Per la Cassazione i transessuali non sono obbligati a sterilizzarsi per cambiare anagrafe. Esulta Arcigay Taranto con Boys don’t cry
Abolita
l’obbligatorietà dell’intervento di adeguamento degli organi riproduttivi per le
rettificazione degli atti anagrafici. Arcigay Taranto celebra la sentenza con la
proiezione di Boys
don’t cry
La
Cassazione dice no alla sterilizzazione forzata per la rettificazione degli atti
di stato civile delle persone transessuali e pone fine a questa violazione inaccettabile dell’integrità
psico-fisica delle persone transessuali. Con una decisione storica,
lunedì 20 luglio 2015 la prima sezione della Corte di cassazione (sentenza n.
15138/2015) ha deciso che per ottenere la rettificazione degli atti anagrafici
non è obbligatorio l’intervento di adeguamento degli organi riproduttivi. Il
ricorso è stato presentato dagli avvocati e le avvocate di Rete Lenford –
Avvocatura per i diritti LGBTI (Avvocati Bilotta e Genova), insieme con
l’avvocata Gracis, da tempo a fianco delle persone transessuali che hanno subito
danni nell’ambito di interventi di rettificazione chirurgica del sesso.
L’impegno degli avvocati e delle avvocate di Rete Lenford, come pure di singoli
avvocati e avvocate con cui l’Associazione collabora, mettendo a loro
disposizione il bagaglio di conoscenze che in questi anni ha accumulato,
testimonia la funzione sociale che l’avvocatura svolge per l’avanzamento dei
diritti nel nostro Paese.
A
seguire le dichiarazioni di Ottavia Voza,
Membro della Segreteria Nazionale Arcigay,
Responsabile Nazionale Arcigay per i diritti delle persone Trans, Presidente
Arcigay “Marcella Di Folco” Salerno.
“Si
tratta di una sentenza storica, che chiarisce uno degli aspetti più controversi
e dibattuti dell’applicazione della Legge 164 del 1982, sul quale da diverso
tempo nelle Aule dei tribunali le persone trans e le associazioni portavano
avanti una battaglia di libertà per garantire il diritto all’autodeterminazione
e per trasferire nella applicazione della norma le infinite raccomandazioni con
le quali si chiedeva il divieto della sterilizzazione obbligatoria per le
persone trans. Questa sentenza della Corte di Cassazione di Roma sigilla un
cammino iniziato con le numerose sentenze di merito dei Tribunali di Roma,
Rovereto, Siena, Napoli, Messina, Genova. Ancora una volta l’Amministrazione
della Giustizia interviene per colmare l’incapacità della nostra classe politica
a tenere il nostro paese nel novero dei paesi civili. Ci auguriamo che questa
sentenza costituisca il primo passo per l’approvazione di una nuova legge che
accolga in maniera ancora più chiara ed inequivocabile il principio del diritto
all’autodeterminazione delle persone trans, conseguenza diretta della
depatologizzazione della transessualità, attraverso una semplificazione delle
procedure, come accade oramai nella legislazione dei paesi più avanzati. Ora
temo ancora i giudici che potrebbero, fomentati dalla propaganda ideologica
contro “il Gender”, non tener conto della pronuncia della Cassazione, pur
sapendo che eventuali ricorsi ai loro rigetti delle istanze sarebbero
successivamente accolti dalla Suprema Corte. Purtroppo nel nostro paese non vige
il principio anglosassone del precedente giurisprudenziale vincolante.
Vigileremo.”
Mercoledì
22 luglio
l’Associazione Culturale Hermes Academy Onlus – Arcigay Taranto invita i propri
soci presso la sede in Via Pupino #90, nel cuore del borgo umbertino,
dove a partire dalle ore 21.00, per il ciclo di Cineforum a
tematica LGBT, verrà
proiettato Boys
don’t cry,
film
statunitense del 1999, diretto da Kimberly Pierce ed interpretato da Hilary
Swank e Chloë Sevigny. Il soggetto è
basato su un fatto di cronaca, le vicissitudini del giovane Teena Brandon,
transgender biologicamente donna che cambiò il proprio nome in Brandon Teena. Nonostante la non eccellente
distribuzione in USA la pellicola
suscitò interesse e consensi, accresciuti con il concomitante assassinio di un
teenager gay, Matthew Shepard.
A
seguire la recensione di Fabrizio Caleffi. “Queste
sono le opere prime
da girare! Capaci di appassionare le platee con una storia difficile, quella
della ragazza Teena Brandon che vive e ama da ragazzo, con l’inversione anche
del nome, Brandon Teena. Le interpreti (meno di 50 anni in due) sono Hilary
Swank, Oscar clamoroso e meritatissimo, e Chloe Sevigny, bella, affascinante,
amata da Brandon, sentimento che gli/le costa la vita. Brandon un tenero,
ambiguo Marlon Brandon del Terzo Millennio. Chloe interpeta a meraviglia una
povera ma bella, entusiasmante, coinvolgente. Gli orridi machos che matano Teena
sono ottimamente diretti dall’esordiente Pierce, che proviene da studi
antropologici. Raramente si viene tanto suggestionati da un film. Quando accade,
il cinema riacquista senso e valore. Chi vuol iniziare una carriera
cinematografica si guardi e riguardi questo film.”

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