Lettera a Eugenio Scalfari - di Carlo Forin


Caro Eugenio Scalfari,                         
La Repubblica è il giornale che leggo ogni giorno. Esiste grazie a te. Tu hai dato la sua proprietà a Carlo De Benedetti, che ti ama come suo opinionista.
Penso che tu sia libero di dire quel che ti pare. Io ti chiedo aiuto.
La giornata di ieri, 21 marzo, ci ha dato: “Insieme per fermare tutte le mafie”. Da Messina a Bolzano, più di 350mila persone all’iniziativa promossa da Libera in memoria delle vittime dei clan. Sindaci, studenti, magistrati e 1.600 associazioni. “Subito la legge per confiscare i beni anche ai corrotti”.
Don Ciotti: “Nelle piazze il grido di un Paese schiacciato ma deciso a scegliere la legalità”.
Alessandra Ziniti ha chiesto a don Ciotti: E’ vero che ha intenzione di cambiare nome a Libera? –Assolutamente no. Tutt’al più potremmo aggiungere qualcosa al sottotitolo. Non più solo “contro” le mafie ma anche per qualcosa. Qualcosa che dica no all’inganno della memoria di circostanza e che indichi l’impegno a realizzare gli ideali per cui le vittime delle mafie sono vissuti. Per non dimenticare mai che sono tutti morti per la democrazia, per la libertà di tutti noi. Pag.18
                                                                       *
Io ho apprezzato i tuoi articoli di metà estate a favore della nostra Costituzione contro la trasformazione iniziata da Matteo Renzi. Avrei piacere se tu offrissi a Libera il qualcosa a sottotitolo. Non lo faccio più direttamente, perché sono stanco di ripetere loro invano quanto segue:
Io ho una forma mentis sociologica. Perciò non sono nel cuore dell’ordine giuridico; forse, per questo motivo non capisco il totale silenzio legislativo permanente davanti all’articolo 49: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Da uomo del popolo io aspetto dalla nascita (1 giugno 1948) l’attuazione di questa direttiva costituzionale in vigore ad ogni effetto dal 2 giugno 1948: diritto di associazione, associazione sindacale pubblica, partiti disciplinati dalla legge.
In altre parole, il Paese può essere ‘smafiato’ se la legislazione alza la testa e dà modo ai cittadini di costituire associazioni disciplinate da una legge generale sul diritto associativo – che sanzionerà come illegale ogni insieme non regolato da uno statuto democratico (dunque il mafioso diventa incarcerabile ipso facto)-, se ogni sindacato riceva una disciplina come associazione collettiva (correggendo l’articolo 39 della Costituzione) e se i partiti verranno disciplinati dalla legge, che Nicolò Machiavelli redivivo ci chiederebbe stupito: non l’avete e dite di essere miei successori?
Mi auguro che tu mi prenda sul serio e ti saluto,

Carlo Forin
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