Peperoncino, un bicchiere di vino e solo cibi fatti in casa
La ricetta dell’abruzzese nonna Cesira per vivere felici a 95 anni
di Domenico
Logozzo *
MONTESILVANO (Pescara) - Per vivere a lungo e per
vivere bene, c’è chi ha una ricetta molto semplice. Vale la pena prendere buona
nota, visto che chi la suggerisce la sta effettivamente sperimentando con
ottimi risultati. E’ una nonnina abruzzese che abbiamo incontrato sulla Strada
Parco Pescara – Montesilvano. A ottobre spegnerà 96 candeline. Qual è l’elisir
di lunga vita? “La buona alimentazione.
Innanzitutto sulla mia tavola non mancano mai il peperoncino e un bicchiere di
vino.
Solo cibi genuini. Tutto fatto con le proprie mani. Come una volta. Dai
ravioli alla pasta. Tutto fatto in casa. E poi condurre una vita serena,
pensare al bene, fare del bene e non occuparsi dei fatti degli altri”. Così
nonna Cesira Cirone, nata nell’ottobre del 1920 a Farindola, in provincia di
Pescara, risponde ad una signora che le chiede quanti anni ha, si congratula
per vederla così arzilla e vuole poi sapere qual è il segreto per arrivare
vicini ad un secolo di vita in buona salute.
La nonnina l’avevamo vista tantissime volte sulla
Strada Parco. Non immaginavamo però che avesse tanti anni… Le diciamo: “Complimenti,
è proprio una ragazza!”. E lei: “Sono stata una ragazza, ma tanti, proprio
tanti anni fa sono stata una ragazza…”. E’ simpaticissima. Lucida. Aperta al
dialogo. “Mi piace parlare con le persone. E’ bello incontrarsi”. Si siede
sulla panchina. “Mi riposo un po’”. Il cane accanto. Lo accarezza
continuamente. Con amore. “Charles, il mio amico cane di sei anni e mezzo, è la
mia forza, è la mia sicurezza”. Lo bacia. “Mi fa compagnia e mi aiuta tanto, mi
spinge ad uscire, mi fa camminare tanto. E camminare fa bene alla salute”.
E’ un’assidua frequentatrice della Strada Parco. “Sì,
qui cammino molto. Vengo spesso. Abito vicino”. Ci sediamo. Parliamo un po’ di
tutto. A partire dai drammatici fatti di questi giorni. “Ma perché fanno tutto
questo? Perché provocano tutte queste vittime? Ma cosa hanno in testa? Sono
preoccupata. Sono molto preoccupata.
Io non guardo più la tv. Quelle immagini
mi fanno paura. Non mi fanno dormire la notte. Mi creano agitazione. No, no, basta
con tutte queste pazzie… Perché non si torna ad essere buoni?” E mentre parla,
si vede arrivare sulla Strada Parco una macchina. Dice: “Forse è della
polizia…” Ci passa davanti e diciamo alla nonnina: “No. Purtroppo è un
automobilista che non rispetta il divieto di transito”. E lei: “Ma qui passano
oramai tutti…”. E noi: “Vogliono far passare il bus…” Ci guarda. Fa subito un
netto cenno di disapprovazione, muovendo insieme la testa e il dito indice. “No,
non deve passare il bus”. E’ un no deciso. “Stiamo bene così. Hanno fatto
proprio bene a recuperare questo tracciato dove una volta passava il treno…”. Il
sole, il cielo azzurrissimo, profumi di primavera. Prezioso polmone verde tra
Pescara e Montesilvano. Da salvaguardare. “E’ proprio bello, come si sta bene…”
dice la nonnina.
Una strada che in pratica è “una piazza lunga sette
chilometri, da Pescara a Montesilvano”, come tanti anni fa avevamo sottolineato
in una inchiesta televisiva andata in onda sul Tgr Abruzzo. Qui ci si incontra,
si fanno nuove amicizie, si socializza. “Sono nata a Farindola, dove torno
spesso e dove tutti mi conoscono. Ma anche qui a Montesilvano ho tantissimi
amici. Ci incontriamo spesso su questa strada, dove ho conosciuto anche tante
altre persone che mi vogliono bene”. Nonna Cesira parla con entusiasmo del suo
paese: “C’è un buon formaggio. C’è aria buona. Ottimi pascoli! Ci ritornerei a
vivere. Mio figlio non vuole che vada a stare da sola, non vuole che rimanga
sola soprattutto la notte. Mi vuole qui a Montesilvano, vicina a lui”. Parla
con orgoglio del figlio: “Luciano si è laureato in ingegneria alla Sorbona”.
Nonna Cesira ricorda gli anni della grande emigrazione. “Anni difficili. Non
avevamo niente, ma a noi giovani bastava poco per essere veramente felici. Oggi
purtroppo vedo che non è più così. Troppi ragazzi non si accontentano di quello
che hanno, che è proprio tanto! Non li capisco…”. Il marito era partito da
Farindola negli anni Cinquanta. “Era andato in Francia. Io l’ho raggiunto con
tutta la famiglia nel 1960. Siamo stati 24 anni a Parigi. Vivevamo in una zona
centrale. Mio marito lavorava in fabbrica, io in una lavanderia industriale. Passavo
ogni giorno vicino alla Torre Eiffel. Poi siamo tornati in Abruzzo”.
E mentre parla continua ad accarezzare Charles. “E’
dolcissimo. I cani una volta adottati bisogna tenerli bene. Era piccolo così, quanto
il pugno della mia mano, quando l’ho preso. L’ho cresciuto come un figlio. E’
molto affezionato a me. E fa la guardia attentamente. Una volta una mia amica a
Farindola si è avvicinata per abbracciarmi. Charlie si è messo subito in mezzo.
Per difendermi”. Massima cura dei cani, rispetto dell’ambiente. La nonnina
critica chi porta a spasso i cani e non ha con sé la paletta e la busta per
raccogliere gli escrementi. “Vede, io la busta ce l’ho in tasca”. E la tira
fuori. “Non capisco perché non fanno tutti come me…”.
Si alza. “Non voglio rimanere tanto a lungo ferma.
Buon pomeriggio. Andiamo Charles…” Nonna Cesira e il fedele cagnolino
riprendono insieme, felici, il lungo cammino d’amore e d’amicizia.
*già
Caporedattore TGR Rai



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