I cattivi maestri del passato non dovrebbero tornare
ENAIP Puglia: la delibera del 2012 firmata da Vendola sancì la fine di un ente storico e la disoccupazione dei lavoratori
Con una nota ufficiale del 31
maggio 2012 (prot. Comm./769/41), acquisita agli atti regionali il 7 giugno
successivo, il commissario straordinario dell’ENAIP Puglia, Pietro Pepe,
comunicò alla Regione la sospensione delle attività formative.
La decisione, si legge nei documenti, fu “a seguito dell’evolversi della
condizione dell’Ente”, ormai schiacciato da una crisi economico-amministrativa
profonda: stipendi e contributi previdenziali non versati, sospensione
cautelare dell’accreditamento regionale e, di fatto, paralisi definitiva delle
attività.
Pochi giorni dopo, la Giunta
regionale della Puglia, presieduta da Nichi Vendola, approvò la Delibera
n. 1333 del 3 luglio 2012 (BURP n.110/25 luglio 2012), su proposta
dell’assessore al Diritto allo Studio e alla Formazione Alba Sasso.
L’atto disponeva la riassegnazione straordinaria dei corsi ENAIP ad altri enti
di formazione, “nell’esclusivo interesse dell’utenza”, per garantire la
continuità didattica e consentire agli allievi di completare i percorsi
interrotti.
La delibera stabiliva che gli
enti dovevano operare nello stesso territorio e settore professionale e
ricorrere “in via prioritaria al personale ENAIP Puglia”.
Tuttavia, molti docenti e collaboratori non furono mai riassorbiti,
probabilmente a causa delle differenti tipologie contrattuali (spesso Co.co.pro.
anziché contratti di lavoro subordinato), che complicarono la loro
ricollocazione, anzi la maggior parte di loro furono totalmente ignorati.
La Regione precisò che la misura
“non comportava implicazioni di natura finanziaria”, cioè nessun nuovo onere
per il bilancio pubblico.
Del resto, gli oneri dei corsi già erogati non erano stati ancora corrisposti
all’ENAIP Puglia, aggravando ulteriormente la crisi dell’ente.
Pertanto si stabilì la chiusura
operativa delle sedi ENAIP, decretando la fine delle sue attività formative
accreditate.
Un ente storico travolto dalla crisi
Fondata nel 1951, la rete
nazionale E.N.A.I.P. Ente Nazionale ACLI Istruzione Professionale vantava una
lunga storia e una presenza diffusa in Italia e all’estero, ad esempio a
Bruxelles.
In Puglia, ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per la
formazione professionale, con centri ovunque ad esempio a Foggia, Taranto, Tricase,
a Barletta (due), Andria, Molfetta e Ruvo, in collaborazione con Province,
Centri per l’Impiego e amministrazioni locali.
Tuttavia già dal 2010 erano
emerse gravi difficoltà finanziarie: ritardi nei pagamenti regionali per corsi
finanziati e rendicontati, che portarono ad arretrati negli stipendi e
irregolarità contributive.
Nel 2011, secondo le denunce sindacali riportate dalla stampa locale, l'ente, che aveva
assunto centinaia di amministrativi e formatori, tra dipendenti e collaboratori,
attraversava una “grave crisi finanziaria”, aggravata da debiti per affitti,
forniture e enormi crediti non riscossi dalla Regione.
Dopo il blocco delle attività nel
2012, il percorso dell’ente si concluse con il decreto del Ministero del Lavoro
(12 giugno 2014 Gazzetta Ufficiale n.161 del 14 luglio 2014), che ne dispose la
liquidazione coatta amministrativa.
Il Ministero nominò commissario liquidatore l’avvocato Damiano Somma,
incaricato di gestire la massa attiva e passiva, tuttora in carica.
Nonostante la procedura, nel 2014
molti ex dipendenti lamentavano ancora il mancato pagamento di stipendi e
liquidazioni.
Diversi oneri contributivi, pur dichiarati nelle Certificazioni Uniche
rilasciate ai lavoratori e trasmesse all’Agenzia delle Entrate, non risultano
tuttora versati.
Nel 2017 risultava ancora operativo un Comitato di sorveglianza della
liquidazione coatta, segno che la procedura non era conclusa.
