“Avanti Taranto, questa è la battaglia per non morire”. Riflessione di Gianni Liviano
Cos'altro può succedere
ancora? Cos'altro deve succedere a Taranto, antica capitale della Magna Grecia,
e oggi capitale del nulla, icona del fallimento di un modello economico e
comunitario. Caso emblematico di un percorso di sviluppo che, rinunciando a costruire
attraverso un processo endogeno di lungo periodo, un suo rapporto col mercato e
affidandosi all'intervento pubblico come artefice del decollo industriale, si
trova ora, dopo alterne vicende, ad ignorare ciò che sarà del proprio futuro.
Siamo
una città malata dove si fa fatica a comprendere il confine tra quando la
popolazione è solo vittima di scelte nefaste altrui e quando invece la
superficialità e l'atavica indolenza, rendono il popolo tarantino complice, o
addirittura artefice, del proprio destino.
Siamo
una città triste, dove basta osservare i volti delle persone per le strade, nei
mercati, nei bus o negli uffici per avere contezza della fatica a recuperare
voglia di sorridere, di gioire, di volersi bene.
Siamo
una città dove la sofferenza spesso si traduce in cattiveria e i bisogni, anche
primari, valorizzano l'arte dell'autoreferenzialità rallentando, e talvolta
spezzando, ogni vincolo comunitario.
A
Taranto non c'è più comunità. Siamo una città capace di romperci in ogni
frangente in mille percorsi l'un contro l'altro armati. La dimensione
solidaristica tra attori economici, sociali e politici si è da tempo smarrita.
Il populismo, intriso di slogan, privo di capacità di analisi e vuoto di
proposte, trova da tempo terreno fertile in molti settori.
Che
fa la politica? Quella buona, quella onesta, quella che ragiona con senso di
responsabilità, quella che ha a cuore il bene comune e che vorrebbe valorizzare
le migliori competenze, viene sempre relegata ad un ruolo marginale, a destra,
a sinistra e in ogni dove.
Da
tempo a decidere le sorti di Taranto c'è un circo Barnum di mediocri comparse,
di icone del nulla, di prezzolati cortigiani.
Dov'è
il sindaco? Dove sono i parlamentari locali? Cos'hanno fatto per evitare le
sottrazioni di soprintendenza, corte d'appello, banca d'Italia, corsi
universitari, tanto per elencarne solo alcuni. Tutti: dalla Finocchiaro, la cui
candidatura a Taranto rimane un incomprensibile mistero, agli altri, a quelli
di cui non si è mai udito voce, finanche a chi continua ad occupare posizione
di potere con i suoi delfini carichi di tessere, ma privi di idee.
E'
questa la confusa e smarrita Taranto che si appresta, ad accogliere gli oltre
800 milioni di euro del tavolo Cis. A che serviranno questi soldi, posto che
arrivino veramente, se non sono strumentali ad un progetto di futuro, ad una
visione di sviluppo? Il rischio è che ancora una volta, nella completa assenza
di un piano strategico, di un'idea della città che sarà per esempio nel 2025,
questi soldi facciano il paio con gli innumerevoli finanziamenti arrivati negli
anni grazie al CIPE, che sono riusciti solo a soddisfare le aspettative di
imprenditori affamati o della malavita organizzata, ma che non hanno giovato
allo sviluppo della città. Quelli che rappresentano Taranto al tavolo Cis sono
le stesse persone che ne hanno sancito il fallimento. Cosa potrà arrivare mai
di buono da queste persone che cosa miseramente hanno governato Taranto?
Questi
soldi arriveranno in una città in cui la ndrangheta, secondo le recenti
affermazioni dell'ON. Bindi, presidente della commissione parlamentare
antimafia, si sta riorganizzando con forza, in cui non assenti sono stati in
questi anni, secondo la dia di lecce, i rapporti tra malavita organizzata e
pezzi dell'amministrazione comunale, e in cui si ricomincia a sparare, e ad
uccidere per strada.
Questi
soldi arriveranno in una città in cui non è lecito neanche sapere con certezza
i dati delle fonti inquinati ed oggi si scopre che la diossina presente in
città, ha raggiunto livelli inenarrabili, facendo il paio solo con la Seveso di
qualche anno fa.
Non
possiamo andare più avanti così. A nessuno è più consentito prenderci in giro, né
a Roma, né altrove..
Taranto
è anche una città ricca di persone serie, intellettualmente oneste, capaci
Queste persone ora devono reagire. E' il momento della mobilitazione. E' il
momento della responsabilità, è il momento dell'unità tra le persone
appassionate di bene comune. Tutti facciamo un passo avanti. Non hanno piu'
senso le mani pulite di tanti se rimangono in tasca. Il momento di incontro non
può essere la mera distribuzione di potere, come a Taranto è successo nel caso
delle elezioni provinciali. Lo spartiacque, e il momento di incontro sono
rappresentate dal senso di responsabilità e dalla passione per il bene comune,
dalla condivisione nella costruzione di un progetto di futuro, nella
realizzazione del quale la comunità non può essere bai passata. Avanti Taranto,
questa è la battaglia per non morire.

Commenti
Posta un commento
Commenti non moderati comportarsi civilmente