Pasolini e le sue donne
Un tributo commosso al poeta delle periferie, tra memoria personale e risonanza sociale
Pier Paolo Pasolini attraverso le sue donne: il docu-film di Eugenio Cappuccio
Ieri sera, su RaiPlay, abbiamo avuto il privilegio di assistere al docu-film diretto da Eugenio Cappuccio, narrato da Eugenio Battiston, che offre una rilettura originale e inedita di Pier Paolo Pasolini attraverso le figure femminili che hanno segnato la sua vita: Oriana Fallaci, Laura Betti e Maria Callas. Queste donne, interpretate nelle riprese dopo il flashback dalle attrici Liliana Massari, Sara Mafodda, Carolina D'Alterio e Martina Massaro, emergono come veri e propri architravi della narrazione, insieme alla presenza straordinaria di Dacia Maraini.
Particolarmente emozionante è stata l’interpretazione della madre di Pasolini, Susanna Colussi, affidata alla sensibilità di Anna Ferruzzo, che ha saputo restituire con dolcezza e profondità il rapporto speciale tra madre e figlio, un legame che ha influenzato la sensibilità del poeta e il suo sguardo sul mondo.
Il trauma della perdita e la periferia come fonte di bellezza
Cinquanta anni fa, un fatto di cronaca sconvolgente portava via il cantore delle periferie, colui che aveva trasformato i ragazzi difficili in portatori di una bellezza autentica e struggente. Pasolini, il “ragazzo di buona famiglia”, si era lasciato travolgere da una realtà fatta di fermenti e contraddizioni, pagandone le conseguenze in un dopoguerra ancora intriso di bigottismo e moralismo. La sua vita, segnata da ben 34 procedimenti giudiziari, è raccontata nel docu-film con garbo e rispetto, attraversando l’arcipelago di Grado in Friuli, i meandri dell’infanzia, la povertà, il bisogno di reinventarsi.
Il film scorre come un filo della memoria, tributo sentito a un uomo che, nonostante le difficoltà e le ombre, ha saputo portare alla cultura e al cinema italiano capolavori inimmaginabili, rendendo vivi personaggi del passato e immortalando la realtà sociale delle periferie. Quelle stesse periferie che, ironia della sorte, lo hanno portato via.
Pasolini nel mosaico del cinema italiano
Con 26 film e sceneggiature, Pasolini è una tessera fondamentale del mosaico della filmografia italiana. Le sue opere accendono e illuminano la strada ai grandi autori del nostro Paese, segnando indelebilmente l’immaginario collettivo e la coscienza sociale.
Il 2 novembre, data della sua tragica scomparsa, è diventata occasione di ricordo e riflessione. Dieci anni fa, nel quarantennale della morte, il dibattito pubblico si è acceso attorno alla figura di Pasolini, con reazioni e polemiche, come quella di Gabriele Muccino che, alle prese con le difficoltà della sua ultima opera, si sfogava attribuendo proprio a Pasolini la crisi del cinema. Questi attacchi, seppur strumentali, hanno avuto il merito involontario di riportare al centro della discussione il pensiero e l’opera di un autore che dimostra ancora oggi una modernità e una grandezza fuori dal comune.
L’accoglienza della politica e il Pantheon della cultura italiana
Dopo cinquant’anni, si può parlare di un vero e proprio “miracolo”: la Camera ricorda Pasolini e il suo nome viene accolto nel Pantheon della politica, sia a destra che a sinistra. L'autore di ‘Scritti corsari’ riesce a mettere tutti d’accordo, segno che il suo pensiero ha superato le barriere ideologiche ed è diventato patrimonio condiviso della nostra cultura.
Questo docu-film, insieme alle commemorazioni e ai dibattiti che continuano a vivacizzare il panorama culturale italiano, dimostra che Pasolini è ancora oggi una figura centrale, capace di parlare alle nuove generazioni e di offrire spunti di riflessione sulla società, sull’arte e sull’animo umano.
Conclusione: un ricordo che ci appartiene
Il tributo a Pier Paolo Pasolini, attraverso il docu-film e i numerosi omaggi, rappresenta un ricordo vivo e partecipato, dove la sua voce, le sue periferie e le sue donne continuano a parlare, a emozionare e a interrogarci. “Non si può insegnare niente a nessuno, si può solo aiutare a cercare dentro di sé”, diceva il poeta. Ecco, forse, il più grande insegnamento che ci lascia: il coraggio di cercare la verità nelle pieghe della memoria e della realtà, senza paura di sfidare i luoghi comuni e i conformismi.
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