Taranto - A proposito di falò di San Giuseppe, allarme diossina ecc


Ho visto con una sorta di benevolenza un post al quale un amico mi ha legato con tag, che in gergo da social, è quella sorta di contaminazione che se non  fai salti mortali ti lega a vita. Ma ben sta per una sorta di gradimento dell'amico e del tema. I riti delle focare hanno un senso se sono fatte bene e col rispetto delle tradizioni. Nei riti di passaggio tra un ciclo e l'altro dell'anno, come lessi nei testi di uno degli esami universitari fatti a Lettere sulle pagine del grande Ernesto De Martino, i fuochi, da San Giuseppe a San Giovanni, sono riti propiziatori del nuovo raccolto bruciando sarmenti delle potature di quello precedente. Ne è esempio in Puglia quella di Novoli che è diventato un fenomeno ricco sul piano turistico, sociale e culturale.
A Taranto che io ricordi la tradizione è stata sempre quella di bruciare la mondezza, ovvero rifiuti ingombranti.  Almeno dopo l'industrializzazione. Vero è che il Comune ne ottiene un beneficio in quanto risparmia qualche tonnellata di soldi alla discarica. Ricordo che nel 2008 in occasione della mia fortunosa consulenza Amiu, la prima cosa che avviai fu la raccolta solidale degli ingombranti perchè sapevo che pur raccolti dagli operatori Amiu la loro destinazione era ed è la discarica.  O meglio si bruciano, se funziona l'inceneritore dell'Amiu, quindi il tema si sposta di zona.
Ora si potrebbe obiettare in termini ambientali: certo, buciando l’immondizia in tal modo altro non si fa altro che creare una sorta di inceneritore di quartiere, però del tutto fuori controllo, cioè senza quelle difese, tra filtri e additivi che hanno i normali inceneritori, e questo vuol dire emettere residui tossici a concentrazioni anche 1000 volte superiori in proporzione a quelli emessi da un inceneritore; inotre la mancanza del camino fa cadere i fumi sotto il naso dei presenti e di quelli che stanno nei dintorni.
Ma vorrei cogliere l'occasione, se me lo permettete, a costo di parere noioso e fuori luogo, perchè non si coglie l'occasione per parlare dei centri di recupero? La legislazione recente ha posto il recupero e la preparazione al recupero al primo posto rispetto alle priorità dei rifuti. Ricordate le tre R? Tutto cambiato. E allora che facciamo? Smontiamo tutto il castelletto e creiamo futuro?

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