Taranto - Su ferrivecchi che occupano il ponte una risposta c'è: la legge che salva tutti


La situazione del Ponte girevole occupato dai “ferrivecchi” è cosa che attraversa quasi per intero la gestione Stefàno, compresa quella degli irriducibili disoccupati legati ai Cobas che volevano fare il porta a porta salendo i condomini del centro storico.

Quest’ultima è una sui generis modalità di gestione del rifiuto e l'uso del Comune come ufficio di Collocamento, ma la prima, ahinoi, si scontra con il semplice fatto che la gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse ed è disciplinata dalla normativa comunitaria e nazionale e questo per assicurare un’elevata protezione dell’ambiente e controlli efficaci.  Presupposto inderogabile sono, per i privati e per quelli pubblici (che godono di un regime di favore) il possesso delle previste (obbligatorie) autorizzazioni/iscrizioni e lo svolgimento di parimenti obbligatori incombenti amministrativi di cui agli artt. 190, 193, 212 del codice ambientale (d.lgs 3 aprile 2006 n.152 che ha nome Norme in materia ambientale).
  
 Nella formazione del rifiuto intervengono vari soggetti produttori, ma nel momento in cui tale rifiuto è sulla pubblica via: cassonetto o portone che sia, diventa di proprietà pubblica e deve essere gestito secondo le norme di cui sopra.  Alberto Pierobon dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema, ripropone le indicazioni della Direzione del Ministero dell’Ambiente rispetto, pensate, alle macchinette mangia rifiuti di alcuni ipermercati. Anche in questo caso valgono gli identici problemi – autorizzazioni/iscrizioni di cui sopra. Figuriamoci per i ferrivecchi nostrani.

Mi fanno tenerezza le affermazioni di solidarietà nei confronti di questa categoria di poveracci che sbarcano il lunario con questa anomala raccolta differenziata. Come dire: situazione emergenziale, caos e illegalità. Nessuno si è mai posto il tema, e lo scrivente lo pone da anni: chi è il terminale della raccolta? Avete mai sentito parlare di ecomafia?

Una soluzione potrebbe essere proprio quella suggerita da Pierobon per i supermercati: fare convenzione con il Comune o la società d’Ambito che ha la privativa.  Questi poveracci potrebbero mettersi in società, dotarsi delle autorizzazioni/iscrizioni con tutti gli adempimenti.  In tal caso il Comune o l’Ambito potrebbe - attraverso evidenza pubblica - affidare, in accordo con l’Amiu, il servizio di raccolta dei ferri vecchi, con il doppio obiettivo, da un lato non pagare il costo di smaltimento, dall’altro ricevendo il dato dei materiali avviati al riciclo avere un riscontro sull’aumento della raccolta differenziata. Dura lex sed lex
(foto presa dal Quotidiano)





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