Cazzullo e il giudizio pesante sulla canzone di Sal Da Vinci
Il vezzo italiano di questi tempi: affibbiare titoli di giornale e quindi prese di posizione in un luogo importante partendo dalla risposta ad un lettore in margine a un articolo è davvero sintomatico della ricerca del pelo nell’uovo.
Non perché sia da negare quanto
detto – sia pur a nostro avviso condivisibile – ma esso è slegato da un contesto
formale.
Il giornalista Aldo Cazzullo rispondeva
ad un lettore che già parlava in modo molto negativo della conclusione di Sanremo
stigmatizzando la bruttezza della canzone vincitrice.
Siamo ricascati nel tritacarne dei social, cosi come è accaduto al magistrato Gratteri che rispondeva ad una intervista ad un giornale calabro che ricordava le sue battaglie contro la malavita organizzata
Sia chiaro che la canzonetta "Per sempre si" assai
popolare, con un chiaro riferimento all’indissolubilità del matrimonio di Santa
Romana Chiesa, andava bene in un ritiro spirituale, lungi mille miglia dalla
laicità del festival canoro.
Poi il ritmo
richiama le canzonette napoletane di cinquant’anni fa, le serenate sotto il
balcone, in una lingua italiana – e qui sta la novità stonata -, salvata solo
nell’ultimo verso. Eppure, Gigi D’Alessio ha sdoganato la cultura napoletana
portandola ad altri livelli. Siamo letteralmente tornati indietro.
Se
osserviamo le altre stagioni del festival ligure non troviamo emuli se non nel
festival del 2010 in cui il trio composto da Pupo, Emanuele Filiberto e il
tenore Luca Canonici presentò il brano "Italia amore mio".
Il brano si
classificò al secondo posto, tra le polemiche e i fischi del
pubblico in sala, venendo però ripescato e sostenuto dal televoto. L'esibizione
fu una delle più discusse di quell'edizione, con il principe sul palco
dell'Ariston in veste di cantante e gli orchestrali che buttarono all’aria gli
spartiti.
Non abbiamo
voluto vedere l’edizione di Sanremo e forse avevamo ragione vista la
conclusione.
In questa
edizione nessuna protesta, anche il pubblico si è adeguato, segno che dopo 16
anni c’è un cambiamento generazionale e siamo in epoca da Minculpop dove
abbassare i toni, evitare ironie e sarcasmi è d’obbligo per salvaguarda il
clima culturale e sociale e non disturbare il manovratore e per fortuna c’è ancora
la possibilità di scrivere e dare notizie in libertà. (Roberto De Giorgi)

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