Aqp e un angolo dimenticato

 


Il racconto di un angolo dimenticato e il peso della memoria urbana: 1940 un patto tra Comune e Acquedotto Pugliese

Sembrerebbe assurdo che un ente pubblico, multinazionale, che si occupa della fornitura dell'acqua e sicuramente ha le risorse per affrontare le emergenze, non si curi di un angolo dimenticato nel cuore del Borgo di Taranto.

Quando si parla di Taranto, si pensa spesso al suo glorioso passato, alla culla della Magna Grecia, al futuro del turismo e alle potenzialità ancora inespresse di una città millenaria. Tuttavia, capita che la realtà quotidiana si manifesti in modo ben diverso, soprattutto quando ci si imbatte in simboli tangibili del degrado urbano, come il muro fatiscente di Via Oberdan, quasi all’angolo con Via Crispi.

È proprio lì che la storia della città si intreccia, suo malgrado, con quella dell’abbandono e dell’incuria. Le origini: un patto tra Comune e Acquedotto Pugliese

Per comprendere le radici di questa situazione dobbiamo tornare indietro nel tempo, alla fine degli anni ’40 del Novecento. In quel periodo l’Acquedotto Pugliese individuò proprio quell’angolo di città per costruire la sua sede tarantina, completa di uffici, deposito mezzi e palazzina per i dipendenti. Si trattò di un vero e proprio baratto con il Comune: la cessione dell’area in cambio della costruzione, in Piazza Ebalia, della celebre “Fontana dei quattro venti”.

 Il degrado e l’abbandono

Col passare degli anni, la sede dell’Acquedotto si è trasferita altrove – oggi in Viale Virgilio – lasciando dietro di sé un complesso abbandonato. Le immagini parlano chiaro: il deposito mezzi versa in condizioni critiche, con il tetto crollato e le tegole cadute anche sugli altri manufatti.

Un destino, purtroppo, condiviso da molti edifici pubblici della città, come gli ex uffici INPS di Via Leonida, lasciati al loro destino dopo il trasferimento nella nuova sede di Via Golfo del Tonno.

Le responsabilità e le promesse mancate

Un episodio significativo risale a quindici anni fa, quando un gruppo di cittadini, esasperato dal degrado dell’area compresa tra le vie Oberdan, Crispi, Dante e Regina Elena, si rivolse agli organi di informazione per chiedere un intervento. La risposta del Comune, allora guidato dalla sindaca Rossana Di Bello, fu chiara: l’area è di proprietà dell’Acquedotto Pugliese, non del Comune. Tuttavia, l’amministrazione si riservava di sollecitare una bonifica da parte dell’ente proprietario e non escludeva, in futuro, di abbattere il muro, previa soluzione del problema del terrapieno che il muro stesso contiene. Ad oggi, però, nulla sembra essere cambiato.


Un problema che si trascina

Le lamentele dei residenti, raccolte allora come oggi, si sono perse nei meandri della burocrazia e della memoria collettiva. Resta la testimonianza di un angolo di città dimenticato, simbolo di come troppo spesso gli enti pubblici trattino il territorio urbano come un semplice oggetto usa e getta, lasciando che l’incuria e il tempo facciano il loro corso.

Una speranza per il futuro: Bitetti ci sei?

Nonostante tutto, i cittadini del Borgo non smettono di sperare che qualcosa possa finalmente cambiare. Perché Taranto, la “bella città”, non può più tollerare questo utilizzo scorretto degli spazi urbani. Forse è giunta l’ora che qualcuno torni a guardare davvero quel muro di Via Oberdan, con la volontà di restituire dignità e decoro a una città che merita ben altro destino. O no?

 

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