Una giornata di ordinaria follia

 


Storia di Tom: cronaca di un caso clinico tra equivoci e angosce familiari


In una tranquilla mattina di lunedì, in un anonimo quartiere di una città pugliese, Tom – nome di fantasia scelto per tutelare la privacy del protagonista – si ritrova inconsapevole protagonista di una vicenda che, per certi versi, ricorda l’assurdità e la confusione di un film di Michael Douglas, ma senza set né copioni. Questa è la storia di una giornata apparentemente comune che sfocia nell’ordinaria follia di un iter sanitario carico di errori, malintesi e inquietudini.

L’inizio: un mal di testa sospetto

Era un lunedì come tanti altri. Tom avverte un dolore intenso e localizzato su un solo lato della testa. Seguendo un gesto istintivo, come farebbe chiunque, prende un analgesico sperando che il fastidio si dissolva. Ma questa volta il dolore non passa. Complice la vicinanza della sua abitazione con un ospedale di primo soccorso – uno di quelli previsti dalla recente riforma sanitaria regionale – Tom decide di recarsi lì per un controllo.

Al pronto soccorso: il giro di vite

Presso la struttura d’emergenza, il personale sanitario decide di somministrargli una flebo contenente un medicinale, del quale Tom non conosce il nome. Poco dopo, qualcosa va storto: Tom perde conoscenza, lo shock anafilattico lo coglie all’improvviso. Durante la perdita di sensi, cade, batte la testa e, al suo risveglio, si ritrova con un vistoso ematoma nella zona occipitale, sul retro del capo.

Il mistero dell’ematoma e la spirale dell’ansia

Naturalmente preoccupato, Tom chiede spiegazioni ai sanitari sull’origine dell’ematoma. Le risposte però sono fumose e contraddittorie: “Forse ha sbattuto la testa contro il bordo della barella”, suggerisce qualcuno. Tom, lucido nonostante la situazione, replica che se così fosse l’impatto sarebbe avvenuto sulla nuca e non sulla parte posteriore del capo. Invece di chiarire, il dubbio si infittisce.

Diagnosi e comunicazioni fuorvianti

Forse suggestionati dalle stesse osservazioni di Tom, i medici di primo soccorso ipotizzano una possibile emorragia cerebrale. La notizia, con tutto il suo carico di ansia, viene comunicata anche ai familiari, scatenando panico e preoccupazione. Tom, però, non può rendersene conto: viene sedato e indotto in coma farmacologico per tre lunghi giorni.

La famiglia tra angoscia e speranza

La famiglia di Tom vive giorni di autentica angoscia. Uno dei figli si reca in ospedale, sconvolto e impotente di fronte a una situazione che sembra sfuggire al controllo. Ma come si dice in Puglia, “Dio manda il freddo secondo i panni”: un amico medico, mosso da umana compassione, si offre di consultare la cartella clinica di Tom. Il verdetto è sorprendente: nessuna patologia, nessuna emorragia. Tom ha trascorso quasi una settimana in rianimazione a seguito di un mal di testa, tra paure inutili e stress per tutta la famiglia.

Una riflessione sulla sanità e sull’ordinario che diventa straordinario

La vicenda di Tom mette in luce quanto la routine sanitaria possa trasformarsi, per una serie di errori e incomprensioni, in un incubo collettivo. In un’Italia in cui spesso “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, una semplice cefalea si trasforma in un caso clinico complesso, tra flebo dagli effetti imprevedibili, diagnosi approssimative e comunicazioni confuse con i familiari. Alla fine, tutto si risolve senza danni permanenti, ma con la consapevolezza che anche una giornata di ordinaria follia può lasciare il segno.

di Roberto De Giorgi

 



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