“TERÙN”, QUEL DISTINTIVO D’ONORE DI TRE MERIDIONALI CHE CON PIZZA E BICI HANNO CONQUISTATO LA SILICON VALLEY.
E ora sognano la squadra “Terùn” al Giro d’Italia.
di Domenico
Logozzo *
“A volte ci prendiamo in giro da soli: A quando il Giro d'Italia con una squadra
Terùn? Qui abbiamo imparato che i
grandi
sogni portano a grandi risultati”. I fratelli Maico e Franco Campilongo,
calabresi di Scalea (Cosenza), con
l’amico Kristyan D’Angelo, pugliese
di Ginosa Marina (Taranto), dopo
avere ottenuto un grande successo con il ristorante Terùn a Palo Alto, in California,
concretizzando il sogno di “prendere per la gola” gli americani, portano avanti
“con grande passione, impegno e ottimi
risultati” anche il progetto “bici-amici”. Non smettono di sognare. Puntando
sul fortunato marchio Terùn come scelta
vincente. Contro ogni pregiudizio. Ha scritto il New York Times: “In piemontese
“terùn” è un termine dispregiativo per i meridionali italiani”, sottolineando
che “gli intraprendenti imprenditori venuti dalla parte estrema dello stivale
lo indossano come distintivo d’onore”. Proprio così. Maico
Campilongo, studi di ingegneria elettronica e di economia e commercio
interrotti per scegliere altre vie (musica, pianobar e politica in Italia, infine
la ristorazione negli Stati Uniti), ce lo conferma: “Noi abbiamo deciso di dare
un significato positivo a questo termine, che per anni ha visto i nostri
genitori e i nostri nonni paragonati ad una razza inferiore. Usato dai
piemontesi o comunque dalla gente del nord, ci faceva male, ci condizionava,
tanto che da piccolo cercavo di cambiare il mio accento perché ritenevo che
quello meridionale non fosse una cosa positiva”.
Chiediamo a Maico di raccontarci il loro
entusiasmante viaggio nel mondo della ristorazione e delle due ruote. Ricordi
preziosi. Custoditi con amore e orgoglio. Un appassionante album di “sognatori
che sanno sognare”. Le prime pedalate. “Erano gli anni Novanta e mio fratello
Franco in Calabria si appassionava alla mountain bike. Innamorato di quella bici che permetteva di
esplorare i posti più remoti dell’amata terra calabrese”. Come “un segno del
destino” il fatto che “la mountain bike moderna è nata alla fine degli anni Settanta,
proprio in California”. Prima di allora “per
un lungo periodo sono state usate biciclette adattate, dette klunker
(catorci) per fare gare in discesa su strade forestali”. L’evoluzione. “Si
ritiene che la prima bicicletta
appositamente costruita per l'uso fuoristrada sia quella di Joe Breeze, nel 1978. Successivamente Gary Fisher (che Franco ha conosciuto a Las Vegas), Charlie Kelly e Tom Ritchey si associarono nella Mountain Bikes. Nei primi anni Ottanta
vennero vendute le prime mountain bike prodotte su larga scala, che a quel
tempo erano poco più che biciclette da corsa irrobustite, con manubrio dritto e
gomme più larghe. Nei vent'anni a cavallo del 2000 il mountain biking è
diventato uno sport fra i più diffusi. Il mercato e la nascita di competizioni
sportive basate sulle specialità del mountain biking hanno permesso uno
sviluppo tecnologico continuo, per cui oggi sono possibili attività che una
volta non erano nemmeno pensabili”.
