Io sono la porta di Carlo Forin
Io sono la porta.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 10, 7-8-9.
Allora Gesù disse loro di
nuovo: -In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti
coloro che sono venuti prima di me sono ladri o briganti; ma le pecore non li hanno
ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà
e uscirà e troverà pascolo. […]-.
È presente ed aperta a tutti
la porta della vita eterna.
Ecco, sto alla porta e
busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui,
cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul
mio trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Ap 3,
21-22.
È apocalisse che Gesù stia a
bussare sulla porta (dunque che sia la porta stessa), che può essere
attraversata per uscirne salvi e non si apra! Questo spiega la sua preghiera
Io prego per
loro; non prego per il mondo [nds], ma per coloro che mi hai dato,
perché sono tuoi[1].
Non prega
per il mondo perché non è del mondo, ma la porta del Cielo.
It. ‘porta’
è dal verbo lat. portare [porta+re = passaggio+cammino], sum. hp. bur-ta, ‘luogo/naturata’ della
conoscenza attivabur, atteso:
bu (-bu) –i
n., knowledge,
awareness; shoot, scion, offspring (Akk., edutu,
nipru).
Bur, vel
buru, è il ‘contenitore’:
buru2, bur(2)
n., burin; thread; envelope, container; a palm product [BUR2
archaic frequency].
v., to open, loosen, free; to spread
out (a garment); to dissolve; to break (a spell); to interpret (a dream); to
release, put at someone’s disposal; to dispose of; to pay (with –ta-); to knap, flake off (flint); to
tear out; to dispoil (reduplication class; cf., bar, bur12) (cf., bar
and bara3 for similar
semantics)[3].
Uruburu è il
‘serpente che si morde la coda’ medievale, e fu stato la connessione possibile
tra due città, sum. uru, per mezzo di b, vel bu, conoscenza, del cielo ub[4].

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