Un cane che si morde la coda: il nodo dei finanziamenti
Le sedi dell’ENAIP Puglia vivevano
quasi esclusivamente di fondi pubblici regionali, provenienti dai programmi FSE
Fondo Sociale Europeo, curati anche dalla sede a Bruxelles; dai bandi regionali
di formazione professionale; dalle convenzioni con Province e Centri per
l’Impiego.
Pertanto la Regione Puglia era il
principale, se non talvolta l’unico finanziatore dell’ente. Quando, tra il 2010
e il 2011, la Regione ridusse o ritardò i pagamenti per problemi nei rendiconti
e nei controlli contabili dei fondi europei, l’ENAIP rimase senza risorse,
senza liquidità, incapace di pagare stipendi, contributi e fornitori.
La scelta politica e il mancato salvataggio
Secondo alcuni addetti ai lavori,
la Regione avrebbe potuto tentare un salvataggio attraverso anticipazioni
straordinarie di cassa o pagamenti parziali di quanto dovuto; oppure con un
piano di rientro o un commissariamento controllato, con sostegno vincolato alla
regolarizzazione contributiva. Sarebbe stata opportuna quindi una gestione
transitoria dei corsi tramite task force o agenzie pubbliche, ma tale misura
che arrivò solo dopo, quando l’ente era già fermo, quindi portò alla
riassegnazione.
Nessuna di queste opzioni fu
adottata in tempo. In quegli anni,2011 e 2012, l’assessore Alba Sasso dichiarò
che l’ENAIP non possedeva più i requisiti di accreditamento, essendo
inadempiente su stipendi e contributi, e che quindi la Regione non poteva più
erogare fondi a un soggetto irregolare.
Una situazione paradossale: la
Regione, principale finanziatore, non poteva più pagare perché l’ente era
inadempiente, mentre l’ente era inadempiente perché non riceveva i fondi
dovuti. Un cane che si morde la coda.
La chiusura divenne inevitabile:
senza accreditamento attivo, la Regione non poteva finanziare nuovi corsi.
L’ente non versava i contributi da mesi, violando i requisiti previsti dal FSE,
quindi nel maggio 2012 il commissario straordinario comunicò la sospensione di
tutte le attività.
Al danno la beffa perché a causa
del rischio di danno erariale, ogni ulteriore finanziamento avrebbe potuto
generare responsabilità contabile per la Regione.
A quel punto, la DGR 1333/2012,
firmata da Vendola, fu più un atto di salvaguardia che una scelta politica:
serviva a consentire agli allievi di terminare i corsi affidandoli ad altri
enti, evitando un danno all’utenza, ma sacrificando di fatto i lavoratori e i
fornitori dell’ente.
Una ferita ancora aperta
Anziché tentare un salvataggio
straordinario, la Giunta Vendola approvò la delibera che certificò la
crisi e riassegnò i corsi, scelta che molti sindacati e dipendenti giudicarono
tardiva e rinunciataria: “L’ENAIP non è stato salvato ma lasciato morire di
mancate risorse.”
Inoltre, più volte condannata a
pagare i suoi debiti all’ente, la Regione è risultata inadempiente. Forse solo
di recente, nel 2023, si è avuto un parziale pagamento quando il Tribunale di
Bari ha condannato la Regione Puglia a corrispondere in favore di Enaip Puglia la
somma di € 654.779,01, oltre agli interessi legali a partire dal 18/05/2011. Una somma esigua rispetto ai milioni dovuti.
Rammentiamo che la stampa riportava un contenzioso complessivo nell’ordine di €
20 milioni e crediti Enaip verso la Regione di € 2,5 milioni per attività
formative. (Ricostruzione giornalistica La Gazzetta del Mezzogiorno)
Oggi, a distanza di oltre dieci
anni, la vicenda resta un simbolo della fragilità del sistema di formazione
regionale, dove ritardi nei flussi finanziari e mancanza di interventi
tempestivi possono travolgere anche le realtà più storiche e radicate, con
tutti i tragici risvolti sociali. Una storia da non dimenticare lì dove i
protagonisti politici dell’epoca si accingano a voler essere ancora
protagonisti oggi.

Commenti
Posta un commento
Commenti non moderati comportarsi civilmente