Raid su Gaza, tornano le bombe
Non era impensabile che accadesse e infatti è accaduto.
di Alessandro trocino
Non sappiamo se tecnicamente si può parlare di ripresa
stabile della guerra, ma certo il cessate il fuoco è stato provvisoriamente
seppellito da una nuova pioggia di bombe, da diversi raid e dai caccia
israeliani in volo su Gaza City.
Non è una buona notizia, ma come si diceva le probabilità di
una rottura della tregua erano elevate, se non altro perché il famoso piano di
Donald Trump non imponeva subito la presenza di una forza internazionale che
impedisse il ritorno di Hamas e ripristinasse condizioni minime di ordine. I
miliziani, evidentemente, hanno ancora la forza di lanciare provocazioni e
attacchi, ai quali il governo di Netanyahu, come ci ha abituato in questi anni,
risponde con un uso massiccio e sproporzionato della forza.
E dunque tocca ricominciare a contare i morti. Non solo
terroristi, ma anche civili, che hanno la sfortuna di vivere in questa terra
martoriata. Si parla di Gaza, ma anche di Orbán, Salvini, Putin,
Nordio, Crosetto, Ranucci, e, naturalmente, di Donald Trump.
Cominciamo da qui questa Prima Ora di mercoledì 29
ottobre che vi guida tra le notizie più importanti della giornata.
Gaza, tornano le bombe
L'innesco è stato uno scontro, pare neanche così virulento,
tra armati di Hamas e soldati israeliani nella periferia di Rafah. Da
Hamas sarebbe partito un missile anticarro, al quale è arrivata una risposta di
artiglieria. Entrambe le parti si sono addossate le responsabilità, fatto sta
che quello che poteva essere un episodio è diventato la scintilla per una
ripresa dei bombardamenti. In serata, secondo Al Jazeera, si contavano
almeno 17 vittime e 50 feriti.
A spingere Benjamin Netanyahu a ricominciare con i raid è
stata anche la beffa dell'ultimo cadavere di ostaggio restituito. Non solo
si è scoperto che si trattava di altri resti di un corpo già tornato in
possesso di Israele, ma i droni hanno ripreso i militanti di Hamas mentre
scavavano una fossa per infilare un sacco bianco che era stato portato fuori da
una casa, per poi disseppellirlo, fingendo un ritrovamento. La battaglia sui
corpi è uno dei lasciti più tristi delle guerre. Israele aspetta ancora la restituzione
dei resti di Eli Cohen, spia israeliana impiccata a Damasco nel lontano
1965.
Il corrispondente Davide Frattini spiega che già
dopo questo affronto Netanyahu aveva sondato agenti della Cia per chiedere
il via libera americano a una risposta. Ma è stato lo scontro successivo a
indurlo a reagire, mentre negli States era piena notte. Del resto il segretario
di Stato Marco Rubio aveva spiegato, prima di ripartire da Israele,
che le truppe sul terreno «potevano aprire il fuoco se si sentivano
minacciate», senza dover consultare gli americani. Un raid non solo d'istinto,
visto che ministri fanatici e messianici spingono per l’occupazione della
Striscia e per la «vittoria totale». Non c'è più il ricatto degli
ostaggi a frenare le rappresaglie: l'unico che può farlo è Trump. Il
quale, scrive Frattini, «ha promesso ai Paesi arabi — soprattutto i regni
del Golfo con cui si prepara a firmare contratti miliardari — che il conflitto
non sarebbe ripreso».Non a caso, in serata, JD Vance parla di «scaramucce»
e assicura che «il cessate il fuoco resisterà».
Corriere della Sera

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