericoli valgono anche per l' equilibrio ecologico: queste acque contengono infatti nutrienti come l'azoto e il fosforo che possono danneggiare le acque dolci e l'ambiente marino, favorendo la crescita eccessiva di alghe che soffocano le altre forme di vita, processo conosciuto come eutrofizzazione.
 

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