Referendum - La criminale e blasfema propaganda per il no di Renzi e dei suoi amici petrolieri


Sornione e spocchioso come sempre il presidente del Consiglio interviene a favore del no al referendum: “Leggete il quesito, questo non è un referendum ‘no triv’ è un referendum no spreco. Io considero uno spreco” fermare le trivelle in funzione, significa “bloccarle perché noi quel gas o petrolio vogliamo lasciarlo lì ai croati” per andare a prenderlo “in Russia o Arabia Saudita”
La mistificazione continua. Continuare a dire che il referendum è contro le trivellazioni è una sorta di criminale e blasfema bugia propalata per imbrogliare gli elettori. Non si vuole bloccare le trivellazioni in mare, non si vuole bloccare l’estrazione del petrolio, ma solo di quelle sacrosante 21 stazioni residue entro le 12 miglia, la cui estrazione è già proibita per legge solo che Renzi ha disposto una proroga per queste famigerate che sono già in funzione e vi restano fino a esaurimento della falda gassosa o petrolifera. Una sorta di beffa che rientra nel comune dire: “fatta la legge, trovato…”
Sul tema del non accorpamento al voto amministrativo Renzi si appella alla legge che lo vieta. Intanto non esiste una legge che espressamente vieti, ma una disposizione di Alfano che si rifà a difficoltà logistiche tra due differenti tipologie di seggio elettorale che potrebbero essere risolte con una legge election day. Quindi un non problema posto come problema alla faccia del semplificatore. Che ovviamente da “buon democratico” afferma che “300 milioni di euro, pensate a quanti posti negli asili le regioni avrebbero potuto fare”. Quindi da un lato si mistifica e dall’altro si tirano le conseguenze con una operazione squallida.  Noi restiamo con la scienza e….
Trivelle, scienziati di “Energia per l’Italia” stanno con il ‘sì’

Il referendum ha certamente un significato politico perché contesta una strategia che ignora lo stato di degrado e di pericolo in cui si trova il pianeta”. Il gruppo di scienziati di Energia per l’Italia” sostiene così il sì al referendum sulle trivelle del 17 aprile. Il motivo è presto detto: estraendo oltre un quinto dei combustibili fossili che si trovano nel sottosuolo, l’aumento di temperatura supererà i due centigradi, la soglia che unanimemente è stata riconosciuta come un limite invalicabile nella conferenza di Parigi. “Ecco, perché non è giusto estrarre gas ed è invece giusto investire sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili“. Dunque “sostenere il sì significa anche definire gli indirizzi strategici della politica industriale del Paese. Il principale risultato atteso è la conversione delle aziende del settore oil&gas verso le nuove tecnologie”.
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