Ma ritorniamo agli anni giovanili di Franco
in Calabria. “La passione per la bici cresce sempre di più. Con il lavoro
estivo, l’aiuto di papà Giuseppe Campilongo e di mamma Anna Errico, entrambi
nati a Verbicaro (Cosenza), compra la sua bicicletta e fonda con altri amici
appassionati un Club di mountain bike a Scalea”. Corre e vince. “Più volte
Campione Regionale Calabrese. Tante gare in montagna. Dal Parco Nazionale del
Pollino alla Sila Cosentina e anche gare di downhill lungo le piste non
innevate di Camigliatello Silano durante l’estate”. Aveva messo insieme “un’allegra
brigata di pazzi”. Il racconto a questo punto entra nel vivo di una esperienza
ciclistica molto interessante del cugino Giuseppe, che purtroppo è stata
fortemente ostacolata e penalizzata dalla cronica differenza di opportunità
offerte dalle due Italie. Al Sud tutto è difficile. Al Nord il percorso è più
agevole. Anche nel ciclismo. Vediamo come e perché. “Franco trasferisce la sua
passione al cugino e figlioccio di cresima Giuseppe Errico, figlio dello zio
materno Antonio. Giuseppe,12 anni, lo segue sulle montagne calabresi. E cresce
bene. Franco si accorge subito delle sue potenzialità. E’ un ragazzone di quasi
un metro e novanta (mamma Beatrice Aita di Diamante, donna calabra alta un
metro e settanta, davvero non comune) con tanta potenza nelle gambe. Sostenuto
dalla famiglia passa dalla mountain bike alla bici da strada e finisce a
Monsummano Terme, in provincia di Pistoia, con l'Associazione Monsummanese
Ciclistica. Giuseppe è forte e spicca nello sprint. Se arriva sul traguardo col
gruppo in volata spesso stacca tutti. Potrebbe
essere il nuovo Cipollini, diceva il suo allenatore Salvatore Mazzei”. E
qui emerge l’amarezza per un sogno che non è andato a buon fine. “Spesso i
sogni non si realizzano non perché non sei forte abbastanza, ma svaniscono
lungo i sentieri tortuosi che separano le due Italie, il nord e il sud.
L’Italia a due velocità, non la velocità nello sprint ma nella possibilità di
fare ciclismo in Calabria o in Toscana. Giuseppe in quegli anni ha partecipato
alle stesse gare che faceva uno che poi sarebbe diventato Lo Squalo dello Stretto, Vincenzo Nibali. Esperienza comunque
importante per Giuseppe che, dopo essere stato una promessa del ciclismo italiano,
adesso è uno dei manager di Terùn pizzeria”.
La scelta di emigrare. Franco Campilongo,
laurea in economia e gestione dei servizi turistici in tasca ed una valigia
piena di sogni, dalla Calabria si trasferisce in California. Dai grandi
sacrifici ai successi. Sbarca nella Silicon Valley nel 2002. Per qualche anno
il lavoro e le ristrettezze economiche di chi è appena emigrato in un nuovo
mondo non gli permettono di ricominciare a pedalare come piace a lui. E’ solo
questione di tempo, però. “Una passione così forte - riconosce Maico - non si
può fermare. E poi è nella terra dove è stata concepita la montain bike, come
dicono qui siamo ground zero, e così
nel 2007 compra la sua prima mountain bike. Ricomincia a correre e a esplorare
questa volta il paradiso delle montagne di Santa Cruz (Catena montuosa a
ridosso della Bay Area), con sentieri costruiti apposta in mezzo alla natura, per
gli appassionati di bici come Franco”.
Le strade di Franco e del cugino Giuseppe
si incontrano nuovamente negli Stati Uniti. Giuseppe si trasferisce in
California nel 2009. Ricorda sempre Maico: “Questa volta è lui a stimolare
Franco e a trasmettere la passione per un altro tipo di bici, quella da corsa.
Giuseppe, 31 anni, è cresciuto con due sorelle maggiori, Maria Francesca e
Annalisa. Quindi Franco, 38 anni, è per lui come un fratello maggiore. I due cugini
si ritrovano sull’asfalto delle grandi strade della California. Conoscono tanta
gente e incontrano un ragazzo inglese, Alex Palmer, uno che corre forte. Avrebbe
potuto essere anche lui un professionista. Alex li chiama a far parte della
Squadra SF, team creato dalla fusione della Squadra Ovest e Audi, due delle
numerose formazioni amatoriali di bici esistenti nella Silicon Valley. Un
giorno sarebbe bello avere la FIAT fra gli sponsor. L’ammiraglia perfetta! Adesso
il team sponsorizzato da Terùn ha un nuovo nome: Squadra SF Terùn”. Commenta
Franco: “E’ bello ritornare alle competizioni e incontrare gente come Pablo
Espinosa, adesso responsabile tecnico di Squadra Sf Terùn. Pablo ha provato a
fare il professionista della bici ed ha vissuto negli anni del College con
George Hincapie, gregario di Lance Armstrong e Freddie Rodriguez, detto “Fast Freddie”,
che ricordiamo per i sui sprint con Super Mario Cipollini. Rodriguez è stato secondo
in due famosissime classiche nel 2002, sempre alle spalle di Super Mario: la
Milano-Sanremo e la Gent-Wevelgem,
nelle
Fiandre, in Belgio. E’ stato anche campione nazionale americano nel 2000, 2001,
2004, 2013. Freddie Rodriguez ha creato
una linea di abbigliamento sportivo per chi va in bici e veste la Squadra SF
Terùn. Fast Freddie nel 2016 sarà un guest
rider nel Team Terùn Squadra SF. Ha 42 anni e nonostante si sia ritirato
dalle grandi competizioni è sempre fortissimo. Abbiamo pedalato insieme tante
volte poiché vive a Berkeley a circa 40 minuti da Palo Alto, e poi è stato con
noi nel ritiro-allenamento della squadra. Ci ha raccontato le tante storie che si
vivono in sella: Giro d’Italia, Tour de France, La Vuelta di Spagna, e tutte le
classiche. Un pezzo di storia del ciclismo mondiale è parte integrante della
Squadra ciclistica Terùn”.
