Taranto - Circolo Peppino Impastato su Gepin e nuovo call center


Da qualche giorno si parla della possibile apertura a Taranto di un nuovo call center. La proposta, avanzata dal gruppo Gepin, attende un parere degli uffici comunali sulla collocazione della struttura. In una recente intervista l’assessore Francesco Cosa ha dichiarato che si tratta di un ottima iniziativa in quanto comporterebbe un aumento dei livelli occupazionali, che si otterrebbero con il favore degli incentivi europei e quelli previsti dalle norme del jobs act. 

Tuttavia il condizionale è d’obbligo; cosa potrebbe accadere ai lavoratori assunti al termine del triennio quando gli incentivi saranno finiti? Inoltre c’è da considerare che la Gepin, nel suo recente passato, annovera una serie di fallimenti ancora poco chiari, che gettano un’ombra sul suo arrivo a Taranto.  Arrivo che andrebbe senz’altro salutato come una buona notizia, se nel frattempo intorno a questo gruppo non si fossero sviluppate una serie di vicende che dovrebbero consigliare un atteggiamento più cauto. 

La più rilevante di queste riguarda la Getek, società del gruppo Gepin dichiarata fallita nel 2012: per questa vicenda sono al momento sotto inchiesta i principali dirigenti della società con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Secondo gli inquirenti, il vertice di Getek-Gepin nel corso degli anni si sarebbe reso protagonista di numerose variazioni societarie, cambi di sede, modifiche alle denominazioni sociali; prima del fallimento, le attività di Getek sarebbero state trasferite a Gepin, lasciando “in pancia” della prima numerosi debiti, fra cui circa svariati milioni di Euro nei confronti del fisco. Queste operazioni hanno portato, sul piano occupazionale, all’apertura di reiterate procedure di cassa Integrazione e mobilità. Di recente, dopo la perdita della commessa da parte di Poste Italiane, Gepin, nella sede di Casavatore, ha avviato procedure di esubero per 450 lavoratori.

Di fronte a questa situazione sarebbe opportuno fermarsi a riflettere. A Taranto la situazione dei call center è già abbastanza complicata: da una parte, la cosiddetta “clausola sociale” ottenuta a seguito delle lotte dei lavoratori, si sta rivelando inefficace contro la concorrenza al massimo ribasso effettuata da operatori italiani e stranieri; dall’altra, continuano a proliferare call center abusivi, che sfruttano i lavoratori per pochi spiccioli. In questo contesto non si sente per niente il bisogno di imprese interessate a promuovere operazioni economiche spregiudicate sulla pelle dei lavoratori.
Alla luce di quanto sopra si ritiene fondamentale il ruolo della giunta comunale, che dovendo avere a cuore la condizione sociale dei suoi cittadini, ha il dovere di vigilare su possibili speculazioni finanziarie, onde evitare come già accaduto che altre commesse, vedi commessa per il recupero credito delle contravvenzioni elevate dalla Polizia Municipale di Taranto (affidata al call center di Poste Italiane), siano delocalizzate all’estero.
La Giunta comunale farebbe bene a intavolare un confronto serrato con Gepin, coinvolgendo il Consiglio e i rappresentanti dei lavoratori, perché tutte le perplessità intorno alle intenzioni della società possano trovare riscontri. Siamo invece costretti a constatare la completa mancanza di trasparenza da parte della Giunta: tutto avviene nelle “segrete stanze”, lontano dalla possibilità di verifica dei cittadini e dei lavoratori.
Chiediamo che sulla vicenda Gepin venga convocato un Consiglio Comunale monotematico aperto al pubblico. La nostra comunità è stanca di essere presa in giro: ha diritto di sapere e di decidere sul suo futuro!           


Circolo Peppino Impastato Taranto
Partito della Rifondazione Comunista
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