Taranto - " Sindaco prendi tu le redini dell'Amiu non passare la patata bollente con questo caldo"

Tempo scaduto. La Presidente dell'Amiu si dimette perché, cosi dice al Quotidiano di Puglia, «Lascio la presidenza dell’Amiu per due motivi: il primo perché non è il mio mestiere essendo un funzionario del Comune di Taranto e il secondo perché ci sono responsabilità da dovermi assumere, in quanto come avete scritto sono anche responsabile legale della società, e non mi sembra giusto sobbarcarmele tra l’altro senza compenso»


Ora questa si chiama patata bollente. Perché le parole sono pietre, non si sciolgono al caldo. Magari si arroventano. Si dimette “perché non si vuole assumere la responsabilità”. Teniamo presente che dopo la sciagurata terna nominata dal Sindaco, all’inizio della consiliatura, che ha per sei anni portato l'Amiu ad essere richiamata dalla Corte dei Conti, c'è stato un ingegnere autore, insieme ad altri, del piano regionale rifiuti della Regione Puglia. Sto parlando di Cangelosi, e se lui si è anche dimesso c'è una ragione o no? Da me interpellato sulla vicenda si è scrollato le spalle, almeno così l'ho rappresentato dalla risposta " Eh si, Roberto!"

Ora il Sindaco chiede qualche giorno per fare un bando di evidenza pubblica. Ma scherziamo?  Chi vuoi che si metta alla guida di un’auto non revisionata che ha il motore che ci lasciando? L’azienda partecipata è decotta. Le cause si sono accumulate nel tempo. Mancanza di sprint per la raccolta di differenziata, nonostante un Piano operativo redatto con un contributo regionale di 200 mila euro – progetto fatto da un team di super esperti tra i quali l’attuale dirigente tecnico dell’azienda. Che il Conai avrebbe fatto gratis. Questa è storia documentata. Questo deficit comporta bollette esose verso la discarica. L’inceneritore è fermo da tre anni nonostante siano state spese una vagonata di soldi per un progetto fatto sempre dall'attuale dirigente tecnico.
L’impianto di compostaggio che potrebbe aiutare la partenza è incompleto e in default anch’esso.

L’Amiu è un azienda che non serve ricapitalizzare, in tre anni sono 19 milioni gli euro che il Comune ha versato e questo comportamento la Corte dei Conti l’ha messo all'indice. Occorre pensare ad una parziale privatizzazione che metta ordine. In una impresa con una forza lavoro sperequata, oltre 140 impiegati sono troppi per una azienda di servizi. In questa situazione capita che manchino autisti e non mezzi. Poi c’è una sorta di anarchia organizzativa, soprattutto per il lavoro notturno, dove, che io ricordi nel passato, ma credo che accada ancora oggi, si consuma molto straordinario abusivamente, e quella squadra è impossibile smuoverla da quell'orario…! 

Poi ci sono spese assicurative eccessive, ci sono state consulenze legali uscite su inchieste giornalistiche di Wemag. C'e n'è stata una oggetto di un inchiesta della Digos. C’è un pessimo rapporto con le filiere Conai, io misurai che sulla carta, non avendo rapporto diretto con la cartiera si perdono 200 mila euro l’anno, in cinque anni  sono un milione. Ed’ è solo un esempio. 

 Non voglio farla lunga. Ma qualche anno fa Ciccio Voccoli che aveva anche quel tono confidenziale ironico con l'inquilino di Palazzo di città, disse che era disposto a farlo gratis il presidente dell’Amiu. Ma stante la situazione, dopo il terz’ultimo presidente che è finito sotto inchiesta con il sequestro dei beni, la situazione non è piacevole. Quindi?




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