Umberto Eco come Benedetto Croce, un faro per la nostra cultura


All'indomani della cerimonia che ha dato il commiato laico alle spoglie di Umberto Eco partendo dalla nemesi di una dipartita siam colti dall'accostamento di Umberto Eco -  quasi in continuum storico-letterario - alla statura di Benedetto Croce. 

Cultura immensa e grande servizio per il paese. Croce è vissuto prima, la sua vita acchiappa due secoli, dal 1866 al 1952, filosofo, storico e liberale, autorevole antifascista, il cui pensiero politico ha goduto apprezzamenti anche più recenti e una riscoperta anche al di fuori dell'Italia, in Europa, nel mondo anglosassone e dove è riconosciuto come uno dei più eminenti teorici del liberalismo europeo e un autorevole oppositore a ogni totalitarismo.

 L'accostamento a Umberto Eco non è tanto sul piano politico, quanto su quello più strettamente cultural-politico. Eco è del 1932 e quindi la sua influenza parte dal dopoguerra e dall'avvento della comunicazione televisiva che ha cambiato il paese; difatti si può convenire sull'attribuzione a Eco, accanto al "gruppo 63", di essere stato il vero promotore della centralità della Rai nel sistema culturale italiano. Un grande contributo nella crescita del paese corredata dall’insegnamento universitario dal 1961. 

Un professore come Croce, che ha educato il paese intero. Umberto Eco con la sua semiotica che guarda al basso è certamente uno dei maggiori riferimenti per chi opera anche maldestramente nel campo della comunicazione. 

I suo interventi nel corso del tempo analizzando i fenomeni di massa, come quelli che riguardano la televisione la fenomenologia di Mike Buongiorno, per dimostrare che gli anchorman video possono anche essere degli ignoranti, certo furbi e non imbecilli, studiano tutto quello che avviene nella società. Recuperiamo dalla rete questa informazione: nel 1967 svolse a New York il seminario "Per una guerriglia semiologica", in seguito pubblicato ne "Il costume di casa (1973)" e frequentemente citato nelle discussioni sulla controcultura e la resistenza al potere dei mass media. 

Significativa fu anche la sua attenzione per le correlazioni tra dittatura e cultura di massa ne "Il fascismo eterno", capitolo del saggio "Cinque scritti morali" dove individuava le caratteristiche, ricorrenti nel tempo, del cosiddetto "fascismo eterno", o "Ur-fascismo": il culto della tradizione, il rifiuto del modernismo, il culto dell'azione per l'azione, il disaccordo come tradimento, la paura delle differenze, l'appello alle classi medie frustrate, l'ossessione del complotto, il machismo, il "populismo qualitativo Tv e Internet" e altre ancora; da esse e dalle loro combinazioni, secondo Eco, è possibile anche "smascherare" le forme di fascismo che si riproducono da sempre "in ogni parte del mondo".

Non è solo lo scrittore che abbiamo amato nel «Nome della Rosa», conosciuto - dobbiamo ammetterlo - soprattutto per il film con la magistrale interpretazione di Sean Connery nei panni del monaco investigatore Guglielmo da Baskerville. Film che trasmesso in Rai ha detenuto il massimo di ascolto con 14 milioni di utenti superato solo da Benigni con la «Vita è bella» Nella potenza del cinema e del mezzo televisivo, anche nella rete internet appare prima il film e poi il libro che tuttavia ha venduto 15 milioni di copie (ma sarebbero 50 milioni considerando le traduzioni in tutto il mondo anche senza più diritti). 
Dicevamo non è solo l’autore del libro “Il Pendolo di Focauld” che abbiamo di fronte e stiamo per leggere, e di tanti altri, è certamente una figura importante per l’Italia di oggi, dove continuerà a essere presente con la sua storia personale e con i suoi scritti compreso l’ultimo che uscirà a breve «Pape Satàn Aleppe» un’altra fustigazione di questa umanità che non legge, non ha culto della memoria, che viaggia sull’onda dell’effimero e senz’alcuna difesa. 

Ecco uno come Umberto Eco ci potrà essere ancora utile e questa sarà l’eternità di un nome che sentiremo come nostro.



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