Passione ciclismo che coinvolge un po’
tutti. “Si sa che la bici è contagiosa”. Così Maico Campilongo, 43 anni, viene
stimolato dal fratello Franco e dal cugino Giuseppe “ad assaggiare la bici da
strada, ma se fumi 15 sigarette al giorno non è facile”. E allora, batti e
ribatti, Maico smette di fumare e per il suo trentottesimo compleanno decide di
“fare una pedalata sul Golden Gate” con il fratello e il cugino, per andare poi a mangiare con Kristian, lo chef
socio.” Anche lui sembra preso dalla voglia di pedalare”. Nell’ album della
memoria di Maico c’è una pagina dove è segnata
una data significativa: 3 maggio
del 2011. Quel giorno capisce che gli piace “andarsene in giro in bici, ascoltando
la musica e seguendo le notizie che mi tengono aggiornato sulla politica
italiana e internazionale”. E “comincia ad esplorare spesso in solitaria le
colline intorno a Palo Alto”. Commenta entusiasta: “E’ un piacere che se non lo
provi non sai quanto è bello. Ma ci
vorrà tempo per raggiungere la forma fisica per stare alla ruota di Giuseppe e
di Franco. Volere è potere”. I risultati sono evidenti: “Adesso a distanza di
quasi 5 anni dalla prima pedalata su una bici da strada gareggio con il Team
Terùn insieme allo chef Kristyan D’Angelo. Anche lui ha una bella bici, ma fra
i fornelli del ristorante e il suo bellissimo figlio Lorenzo, non può concedere
alla bici lo stesso tempo che gli
dedichiamo io, Giuseppe e Franco”.
Notissimo luogo di incontro per gli
appassionati del ciclismo della Silicon Valley. Buona cucina e sport.
Accoppiata vincente. “A Terùn vengono spesso a visitarci professionisti ed ex
professionisti delle due ruote, donne e uomini che hanno fatto di questo sport
la loro passione, il loro stile di vita. L’elenco sarebbe lunghissimo. Personaggi
come il famoso ex ciclista, scrittore e commentatore Bob Roll, detto Bobke. E’
l’Adriano De Zan americano. Per NBC Sports Network cura le telecronache di Tour
de France, Giro d'Italia, Tour of California, Vuelta. Un grande amico. E poi Lance
Armstrong, che ha passato una sera da noi.
A Terùn oltre a mangiare bene, si
pedala anche molto, dicono. Armstrong ci ha promesso che qualche volta si
unirà a noi nell'ormai famoso “Terùn Ride”, una pedalata in compagnia.
Partecipano per lo più persone che vanno abbastanza forte in bici. Consiste nel
ritrovarsi la mattina a Terùn, ristorante ancora chiuso al pubblico, prendere
un espresso e partire insieme all’avventura. Spesso si va fino all’Oceano
Pacifico. Dopo un altro caffè e qualcosa per rifocillarsi si torna a Terùn per
mangiare una bella pizza, bere birra e vino. Dopo 120 km in bici puoi mangiare
davvero quello che vuoi!”
