Liberi
di Carlo Forin
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Gesù rispose: «In
verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del
peccato.
Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre;
se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. Gv., 8, 35-36.
Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre;
se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. Gv., 8, 35-36.
Liberi
possono essere i discendenti di Abramo e non satan-captivi.
Poiché
BIL.KI.LIB BA è ‘il doppio circolo del Cielo e della Terra’ per i Zumeri, è
apocalisse poter esser liberi, in grazia della conversione che possiamo vivere
in Gesù, e rimaner schiavi del peccato. È un’alternativa sempre aperta ad ogni
umano. Fino all’ultimo respiro.
Poi,
i due mondi si spaccano: sopra i liberi, sotto gli schiavi in eterno!
Il libro ingoiato.
Poi la voce che avevo
udito in cielo, mi parlò di nuovo: -Và e prendi il libro aperto dalla mano
dell’angelo che sta ritto sul mare e sulla terra-. Allora mi avvicinai
all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: -Prendilo e
divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca sarà dolce come il
miele-. Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai, in bocca
lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle
viscere tutta l’amarezza. Allora mi fu detto: -Devi profetizzare ancora su
molti popoli, nazioni e re-. Ap 10, 8-11
Chi
commette peccato è schiavo del peccato, cioè vede il mondo come Pape Satàn
Aleppe in –Omaggio alla cultura della leggerezza-[1]. È una eco del disastro!
Il
libriccino ingoiato è dolce come il miele, mel,
me di El, ‘parola di Dio’, in bocca, ka.bu, ‘anima. conoscenza’. Si tratta di
aprire la bocca:
ka…ba
to open the mouth; to speak, talk; to converse;
used when speaking to social inferiors – the belittle (cf., gu3…sum) (‘mouth’+ ‘to give’)[2].
Il dialettale bacar mostra
l’eloquio, che un hp.: ka…bu promette in bu.ka, bucca, bocca.
Ed è un clamore!
kalama, kalam [UN]
the land (of Sumer); nation (of Sumerians) (kal, ‘excellent’, + eme, ‘speech, speaking’ ?) [KALAM
archaic frequency)[3].
Un clamor, che discende dalla lettura circolare klam da kalam (ur,
‘base’).

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