Taranto - Felice chi è diverso Workshop di scrittura e drammatizzazione e cineforum LGBT


Venerdì 4 marzo, presso la sede dell’Associazione Culturale Hermes Academy Onlus e di Arcigay Taranto in Via Pupino #90, alle ore 18.00 si terrà il workshop di scrittura e drammatizzazione “Voce del verbo essere”, a cura dell’attore e scrittore Luigi Pignatelli. la partecipazione è libera e gratuita, ma occorre prenotare al +39 388 874 6670. Gradito un contributo libero, per sostenere una parte dei costi dei pullman organizzati per raggiungere Roma il 5 marzo p.v.
In serata la stessa struttura ospita un nuovo appuntamento con Cineforum a tematica LGBT, anch’esso finalizzato alla raccolta fondi. A partire dalle ore 21.00 verrà proiettato “Felice chi è diverso, film documentario del 2014, diretto da Gianni Amelio. Nel film si alternano 20 interviste ad anziani uomini provenienti da ogni parte dItalia e appartenenti a ogni classe sociale, che rimangono anonimi fino ai titoli di coda, e che raccontano ciascuno gli episodi più significativi della giovinezza in relazione alla propria omosessualità. Le interviste sono alternate a frammenti di documentari, film, programmi televisivi prodotti in Italia tra gli anni quaranta e gli anni settanta. Il titolo è tratto da un verso del poeta Sandro Penna, citato dallattore Paolo Poli, che compare nel documentario come uno degli intervistati. Il film è stato presentato nella sezione Panorama al Festival Internazionale del Cinema di Berlino del 2014, ed è stato diffuso nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 6 marzo dello stesso anno.
La partecipazione alla proiezione è libera e gratuita. Occorre, però, prenotare al +39 388 874 6670.

A seguire, la recensione di Gabriele Nola. Attraverso le parole dei giornali e le immagini di repertorio della televisione, viene raccontata la battaglia combattuta contro lomosessualità in Italia nella seconda metà del Novecento. Finita la repressione e il silenzio totale sulla questione degli anni fascisti, il paese scopre tutto insieme la presenza e la vita degli omosessuali, in una continua condanna che quando non prendeva la forma dellattacco diretto o dellinsulto palese, era sottilmente indagata come la più infamante delle condizioni, la più deprecabile delle depravazioni umane. Laccettazione sociale dellamore omosessuale e la sua normalizzazione sono una questione lessicale irrisolta per Gianni Amelio. È questa la prima e più importante intuizione sottesa a tutto quel che Felice chi è diverso costruisce, lassunto che fonda unimpalcatura costituita da circa 20 interviste a 19 anziani omosessuali che ricordano la loro vita e (in un chiusura) ad un adolescente che non conosce che la situazione odierna. Parte quindi dalle parole ma finisce anche alle parole questo documentario che celebra non la diversità dal normale (come spesso viene identificata lomosessualità) ma la diversità in quanto tale, anche allinterno della singola categoria (che è poi il senso della poesia di Sandro Penna da cui il titolo è tratto). Sebbene Felice chi è diverso non vada per nulla leggero nel raccontare gli abissi di ignoranza che hanno caratterizzato la propaganda omofobica negli anni trattati, il documentario vive soprattutto di momenti sorprendenti in cui molti intervistati si dicono comunque nostalgici del passato. Chi per pudore, chi per leccitazione del proibito, chi per la varietà delle categorizzazioni che prendevano la forma dei diversi epiteti regionali e che la parola gay ha appiattito come se tutto fosse la stessa cosa. Nessuno è uguale a nessun altro in questo racconto fatto solo da omosessuali, nessun esperienza si somiglia, nessun opinione concorda. Mettendo in primo piano titoli di giornale, assurdità lessicali, follie giornalistiche (come il reportage investigativo sulla prostituzione maschile o le interviste canzonatorie in rima) fino alle gag più innocenti che nascondevano comunque una lettura repressiva del fenomeno, Amelio agita lo specchietto dellindignazione facile, ma sembra che il vero obiettivo di questo documentario sia di far strisciare dietro alle immagini e riuscire a permeare ogni racconto di quel senso di gioia delle differenze che è la base della tolleranza in generale. Non cera di sicuro bisogno di un nuovo documentario sulla vita omosessuale, di certo ce nera di uno come questo, che riporta alla luce un clamoroso rimosso collettivo e affronta la questione da un punto di vista tra i meno comuni, per cercare di superare uniformità di sguardo e percezione e rendere la complessità di un mondo.
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