Un grande successo della creatività della
bella gente del Sud Italia. Il coraggio di osare. L’intelligenza nel fare. “In
soli tre anni dall’apertura Terùn è diventato uno dei ristoranti-pizzeria più
popolari della California. Hanno scritto di noi tanti giornali americani, a
partire dal New York Times. A quanto pare siamo popolari anche in Italia dopo che
la Repubblica, il Corriere della Sera e decine di testate giornalistiche hanno
parlato di noi. Anche Radiodeejay nella trasmissione Tropicana Pizza, Identitagolose.it,
Pizza & Core, wired.it, si sono occupati della storia di Terùn. Tanti
nostri amici in Italia pedalano con addosso la maglia Terùn”. Sostengono che “questa
popolarità va attribuita a tanti fattori. Uno di questi, davvero molto
influente, è il connubio Bici-Pizza/Amici-Bici che oramai identifica Terùn. In
California sponsorizziamo anche altri 3 team: Core Techs Cycling Team e due di
professioniste femminili che correranno
nel mondo: Team TIBCO-SVB Women's Pro Cycling Team e Hagens Berman Supermint
Pro Cycling Team”.
Diceva Albert Einstein: “La vita è come
andare in bicicletta. Per mantenere l’equilibrio devi muoverti”. E a Terùn
“muoversi con la bici” è diventata una regola di vita. “Business, lavoro di
squadra. Il momento in cui devi sprintare anche durante la gara per rimanere alla
ruota che ti permetterà di stare nel gruppo e poi sprintare ancora per la
vittoria finale, e poi altre tappe e poi altri giri e sempre nuovi traguardi e
anche se non vinci sai che ce la stai mettendo tutta e l’importante è pedalare,
perché spesso gli obiettivi li scopri e li conquisti strada facendo”.
Gli amici di Terùn hanno le idee chiare e
hanno fatto la giusta scelta, puntando anche sul mondo delle due ruote.
Dall’Economist alla Cnn, dal Telegraph alla Bbc, tutti parlano del ciclismo
come il nuovo golf. Max Levchin, cofondatore di Pay Pal e consigliere per Yahoo
e Yelp, intervistato da Business Insider, ha affermato che “nella Silicon
Valley e nella East Coast, ad esempio, oggi l’età media dei dirigenti è molto
bassa: questa generazione di giovani milionari sente il bisogno di sudare, di
fare qualcosa che coinvolga maggiormente il fisico”. Si sostiene che “se su un
campo da golf mediti, sulla bici la mente è impegnata anche nello sforzo. Il
senso liberatorio di un movimento come quello della bici da corsa è in grado di
creare grandi relazioni che possono poi trasformarsi in business”. Maico
Campilongo cita l’articolo dell’inglese Telegraph: “Cycling is the new golf”. E
poi afferma: “Noi lo possiamo dimostrare. Molte persone, general manager di
compagnie della Silicon Valley, pedalano per socializzare e parlare di affari. Quello
che è sempre stato appannaggio essenzialmente del golf oggi si è esteso anche
alla bici. Tutti insieme a soffrire in salita per una agognata meta che poi ti
porterà ad una felice discesa, fino al prossimo ristorante senza sentirsi in
colpa per aver mangiato troppo”.
La buona ricetta sognata e realizzata. Gli
amici di Terùn guardano al futuro con ottimismo: “Ci vediamo in maglia rosa!”. Un altro grande sogno. Sarebbe
bello leggere un giorno non molto lontano sulla prima pagina della milanese
Gazzetta dello Sport: “Terùn in rosa”. E ritornano alla mente le parole di uno
dei grandi successi di Fiorella Mannoia: “Ogni sogno ti porta più in là, cavalcando
aquiloni, oltre muri e confini”.
*già
Caporedattore Tgr Rai
Nelle foto dall’alto in basso:
terun - Maico Campilongo, Kristyan D’Angelo e Franco
Campilongo
terun 1- Ciclisti davanti a Terùn prima della partenza
terun 2 - Giuseppe Errico, Maico Campilongo, Freddie
Rodriguez e Franco Campilongo
terun 3 - Foto di gruppo vanti a Terùn
terun 4 - Gara di mountain bike in Calabria con Franco
Campilongo
terun 5 - Maico Campilongo ed il fratello Franco
premiato dopo la conquista del titolo regionale calabrese
I fratelli Maico e Franco Campilongo con gli amici
calabresi appassionato di mountain bike.
Terun 8 - I fratelli Franco e Maico Campilongo davanti
al ristorante con l’ex ciclista Lance Armstrong e con Michele Oliverio,
calabrese, uno dei manager di Terun.
Terun 6 e 7 - Maico e Franco Campilongo









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